Eros: mistero, trascendenza e…magnetismo [seconda parte]

erosUna volta inquadrato in una prospettiva che va al di là della logica morale e biologica, è possibile finalmente cogliere, nei suoi significati ambivalenti, quello che è l’autentico mistero dell’Eros.

«Quando si desta, per attrazione “fisica”, l’impulso sessuale – spiega Julius Evola – si muovono gli strati più profondi dell’essere, strati essenzialmente elementari rispetto al semplice sentimento».

Ecco dunque il dato fondamentale: non l’attrazione corporea in sé e per sé, né astrazioni ideali di varia natura sono causa essenziale dell’attrazione erotica. Al contrario, si tratta nel primo caso di una semplice conseguenze naturale e necessaria, nella seconda di un fattore addirittura non necessario e comunque indipendente, al massimo di una sublimazione.

A rilevare nell’attrazione erotica pura è appunto l’ “essere nudo”, il principio maschile e femminile presente nella persona, una sorta di proiezione “spirituale” della persona nella sua verticalità, spogliata delle comunque influenti “sovrastrutture” fisiche o psichiche di natura “orizzontale”, terrena.

Ecco perché Evola, fedele alle tradizioni antiche, ci parla di un Eros come strumento di trascendenza dell’io, strumento per giungere all’unità superindividuale.

Guardando essenzialmente all’estremo oriente, infatti, l’autore di “Metafisica del sesso” inquadra il fenomeno come una sorta di vero e proprio “magnetismo”: «col frequentarsi anche senza contatto di individui dei due sessi si desta, nell’essere più profondo di entrambi, una speciale energia, o “fluido” immateriale, detto tsing. Questo deriva dalla polarità dello yin e dello yang […] Tale energia tsing è una specificazione della forza vitale radicale, tsri». «L’intervenire di tale stato – osserva – dà luogo ad un primo spostamento del livello abituale della coscienza individuale di veglia».

In relazione agli stati dell’essere, quindi, è indubbio che l’Eros interviene direttamente e gradualmente (da qui l’ovvia ambivalenza) sullo stato ordinario di coscienza.

Interessante in merito è la funzione sensuale che viene data allo sguardo: «La forza tsing dell’insegnamento cinese, si accende inizialmente attraverso lo sguardo, e passa a pervadere il sangue».

Così posto, l’Eros non oppone corpo e spirito e, allo stesso tempo, mette da parte il concetto razionalista per cui l’attrazione erotica sarebbe motivata da fattori puramente estetici o “sociali”. Il magnetismo, semplicemente, è o non è.

Per riassumere il concetto di yin e yang è chiaro che il riferimento a due principi opposti, corrispondenti al principio maschile ed al principio femminile, è estremamente riduttivo. Innanzitutto perché essi anche in quanto tali sono da intendere “platonicamente” come rappresentazioni dell’uomo e della donna assoluti. In secondo luogo perché essi sono più in generale il simbolo del dualismo della “creazione” o, meglio, della “manifestazione”. Un dualismo che è, dunque, opposizione e/o complementarismo (ecco il Velo di Maya) e che, in effetti, trova forse il suo mistero più evidente proprio nell’Eros, a cui non casualmente Evola attribuisce dunque significati così alti («reintegrarsi della qualità maschile pura e della qualità femminile pura»), citando peraltro il famoso mito degli androgini di Platone.

È in relazione a quanto dicevamo inizialmente e per approfondire questa potenziale “reintegrazione” che è quindi opportuno mostrare i tre stadi in cui questa attrazione può realizzarsi:  «sul piano più profondo tale attrazione è qualcosa che va al di là dell’individuo […]. Perciò non è sempre vero che la forma più volgare e animale di amore è quella in cui non si ama una donna, ma la donna»; «il livello intermedio è anche quello delle “idealizzazioni” della donna amata; è in esso che sorge l’illusione, che si ami una donna per l’una o l’altra sua qualità, mentre ciò che veramente sia ama, e che vincola, è il suo essere, il suo essere nudo»; l’ultimo livello, infine, è quello più “esteriore”, relativo all’attrazione legata maggiormente al piacere fisico (“libertinaggio”) o agli aspetti sociali (amore «borghese»).

Non è forse inopportuno qui ricordare una singolare citazione goethiana del D’Annunzio ne “Il piacere”: «Ai tempi eroici, quando gli dei e le dee amavano, il desio seguiva lo sguardo, il godimento seguiva il desio. Credi tu che la dea dell’Amore abbia a lungo meditato quando, sotto i boschetti d’Ida, Anchise un giorno le piacque?». Né lo sarebbe fare cenno ad una perfetta descrizione dell’estasi erotica: «Questa “spiritualizzazione” del gaudio carnale, causata dalla perfetta affinità dei due corpi, era forse il più saliente tra i fenomeni della loro passione […]. Tanto era la congiunzion perfetta, che l’una forma sembrava il natural complemento dell’altra».

Di tal fatta è dunque tale esperienza, sì da poter distinguere la profonda differenza tra «emozione estetica» e attrazione erotica, che non è dovuta alla fredda bellezza «statuaria» ma appunto alla «qualità yin, il demonico, l’abissale, il fascinoso».

È per questo che, descritta in maniera sufficiente la sua provenienza, resta ora da indagarne la natura, nella quale risiede appunto il suo mistero e la sua ambivalenza.

LEGGI ANCHE: L’attrazione erotica come conquista e violazione [terza parte]

LEGGI ANCHE: La “terza via” dell’Eros: oltre il materialismo e la morale [prima parte]

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2 risposte a "Eros: mistero, trascendenza e…magnetismo [seconda parte]"

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