Reppucci, “diarrea di parole e stitichezza di risultati”. La rimozione dell’ex prefetto di Catanzaro

traversa e reppucci
In primo piano, da sx, Traversa e Reppucci, ex sindaco ed ex prefetto di Catanzaro

L’ormai ex prefetto di Perugia, Antonio Reppucci, già prefetto di Catanzaro, noto a tutti (evidentemente solo presso il ministero ed il governo, suoi datori di lavoro, non ne sapevano nulla) per il suo linguaggio “sciolto” e colloquiale anche in occasione di convegni e partecipazioni importanti, viene rimosso a tempo record dal suo ruolo dal ministro dell’Interno Angelino Alfano per aver detto, durante una conferenza stampa, davanti ai vertici delle forze dell’ordine (rigorosamente impassibili): “spererei che qualche umbro tagli la testa al figlio così cominciamo a dare il buon esempio. Perché siamo alla decadenza della potestà genitoriale. Siamo in guerra contro chi spaccia, ma dobbiamo lavorare anche sul piano sociale, tutti nella stessa direzione: le forze di polizia non possono fare le badanti, il cancro è nelle famiglie. Se una madre non si accorge che il figlio si droga ha fallito, si deve solo suicidare”.

Poi una frase che avrebbe fatto bene ad applicare su se stesso: “mi sono stancato delle chiacchiere e dei convegni. Qua c’è diarrea di parole e stitichezza di risultati. Io preferirei che la gente lavorasse, in silenzio, piuttosto che andare sulla stampa a raccontare stronzate continuamente”.

E’ da queste dichiarazioni che parte il circo.

Cinguetta indignato Renzi e la stampa lo descrive addirittura furente. Alfano, ritto sugli attenti, obbedisce confermandosi l’eterno lecchino (ops, “delfino”) del leader di turno. La stampa gongola: ha trovato il mostro del giorno. È un trionfo di “shock”. Tutti super scandalizzati dalle dichiarazioni di Reppucci, che pure ripete frasi simili da anni, perlomeno da quando è stato prefetto a Catanzaro. Ma la sostanza conta poco, qui non si può fare brutta figura davanti a tutta questa gente. Queste sono cose che puoi dire al Sud, in una piccola città come Catanzaro. Come ti viene in mente di osare tanto al di sopra di Eboli? Lì Cristo è passato e ci sente pure bene, è inflessibile e non gli sfugge nulla. E così il ministero in poche ore rimuove “democraticamente” il prefetto senza se e senza ma.

I comunicati si sprecano. Nel capoluogo calabrese in particolare la vicenda è molto sentita e tutti si sentono in dovere di dire la propria opinione.

Non solo il commissario straordinario della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro e l’assessore regionale Mimmo Tallini, ma anche il sindaco di Petronà, comune con meno di tremila anime nel catanzarese; Domenico Gareri, “operatore della comunicazione sociale”; Emilio Verrengia, “vice presidente del Gruppo PPE al Congresso dei Poteri locali presso il Consiglio d´Europa di Strasburgo”; Luciana Loprete, presidente dell’Unione Italiana Ciechi Catanzaro; Sergio Costanzo e Vincenzo Capellupo, consiglieri comunali a Catanzaro; Ivan Cardamone, presidente del consesso; e poi l’Ens (Ente Nazionale Sordi) calabrese in un comunicato (non il solo, del resto) dalla dubbia grammatica: “Il Consiglio Regionale ENS Calabria esprime vicinanza e solidarietà al prefetto di Perugia Antonio Reppucci, e invitano il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dell’Interno Angelino Alfano affinché rivedano il provvedimento di rimozione del funzionario”. Il Consiglio Regionale Ens Calabria “invitano”? Invitano “affinché”? Ma lasciamo perdere le questioni di forma, che meriterebbero un pezzo a parte, soprattutto per far capire agli “uffici stampa” che, ad esempio, il soggetto non si stacca mai dal verbo. Chiusa parentesi.

In ogni caso, Costanzo, da parte sua, “argomenta”: la carriera di Reppucci “non può essere certo stroncata per un’espressione certo infelice e fuori luogo, ma che è propria del carattere genuino e passionale”. Ma le buone ragioni in verità non mancano: mi chiedo perché non sia stato esteso anche al ministro Alfano, che solo  qualche giorno prima di essere il solerte esecutore delle volontà renziane, aveva scavalcato la Magistratura rivelando in un tweet, aimè, l’identità di un presunto assassino”, afferma giustamente Cardamone. “La rimozione del rappresentante del Governo nel capoluogo umbro – aggiunge – mi pare abbia ricalcato in tutto e per tutto i modi, forcaioli, della nuova politica che adesso addita nemici e colpevoli, anche soltanto presunti, al ludibrio e al giudizio popolare della piazza telematica di internet. Sostituendo le leggi, i Tribunali o altre sedi più opportune con un’indignazione, emotiva e quasi mai razionale, elevata a garante supremo”.

“Il prefetto Reppucci – commenta invece Verrengia,che pure ha espresso un’opinione assolutamente condivisibile rispetto al coinvolgimento delle famiglie nel contrasto al disagio, è finito nel tritacarne – purtroppo non solo mediatico – per una espressione, “dovrebbe suicidarsi”, chiaramente paradossale, e che nessuno può pensare di interpretare in senso letterale”.

Tutta interna al centrodestra la reazione di Tallini, che attacca duramente: “inquieta molto il comportamento di Alfano che, pur di non disturbare il premier Renzi, non ha esitato a rinnegare i valori tradizionali del centrodestra in fatto di lotta alla droga. Il centrodestra ha sempre puntato sulla centralità della famiglia e sull’intransigenza nei confronti dello spaccio per contrastare un fenomeno che sta corrodendo alle fondamenta la società contemporanea. Proprio quello che ha detto, a modo suo, il prefetto Reppucci. La verità che Alfano si sta comportando come Fini, tentando di farsi una verginità a sinistra. E come Fini sparirà dalla scena politica”.

Ai vari comunicati di solidarietà si somma poi il documento sottoscritto da tanti sindaci della provincia di Catanzaro, nonché dall’ex sindaco del capoluogo Michele Traversa, dimessosi dal suo ruolo in seguito all’incompatibilità col ruolo di parlamentare, e dal presidente del Consorzio di bonifica Grazioso Manno, sotto processo per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta su presunte assunzioni irregolari presso l’ente a seguito di chiamata diretta e non, invece, con un concorso ad hoc o facendo ricorso alle graduatorie del collocamento.

Unico ad andare controcorrente Capellupo: “non comprendo le motivazioni di tanta solidarietà per l’ex Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci. Lo dico sinceramente: la sua affermazione è inaccettabile detta da un comune cittadino e detta da un rappresentante dello Stato è ancora più grave e squallida”.

???????????????????????????????“Mi sono stancato delle chiacchiere e dei convegni. Qua c’è diarrea di parole e stitichezza di risultati. Io preferirei che la gente lavorasse, in silenzio, piuttosto che andare sulla stampa a raccontare stronzate continuamente”.

Fosse per questa frase, perfetto commento anche al circo di questi giorni, Reppucci avrebbe meritato il Nobel. Per la pace, per la scienza o per qualunque cosa voi vogliate. Peccato che, insieme al dialetto napoletano usato in tutte le occasioni ufficiali, l’ex prefetto di Catanzaro difficilmente si può ricordarlo assente da uno di questi convegni tanto bistrattati. E che anche questa volta non abbia perso l’occasione di rimanere in silenzio.

Che sia una brava persona, in assenza di prove contrarie, non lo mettiamo in dubbio. Che non abbia imparato a disciplinare la lingua è un fatto. Che un prefetto, così come una qualsiasi istituzione, possa scambiare il registro informale e colloquiale della chiacchiera da bar all’interno di un contesto ufficiale e pubblico è, questo si, scandaloso, molto più dell’affermazione in sé. Che la gogna e la confusione mediatica sul caso sia, nonostante tutto, l’ulteriore prova del livello vergognoso dell’informazione italiana è un altro punto fermo. Che una frase paradossale e sconveniente non possa cancellare un’intera carriera, soprattutto ad opera di un ministro che ha fatto molto peggio, è poco ma sicuro. Che la rimozione di Reppucci sia, perciò, almeno altrettanto scandalosa è fuor di dubbio.

Non l’ha forse colto Capellupo, con il quale si potrebbe anche essere in parte d’accordo nella sostanza, se non si tenesse conto della giusta obiezione di Verrengia relativa all’uso esplicito di un paradosso (seppur di cattivo gusto) e se la rimozione non risultasse una punizione certamente sproporzionata, eccessiva, nonché inflitta senza nessun contraddittorio.

Certo è che chi di spada ferisce, di spada perisce. E se uno non va tanto per il sottile con le parole e con le distinzioni (come quella tra droghe leggere e droghe pesanti, insensata secondo Reppucci), poi non ha tanti argomenti per difendersi da chi, a parti invertite, usa lo stesso criterio.

Il “garantismo” non può essere invocato a convenienza. E, di certo, non sembra che la politica abbia colto la lezione, se è vero che, a pochi giorni da tanto clamore mediatico, un ex assessore comunale quale Giampaolo Mungo ha chiesto, in un comunicato, “l’ergastolo per gli spacciatori”.

In attesa di un centro di gravità permanente.

 

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