A ciascuno il suo Fiano: a Madrid rimosse le targhe di 52 vie “franchiste”

Nel 2007, ad oltre trent’anni dalla morte del “caudillo” Francisco Francoe per volontà del governo socialista di Zapatero, il parlamento spagnolo approvò la Legge sulla Memoria Storica: ogni simbolo del franchismo avrebbe dovuto sparire cosicché, per legge, i buoni stessero finalmente tutti da una parte ed i cattivi, innominabili, dall’altra. La memoria si imponeva necessariamente come memoria di Stato: un vizietto che, a dispetto delle presunte tendenze libertarie, muove da sempre anche la sinistra. Già durante la Seconda Repubblica spagnola, del resto, nei pochi anni tra la fine della monarchia e l’avvento di Franco, per motivi politici, le vie di molte città persero le vecchie e storiche denominazioni, mostrando in alcuni casi – come avvenne ad Alicante – un’accentuata influenza stalinista.

Vi abbiamo già detto che, nel maggio scorso, dieci anni dopo l’approvazione della legge anti-franchista, il parlamento – con l’astensione del Partito Popolare e della Sinistra Repubblicana di Catalogna (a favore di iniziative ancor più drastiche) – ha addirittura approvato una mozione non vincolante (trattandosi, d’altronde, di un luogo di culto, con tutti gli ostacoli del caso) per rimuovere le spoglie di Franco dal mausoleo di Valle de los Caidos, fatto costruire proprio dal dittatore per ricordare tutte le vittime della guerra civile da lui combattuta e vinta. Ma, ancor più di questa significativa quanto simbolica battaglia, sono forse i recenti sviluppi a rivelare l’enorme portata censoria di questa legge, che mira letteralmente a far sparire ogni traccia del passato e ogni rimando pur indiretto al governo franchista, al dittatore Miguel Primo de Rivera e perfino a suo figlio José Antonio, fondatore della Falange Spagnola e giustiziato prematuramente dai repubblicani proprio ad Alicante.

Infatti, mentre è ancora in corso la squallida diatriba sui resti mortali di Franco, la sinistra ha fatto intanto segnare una non meno importante vittoria: in seguito ad una proposta della Commissione per la Memoria Storica – la cui denominazione fa tanto Unione Sovietica – approvata nei mesi scorsi, pochi giorni fa il comune di Madrid ha proceduto alla rimozione fisica ed alla sostituzione delle targhe relative a ben 52 vie, le cui denominazioni erano considerate elemento di disturbo sulla base dei criteri attuativi della legge di cui sopra. E così, grazie al voto dei socialisti e di Ciudadanos – e ancora una volta con l’astensione dei popolari – la storia sgradita è stata rimossa dal ricordo collettivo. Secondo le stime, peraltro, centinaia di commercianti saranno interessati dal cambio di denominazione e, in media, dovranno affrontare una spesa superiore ai duemila euro per aggiornare il dato su materiale pubblicitario e non solo (senza, per il momento, alcun contributo pubblico).

Cambierà nome, ad esempio, la via dedicata alla “Battaglia di Belchite”: al suo posto troveremo il nome di Juana Doña, dirigente comunista e femminista spagnola. Cambia nome anche la via dedicata ad Agustín Muñoz Grandes, generale spagnolo fedele a Franco, ministro della Difesa e poi vicepresidente fino alla decadenza, pare per l’ostilità alla restaurazione monarchica. Sulla targa, al posto del suo nome, troveremo quello del deputato comunista Marcelino Camacho. Cancellata anche piazza “Arriba España”, slogan franchista naturalmente inaccettabile. Da rimuovere anche i riferimenti toponomastici alla División Azul, che combatté accanto ai tedeschi contro i russi nel corso della seconda guerra mondiale, ma anche a Eduardo Aunós, giurista esiliato durante la Seconda Repubblica spagnola per aver partecipato al governo del dittatore Miguel Primo de Rivera, presidente della XIII Conferenza Internazionale del Lavoro a Ginevra, rientrato in Spagna per fare – tra le altre cose – il ministro della Giustizia del governo di Franco. Da rimuovere anche via “Primo Ottobre”, che ricorda la data in cui Franco divenne capo di Stato. E, ovviamente, nessuna memoria deve rimanere anche della strada che porta il nome dell’Arco della Vittoria. Se possibile, nessuna memoria della vittoria franchista contro i repubblicani. [Qui la lista completa delle vie rimosse]

D’altra parte, a marzo, un collettivo che riunisce circa ottanta associazioni anti-franchiste chiamato “Encuentro de la Memoria”, attraverso il portavoce Artur Peinado (“Federación estatal de foros por la Memoria”) aveva definito “ridicolo” il processo di rimozione: secondo loro, infatti, soltanto a Madrid sarebbero almeno 129 le strade da rinominare. “Qui ci si riferisce a pochi generali, non a tutti i golpisti coinvolti”, aveva spiegato, facendo notare che nell’attuazione della legge non si mostra nessuna intenzione di procedere alla rimozione della simbologia franchista, monumenti inclusi. Nel frattempo, a luglio, un documentato articolo di “eldiario” ha fatto notare – con tanto di mappa – che oltre sessanta scuole (quasi tutte pubbliche) in Spagna conservano ancora denominazioni “franchiste. La “Memoria” deve fare in fretta: le purghe non possono aspettare.

Emmanuel Raffaele, 19 lug 2017

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