Bergoglio sempre più a sinistra e ad Ostia un prete lascia la Chiesa per candidarsi contro CasaPound

Messa all’angolo la cura delle anime, la Chiesa di papa Francesco sembra più che mai attenta alla politica italiana e più che mai vicina – politicamente e concretamente – alla sinistra. Non hanno dunque meravigliato nessuno le parole di Bergoglio che, replicando quelle del presidente del Consiglio Mattarella, ha esortato la politica ad una rapida approvazione dello “ius soli”: la nazionalità subito a chi nasce in Italia. Ed ecco perché, dopo tutto, non c’è da meravigliarsi neanche se, a Roma, alla presidenza del X municipio, il candidato “a sorpresa”, quello della sinistra a sinistra del Pd, sarà don Franco De Donno, che lascerà quindi la Chiesa (ancora è incerto se lo farà definitivamente oppure otterrà una sospensione). A dare la conferma della preannunciatissima candidatura, infatti, è stato don Giovanni Falbo, parroco della chiesa di Santa Monica a Ostia, proprio in occasione della messa di domenica. Settantuno anni, viceparroco a Ostia per ben trentasei anni, don Franco svestirà così i panni del prete per guidare – sostenuto da “Alternativa Onlus”, da “Laboratorio civico X”, dalla “Caritas” ed altre sigle – una lista civica che, in questi mesi di campagna elettorale anticipata, ha dimostrato di avere un obiettivo prioritario su tutti: l’accoglienza ed il sostegno agli immigrati. Questo, in effetti, è stato finora il principale terreno di scontro con Luca Marsella, candidato di CasaPound che, proprio ieri, in un comunicato, ha “denunciato” l’attacco subito da alcuni suoi manifesti, ricoperti di “bestemmie, insulti e un disegno che ritrae un impiccato con la scritta ‘pendente’ “.

“Se fosse successo a qualsiasi altro candidato”, ha osservato, “oggi avremmo letto articoli di giornale e condanne unanimi della politica, indignazione delle istituzioni e indagini della polizia”. “E’ toccato a me e sinceramente mi ci faccio una grossa risata”, ha chiarito, prima di aggiungere: “Quello che mi fa riflettere è che mai come in queste elezioni abbiamo tutti contro: i rimasugli dell’antifascismo militante, la magistratura, il commissario prefettizio, la maggior parte dei giornalisti, i partiti di centrodestra, i grillini, le forze dell’ordine, i buonisti, gli immigrazionisti e chi più ne ha più ne metta”. “Per un motivo o per l’altro – ha concluso – il nemico numero uno nel Municipio di Ostia è CasaPound. Lo è per quello che rappresenta, lo è perché è una minaccia concreta ad un sistema marcio, lo è soprattutto perché siamo gli unici a non essere a busta paga di nessuno. Incorrutibili, intransigenti, audaci”.

Propaganda oppure no, vero è che, soltanto a luglio, proprio Marsella e i suoi hanno fatto arrabbiare proprio tutti, finendo perfino sui giornali nazionali, per aver invitato a desistere gli ambulanti stranieri che vendevano abusivamente la propria merce in spiaggia. In seguito all’allontamento dei venditori abusivi, le accuse di razzismo erano piovute da ogni parte insieme a quelle di squadrismo (per un volantinaggio!) e, addirittura, le denunce per violenza privata. Un caso di allarmismo politico nazionale fondato su una sola colpa: far parte di CasaPound, organizzazione di ispirazione fascista sulla quale i media si divertono a costruire ogni sorta di calunnia ed a crederci anche.

Pochi giorni fa, tra gli applausi dei cittadini – che sembrano tributargli invece un ottimo sostegno – altra azione, stavolta contro i parcheggiatori abusivi. Anche in questo caso – segnala Marsella – i controlli sono arrivati in ritardo, soltanto dopo il blitz di CasaPound. Un modo di agire che, insieme al volontariato rigorosamente a favore delle famiglie italiane ed agli interventi di pulizia di luoghi pubblici, sta mandando in cristi di nervi i competitor di ogni schieramento. Marsella, infatti, non le manda a dire e, soltanto ieri, ha accusato Fratelli d’Italia di aver scoperto proprio in campagna elettorale la situazione di degrado dell’ex colonia Vittorio Emanuele: “peccato che il centrodestra di cui fa parte il partito della Meloni”, ha evidenziato, “ha amministrato per 5 anni e non ha mosso un dito. Non solo: ha continuato a pagare luce ed acqua agli stranieri con soldi pubblici”.

Dall’altra parte, nemico quasi designato del candidato di CPI, proprio don Franco, che a metà luglio, proprio in risposta all’azione contro i venditori abusivi di Marsella, aveva portato in spiaggia ben ottanta immigrati. Una esibizione plateale – in cui, peraltro, gli immigrati erano sembrati fin troppo strumentalizzati – per dire no al “razzismo” e della quale era stato francamente anche difficile comprendere il nesso causale, dal momento che la battaglia contro il degrado (in forma perfettamente legale, anzi) ha poco a che fare col razzismo, a meno che non lo si voglia far credere per motivi propagandistici.

Insomma, complici un centro-destra ed un centro-sinistra indecisi sul candidato ed un M5S che risente delle difficoltà del primo cittadino (ma, almeno, ha già scelto il candidato: Di Pillo), protagonisti di questa lunghissima campagna elettorale (le elezioni dovrebbero tenersi a novembre), fino a questo momento, sono stati soprattutto loro, attraverso una una opposizione dura che ha portato al centro del dibattito locale temi rilevanti anche a livello nazionale. Temi come la deriva della Chiesa di Bergoglio, che si svuota per la carenza di vocazioni spirituali ma, a quanto pare, sta attivamente rimpinguando le fila della sinistra più o meno estrema.

Emmanuel Raffaele

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