CasaPound a Genova: “in marcia verso il parlamento”. Fenomenologia e prospettive di un movimento pronto al salto di categoria

La sede storica di CasaPound e gli ZetaZeroAlfa, gruppo musicale del movimento guidato da Gianluca Iannone (al centro), presidente di Cpi

Se CasaPound ha conquistato il 9% ad Ostia, è appena all’inizio, invece, la strada per conquistare Genova. Almeno considerando la tensione che, ieri, ha provocato l’incontro legato all’inaugurazione della nuova sede nel capoluogo ligure. “Convegno CasaPound, Nervi blindata. Schierati 150 poliziotti, strade chiuse”, titolava allarmato (e allarmando) il “Secolo XIX“. Misure precauzionali che, però, nulla avevano a che fare con il programma del movimento, quanto con le eventuali – meno pacifiche – proteste dell’estrema sinistra, come al solito contrarie allo svolgimento di iniziative simili. Eppure, nonostante l’allarmismo, l’iniziativa prevista presso l’Hotel Astor a partire dalle 17.30, svoltasi alla presenza di diverse centinaia di persone, è filata liscia, mentre un piccolo gruppo di antifascisti volantinava e attaccava adesivi contro l’iniziativa.

Simone Di Stefano, il volto “politico” del movimento

Oltre alla presenza non annunciata del presidente Gianluca Iannone, in città è giunto come da programma anche Simone Di Stefano, vicepresidente del movimento ospite due giorni fa di “Piazza Pulita“, in compagnia del protagonista di questi giorni, il neo-consigliere del X municipio di Roma Luca Marsella, ma anche di altri consiglieri eletti per CasaPound, in primis Andrea Bonazza, che guida i suoi a Bolzano (6,7%) e Fabio Barsanti, che aveva sorpreso tutti qualche mese fa conquistando Lucca (8%) – e l’ennesimo approfondimento fatto di panico, luoghi comuni e inevitabilmente qualche verità dell’Espresso. Così, a conclusione di una settimana già “rovente” per CasaPound – il successo elettorale clamoroso quanto annunciato a Ostia, l’annuncio della candidatura alla presidenza della Regione Lazio per il responsabile Mauro Antonini, il “processo mediatico” sui giornali e in tv per la presunta (ma non provata) vicinanza politica con Roberto Spada, l’arresto dello stesso per una testata ad un giornalista, le inchieste dell’Espresso sui “finanziamenti” del movimento – proprio Di Stefano ha voluto aggiungere anche l’ufficialità della sua candidatura a premier alle prossime elezioni politiche. E, a proposito delle contestazioni, ha commentato perentorio: “CasaPound è dappertutto e dappertutto parla, compresa Genova, perché è nel nostro pieno diritto. Che Genova sia una città rossa è un dato di fatto, ma esiste una tradizione popolare molto forte a cui noi parliamo perché Casapound parla in quegli spazi sociali che erano ritenuti appannaggio esclusivo della sinistra”.

Mauro Antonini, candidato alla presidenza della Regione Lazio

Dichiarazioni che ci portano dritti al dato politicamente rilevante di questi giorni, confermato dall’incontro di ieri sul tema: “Alla Vittoria! CasaPound in marcia verso il parlamento“. Infatti, con oltre cento sedi dichiarate in tutta Italia, consiglieri in una dozzina di comuni e due sindaci, il movimento delle “tartarghe frecciate”, in questi giorni al centro della scena mediatica nazionale, stavolta sembra davvero avere l’obiettivo parlamento a portata di mano e proprio il caso Ostia – paradossalmente, come ha sottolineato Di Stefano nella trasmissione di Formigli – sembra aver rappresentato plasticamente il “salto di categoria e dato il via alla campagna elettorale nazionale. Lo sbarramento del 3% fissato dalla nuova legge elettorale non spaventa e diversi giornali negli ultimi giorni hanno confermato l’alta probabilità di trovare i “fascisti del terzo millennio” in parlamento nella prossima legislatura. Sarebbe una svolta anche nei rapporti interni alla cosiddetta destra radicale, che avrebbe così di nuovo un riferimento anche all’interno delle istituzioni dopo la fine del (geneticamente differente) Msi e segnando forse definitivamente il distacco da Forza Nuova, che in effetti negli ultimi mesi ha impresso alla sua strategia una notevole accelerata come a voler rincorrere i “rivali”.

Dunque, per farvi capire CasaPound – si spera un po’ meglio dei tanti giornali che ci hanno provato – ripercorreremo qui alcuni punti politicamente e culturalmente importanti nella sua evoluzione, considerando anche brevemente le differenze tra CasaPound e Forza Nuova. Non si tratta in questa sede di analizzarne – e giudicarne – i contenuti da un punto di vista politico e/o ideologico (che ognuno rimane libero di valutare come crede), quanto di evidenziare l’aspetto funzionale dei messaggi lanciati – e semmai valutare soltanto quell’aspetto insieme alle prospettive future.

Partiamo proprio da “Piazza Pulita”. Proprio su La7, nel corso della trasmissione condotta da Corrado Formigli, il giornalista Alessandro Giuli ha osservato: “a loro non conviene fare i reduci né i nostalgici, hanno rotto con l’immaginario truculento. Una volta i ‘nazi’ stavano solo tra loro, oggi le loro sedi sono piene di ragazze. Il responsabile culturale, un fior di intellettuale, ha scritto per anni su “Foglio”, durante e dopo la direzione di Giuliano Ferrara, e scriveva cose interessanti. Hanno avuto accesso, come mai prima, a figure che li hanno legittimati”. Un’affermazione a cui, scherzosamente, Formigli ha aggiunto: “insomma, la grande novità è che scopano”. Una battuta che ha quasi strappato una risata all’imperturbabile Di Stefano ed un’analisi che ha, però, centrato (o, meglio, sfiorato) una questione fondamentale: il successo di CasaPound sta nella sua determinazione – non scontata nell’ambiente – ad uscire dal ghetto, senza pregiudizi né il timore del giudizio altrui. Altro elemento fondamentale è stata poi la capacità di lavorare sodo sull’immediato, cercando e prendendosi spazi in ogni ambito, senza però aspettarsi di bruciare le tappe, puntando piuttosto sulla lunga distanza: “senza fretta ma senza tregua”, come recita un loro motto che ne riassume bene lo spirito. Nonostante gli “zero virgola” alle prime candidature, CasaPound ha proseguito come se niente fosse, per nulla scossa, continuando a pensarsi e a presentarsi come un “sindacato di popolo”, attenendo pazientemente e lavorando nel frattempo sulla strutturazione interna, il punto di forza del movimento in questa fase, grazie alla sua estrema solidità e compattezza. Proprio la tenuta interna ha garantito una crescita graduale ma costante, concentrandosi sul porsi come un punto di riferimento sempre più stabile, del tutto indifferente alle “voci” provenienti dall’estrema destra classica.

Del resto, evidenziavo con forza l’elemento di rottura proprio in occasione della pubblicazione di “Riprendersi tutto“, libro scritto da Scianca per riassumere i concetti di quella che veniva definita come “rivoluzione in atto“. La parola chiave con la quale concludevo la recensione di quel testo era in particolare una: “rigenerazione“, concetto sensibilmente diverso rispetto a quello di innovazione. Una rigenerazione che, infatti, risultava più che evidente in quell’elaborato – che, in questa fase, probabilmente non rappresenta più un documento identificativo ma continua ad essere un elemento importante nella ricostruzione della “genesi” del movimento -, scritto sempre da Scianca, che era il “Manifesto dell’EstremoCentroAlto“. Lo spirito futurista di quello scritto insisteva con le nuove rotte da tracciare, con l’essere attuali, anti-reazionari, anti-passatisti e terminava con tre parole fondanti: “Etica. Epica. Estetica“. La rivoluzione di CasaPound è stata prima di tutto rivoluzione nell’immaginario della destra radicale, con la quale tutti gli altri sono stati costretti a confrontarsi (scegliendo l’opposizione, l’imitazione o la rilettura). Una rivoluzione che, appunto, si è sviluppata nella consapevolezza della centralità – e quindi di un necessario aggiornamento – dell’estetica. Non esteriorità, non apparenza e neanche “modernismo” spicciolo, ma valore sostanziale, formativo e, quindi, etico dell’estetica applicato all’azione.

Anche musicalmente, del resto, la rivoluzione iniziava con il gruppo ZetaZeroAlfa, guidato proprio dal leader del movimento Gianluca Iannone e intorno al quale nasceva il gruppo umano che darà poi vita a CasaPound. D’latronde, anche la ricerca musicale, dal rap criticato (proprio perché insolito) dei Drittarcore al rock dei Bronson, testimonia una continua tensione volta alla ricerca del perfezionamento, del nuovo, del miglioramento, della conquista, dell’adattamento alla realtà e al cambiamento.

Allo stesso modo, infatti, era proprio Iannone, dopo l’occupazione – ormai più di dieci anni fa – dello stabile in via Napoleone III a Roma, che ospita famiglie italiane e la sede centrale del movimento, a ribadire fattivamente il concetto di rottura: “Da quando i fascisti occupano?”, gli chiese un giornalista. “Da oggi”, rispose. Più che una risposta estemporanea, una vera e propria dichiarazione di intenti. Dopo decenni di “tradizionalismo”, di “evolismo”, la destra radicale – che pure sei era sempre professata anche sociale – riscopriva il “sansepolcrismo”, quel fascismo un po’ ibrido del ’19, rivoluzionario e futurista, socialista, nazionalista ed anche un po’ anarchico. Per comprendere il perché di questo approccio, è sufficiente leggere il primo paragrafo del libro che citavamo poc’anzi: “Anarchia”. Un capitolo che rivendicava proprio l’anima “rivoluzionaria” e sociale del fascismo ma, già allora, segnava le distanze tra i due momenti necessari di genesi e sviluppo del movimento. Leggendo quel testo per intero è immediatamente comprensibile come CasaPound abbia autenticamente interpretato se stessa come “rigenerazione”, a partire dal fattore simbolico, un simbolo nuovo ma al tempo stesso “antico” come la tartaruga, la declinazione in essa del carattere centripeto della comunità ma anche il senso sociale della lotta per la casa.

Ecco in che prospettiva (genesi e sviluppo) bisogna leggere, alla vigilia dei successi elettorali di CasaPound, l’uscita de “L’identità sacra, testo di Scianca in cui, comunque senza complessi di inferiorità, rimette al centro temi più “classici” per la destra e, con più insistenza, torna su Evola. Del resto, già nel primo libro, la premessa era quella di ripensare se possibile anche l’ “evolismo”, rifuggendone le interpretazioni “incapacitanti”. Nel frattempo, tornano gli ZetaZeroAlfa e fissano le nuove coordinate con un album che segue di sette anni “Disperato Amore”, “Morimondo“, che Scianca confronta così col precedente: “Sulla copertina campeggiava un veliero in mezzo alla tempesta e la filosofia “acquatica” dell’album era ribadita anche da uno dei brani più belli: “Arremba sempre”. Morimondo – questo il titolo del nuovo lavoro del gruppo romano – è invece un album “di terra”. Non c’è contraddizione tra le due cose: si tratta di portare lo stesso spirito in un altro contesto“. Costruite le fondamenta, insomma, ora si tratta di tirar su l’intero edificio. Dalla comunità “piratesca” patria a se stessa, che sorprende nell’arrembaggio, alla comunità che approda sulla terraferma, che mette radici e che ora pensa a conquiste più stabili. Ecco il passaggio del movimento, la sua maturazione, declinata musicalmente, culturalmente e politicamente.

Nina Moric con Simone Di Stefano nel corso di una manifestazione

Così, dopo la rottura con l’area (sancita anche esplicitamente dal leader in più occasioni), l’abilità nell’interpretare il “populismo” diffuso in modo originale è servita proprio a sancire il passaggio ad una strategia politica che ne ha allargato il bacino elettorale potenziale, quasi una riconciliazione con la “destra” ma da una posizione di forza e senza compromessi col passato, mentre contemporaneamente l’uscita dal ghetto veniva favorita anche dal tuffo senza timori dottrinari nell’immaginario pop. In questo senso, alle elezioni locali di Ostia, più che l’endorsment di Roberto Spada, potrebbe aver pesato il “fattore Nina Moric“, oltre che la presenza con le attività sociali sul territorio. Non che la presenza della showgirl e del suo fidanzato Luigi Favoloso abbia per forza spostato concretamente voti. Probabilmente non è così. Il punto è che l’ennesima scommessa di CasaPound, puntare su un personaggio come la Moric attraverso un’azione di “marketing” da molti (ancorati all’idea della vecchia destra radicale) guardata con diffidenza, ha quasi sicuramente raggiunto invece il risultato sperato: ampliare la popolarità di CasaPound, farne un nome sulla bocca di tutti, anche di quelli che non seguono troppo la politica. Il concetto è semplice: Moric o meno, si può odiare o non odiare CasaPound, ma di certo, al netto di chi la odia e la continuerà a odiare, più persone la conoscono e più persone la potranno votare. Occorreva superare lo step del voto legato soltanto ai militanti, conquistare il voto d’opinione. Una operazione possibile soltanto raggiungendo tutto l’elettorato, anche quelli che si informano attraverso la tv o i social, perché anche quelli votano (e più facilmente votano a destra). Ecco perché, al momento, anche quella è stata una scommessa vinta, malgrado le critiche ricevute da esterni e “simpatizzanti”.

Proprio il sottoscritto, del resto, ha sperimentato presto le reazioni al “fattore Moric”, scrivendo tra i primi delle simpatie che la modella croata raccoglieva a destra grazie ai suoi post politicamente scorretti. Non è dato sapere i contorni reali della vicenda ma, sostanzialmente, l’adesione della Moric a CasaPound ha favorito quel processo di “legittimazione” che passa per l’essere “pop”. Odiati, certo, ma come può essere odiata la Moric: pur sempre dentro ai giochi, anzi, dentro ai giochi nel ruolo di “outsider”, esattamente come è accaduto ad un certo punto per il M5S, che però lascia proprio ora un enorme spazio vuoto e si appiattisce su posizioni di sinistra. Piaccia o meno, è quando la radicalità diventa pop, che può pretendere di avere la fiducia della gente. Real politik applicata all’era dei social.

C’è poi il rapporto con Forza Nuova. In un pezzo scritto per “Il Borghese” anni fa, tornando su uno dei ritornelli della destra radicale, provavo a spiegare per quale ragione parlare della creazione di una “cosa nera” purchessia fosse una cosa assurda e, soprattutto, contro ogni logica seguita negli anni da CasaPound. Peraltro, mettersi insieme solo per ampliare la base elettorale è stata sempre un’operazione suggerita da esterni ai movimenti interessati. Un’operazione, d’altra parte, che molto ricorda i cartelli elettorali – ben poco radicali – utili solo a conquistare poltrone. CasaPound, infatti, ha sapientemente evitato apparentamenti concorrenziali, determinata a proporsi come unica alternativa radicale. Aveva lanciato il progetto “Sovranità” per sostenere un programma politico condiviso con Salvini, ma è prontamente scivolata via non appena il segretario del Carroccio ha mostrato di non essersi davvero lasciato alle spalle il berlusconismo. Già allora, con la presentazione della nuova creatura a Milano, alla presenza di Vittorio Feltri, CasaPound aveva mostrato di poter essere inclusiva e di poter essere “pop”, pur nel suo essere identitaria. Oggi, a quattro anni dal lancio del giornale online “Il Primato Nazionale“, quotidiano che si definisce “sovranista” e che ha rappresentato l’ennesima “rivoluzione” interna alla destra radicale per l’approccio professionale all’informazione, è infatti sbarcato anche nelle edicole in versione mensile e vanta le firme di giornalisti di rilievo come Paolo Bargiggia e Francesco Borgonovo, già caporedattore di “Libero”. Il responsabile culturale Adriano Scianca, autore anche di un interessante testo “Contro l’eroticamente corretto“, collabora oggi con “La Verità“, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Alberto Palladino, dagli scontri a piazza Navona e dalla condanna per aggressione, è arrivato alle interviste con la Bbc, ai reportage dalla Siria, alle foto scattate per il pezzo di “Marie Claire” sulle donne di CasaPound. Paolo Mauri, da firma del Primato Nazionale, è arrivato a firmare diversi pezzi interessanti per “Gli occhi della guerra” e “Il Giornale”. Nel frattempo, il direttore del tg di La7 Enrico Mentana ed il conduttore di “Piazza Pulita” Corrado Formigli sono stati ospiti presso la sede del movimento a Roma. Ma è da anni che CasaPound porta avanti iniziative simili, sempre tra e a prescindere dalle polemiche. Accusati da ogni parte di legittimare i fascisti, intimiditi anche – nel caso di Mentana – da manifesti dell’estrema sinistra contro l’evento, entrambi – Formigli esplicitamente – hanno riconosciuto che CasaPound ha accettato le regole democratiche. I fascisti di CasaPound sono stati “sdoganati” da anni, proprio grazie al loro modo di fare sfrontato. Promossi come “bravi ragazzi” a suo tempo dal giornalista Pietrangelo Buttafuoco, hanno sempre saputo proporsi ad interlocutori credibili e noti. Anni fa era stata la parlamentare lesbica Anna Paola Concia a far discutere con la sua uscita “su alcuni punti, CasaPound più avanti del Pd”, dopo un incontro sulle unioni civili. Hanno fatto discutere per i manifesti in omaggio a Rino Gaetano, hanno fatto discutere per gli omaggi a Che Guevara (non è un caso, peraltro, se, quest’anno, l’omaggio dalle colonne del Primato è stato più freddo che in passato), per gli inviti al filosofo marxista Fusaro. CasaPound ha sempre fatto discutere perché ha sempre meravigliato, stupito, agito in maniera concretamente non conforme rispetto a certi schemi della destra radicale. Il suo successo, che ora i giornali cercano di interpretare in diversi modi, si deve anche a questo ed all’attività sul territorio per il sociale, distante dalla retorica dell’ideologia. Ed anche in questo ha segnato la strada per i gruppi dell’area. D’altronde, nel fare politica “come gli altri” è perfettamente consapevole dei rischi, delle responsabilità e anche degli incidenti di percorso (come ad Ostia) ma va fatto e quindi semplicemente viene fatto, senza tirarsi indietro. CasaPound non si è mai accontentata di recitare una parte marginale. “Devoti alla vittoria“, come canta Sinevox in una delle canzoni dell’ultimo album e come spiegava Scianca nel suo primo libro, le tartarughe hanno rigirato l’accusa di fascismo contro i media, facendone motivo di vanto, anziché scusarsi o nascondersi, convinti che la miglior difesa è l’attacco.

Non è un caso, forse, che le elezioni di Ostia abbiano scatenato la bufera sul movimento. Da tempo i sondaggi davano Marsella in crescita e in attesa di un risultato sorprendente. E, quando le urne hanno confermato l’esplosione di CasaPound, i media si sono scatenati sfruttando l’unica arma a disposizione: una foto con il presunto boss di etnia sinti Roberto Spada. In un municipio sciolto per mafia quando la presidenza era del Pd, in cui lo stesso Spada – in passato simpatizzante grillino – aveva partecipato ad eventi per il 25 aprile patrocinati dal Comune (a cui appartiene anche la palestra in cui Spada opera), CasaPound viene presentata – senza prove – come il braccio elettorale del clan. Perciò nella manifestazione di ieri a sostegno del giornalista aggredito e promossa dai 5 Stelle, un cartello recitava: “no alla violenza fascista e mafiosa”. Qualche giorno fa L’Espresso, con l’inchiesta dal titolo “CassaPound”, puntava invece sui proventi di alcune attività private legate ai responsabili del movimento, in un’operazione di dossieraggio davvero poco convincente (al termine della lettura inevitabilmente ci si chiede: “e quindi?”). Dai media che danno voce ogni giorno al miliardario Berlusconi ed a quello stesso Pd renziano legato a doppio filo con le banche, è partito incomprensibile un attacco contro la presunta “galassia finanziaria” nera, rappresentata da qualche attività privata del tutto legittima. Un’operazione concertata poi giunta appunto al culmine quando Spada ha colpito il giornalista di “Nemo” con una violenta testata. A quel punto è scattata l’isteria collettiva – basti rivedersi il monologo senza capo né coda di Crozza in merito alla vicenda – ed il dito puntato ha portato Di Stefano quanto meno a potersi difendere da Formigli. Ma anche lì, da imputato, Di Stefano è diventato pubblico accusatore, conquistando gli applausi di un pubblico che davvero non ne può più della finzione politicamente corretta. Ma gli attacchi di questi giorni, nel segnare il punto forse massimo di accanimento – giusto o sbagliato – verso il movimento, hanno così anche segnato forse il punto di massima popolarità. In diverse occasioni CasaPound è balzata al centro dell’attenzione nazionale per fatti poco piacevoli o presentati dai media come tali (come gli scontri di piazza Navona o gli arresti di Napoli, ecc.). Quasi sempre l’approccio dei media si è fondato sulla criminalizzazione. Ultimamente, però, a forza di battagliare sul campo, a forza anche di “squadrismo mediatico”, mentre si moltiplicano i tentativi di sfinirli, proprio quel muro sembra cedere. Ecco, dunque, perché sarà senz’altro merito della costanza e della capacità dei suoi quadri se CasaPound entrerà in parlamento alle prossime politiche.

Sulle differenze tra CasaPound e Forza Nuova, dunque, c’è poco da dire solo se si fa propria la prospettiva superficiale di molti media che hanno indicato come essenziale soltanto l’approccio differente al tema religioso, con i forzanovisti sensibilmente più legati al tema dell’identità cristiana ed un “casapoundismo” più laico. La verità è che, dietro questa differenza, si cela esattamente quell’enorme rottura di cui parlavamo inizialmente, fatta di una centralità dell’estetica e di una “sensibilità pop” radicalmente differente. Ma anche un approccio all’attualità, alla spiritualità, alla politica ed al fascismo del tutto diverso. La determinazione ad uscire dal ghetto, come dicevamo, e la messa in pratica di questa determinazione, non implorando legittimazione, ma conquistando spazi sul campo dell’avversario, senza fare battaglie di retroguardia.

Per tutte queste ragioni, se CasaPound riuscirà – come ha fatto finora – a conciliare la sua forza di rottura – dunque il suo approccio originale, attuale, “modernizzante” e concreto – al mantenimento della sua identità “orgogliosamente fascista”, la sua probabile entrata in parlamento segnerà a quel punto davvero la nascita di una forza politica nazionale dai tratti del tutto originali nel panorama politico europeo, altro rispetto ai populismi vari e altro anche rispetto al vecchio Msi.

“In marcia verso il parlamento”: la locandina dell evento inaugurale di ieri a Genova

Bisognerà capire, a quel punto, se CasaPound riuscirà ad affrontare la sfida più importante e che ha già messo in difficoltà il “vecchio” M5S: avere su tutto il territorio, nelle istituzioni, non solo persone leali e fedeli, ma anche culturalmente e politicamente all’altezza dei suoi quadri nazionali, capaci di rappresentare insieme lo spirito di rottura ma anche l’identità del movimento e, soprattutto, capaci di svolgere al meglio il proprio ruolo non solo fuori ma anche dentro le istituzioni. Finora, ad esempio, nelle candidature è stata evidente la volontà di dare la priorità ai militanti, senza la ricerca ossessiva di personalità di rilievo o pacchetti di voti. Una scelta coerente che, però, può in alcuni casi mettere in secondo piano la competenza, una sfida che i grillini non si sono dimostrati sempre in grado di affrontare, nonostante le premesse. Si rivelerà essenziale, in quella fase, dunque, non solo la formazione dei militanti ma anche la capacità di selezione interna ed esterna volta alla creazione di una vera classe dirigente, che non può basarsi solo sul criterio della militanza per rispondere alle esigenze concrete che si presenteranno.

In quella fase, anche altre potrebbero essere le criticità, a cominciare dalla gestione interna del movimento. Con l’attenzione dei media addosso, il forte verticismo – che da un certo punto di vista costituisce un vantaggio rispetto all’esperienza grillina – potrebbe però essere l’ennesima arma utilizzata dai giornali contro CasaPound per metterne in dubbio l’accettazione delle regole democratiche. Non sarebbe un caso unico: anche il partito di Berlusconi è stato continuamente attaccato per il suo “leaderismo”.  Ma in questo caso c’è di mezzo il fascismo e i media avrebbero gioco ancor più facile. D’altro canto, la questione “critiche” non sarebbe certo una novità. Ecco perché sarà l’aspetto “gestionale” quello ancor più rilevante. Infatti, se i numeri attuali consentono un controllo efficace della base, bisognerà capire come verrebbe gestita una base esponenzialmente allargata. La stessa creazione di “Sovranità“, del resto, sembrava rispondere proprio ad esigenze simili, ovvero l’inclusione e la “gestione” di persone distanti dalla “militanza” e magari anche da un’identificazione politica forte come quella di Cpi.  La Moric – per fare un esempio – è un caso a sé, ma quante “Moric” può permettersi il movimento? E quanto potranno rimanere sotto controllo le questioni interne se il movimento diverrà una forza parlamentare con i media pronti a fare sciacallaggio come è stato con il M5S? Come verrà conciliato l’aspetto e la disciplina militante con le necessità crescenti di includere e conquistare nuovi spazi per essere decisivi? Difficilmente CasaPound subirà mutamenti nell’identità e nel “metodo”, ecco perché anche in questo caso dovrà ricorrere alla sua capacità di trovare soluzione originali per sopravvivere nel contesto oggi più duro per chi crede nella politica, le istituzioni. Sarà questa fase a dirci se la rivoluzione di CasaPound sarà o meno compiuta.

Emmanuel Raffaele

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2 risposte a "CasaPound a Genova: “in marcia verso il parlamento”. Fenomenologia e prospettive di un movimento pronto al salto di categoria"

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