Generazione Identitaria: ecco la nostra “dichiarazione di guerra” all’immigrazione di massa

Di loro si è parlato tantissimo la scorsa estate. Loro, infatti, sono “Generazione Identitaria“, quelli della “C-Star” che, a bordo dell’ormai famosa “nave anti Ong“, hanno portato avanti la missione “Defend Europe” nel Mediterraneo, monitorando e disturbando l’azione delle organizzazioni pro-sbarchi, e beccandosi così dai giornali di tutta Europa l’etichetta di razzisti, fascisti ed estremisti.

Loro, però, si definiscono semplicemente “identitari“. Ecco perché, per capire chi sono e cosa pensano davvero, abbiamo intervistato Lorenzo Fiato, giovane responsabile del movimento in Italia.

Volto pulito e una preparazione da far invidia, basta guardarlo per capire che non è esattamente “l’uomo nero” che uno si aspetterebbe leggendo i giornali. Del resto, anche nella fase embrionale del gruppo, almeno qui in Italia, l’estrema destra è lontana. Giovani, quasi tutti studenti, ancora pochi nuclei (tra cui Roma e Milano) ma un approccio alla militanza sicuramente più “europeo” – come vedremo anche più avanti. E, soprattutto, un mondo che sembra in realtà avere ideologicamente poco a che fare con l’ambiente e l’area politico-culturale a cui fa riferimento la destra radicale. Tanto per capirsi, non sono fascisti: non amano definirsi così, non fanno riferimento a quel passato né a quella dottrina e non gli interessa essere considerati concorrenti di movimenti come CasaPound o Forza Nuova. Semplicemente, sono altro e fanno altro. E tra le loro parole chiave c’è un concetto base (in realtà non nuovo a destra): meta-politica.

Per capire “Generazione Identitaria”, infatti, è necessario partire da un passaggio fondamentale: non sono un partito, non sono interessati ad avere un programma, non si rifanno a nessuna delle correnti politico-culturali storiche e non intendono candidarsi. Insomma, spiega Fiato, per riassumere: “ci piace definirci una ong patriottica”. Ecco perché Fiato declina anche le domande su matrimoni gay, aborto ed eutanasia e ribadisce: “Gid è un movimento che si propone di trattare solamente del tema migratorio”.

Nel fargli qualche domanda in più, chiaramente siamo partiti da quest’estate.

Lorenzo, la partecipazione alla cosiddetta missione “anti-ong” ha fatto si che si parlasse molto di voi, anche se il movimento è nato in Francia cinque anni fa. Come nasce l’esperienza italiana e come si sta sviluppando?

Il Movimento in Italia ha iniziato il percorso nell’autunno del 2012, in seguito alla diffusione del video “Dichiarazione di Guerra” che noi avevamo tradotto dal francese all’italiano. Quel video infatti fu la scintilla che ci convinse a lanciare questo percorso difficile anche qui in Italia. Fu una scelta ambiziosa, quella di lanciare un movimento in Italia, partendo da zero, senza soldi e grosse esperienze alle spalle.

Le vostre azioni sono quasi sempre improntate a combattere l’immigrazione e l’islamismo ed anche il vostro slogan “Defend Europe” sembra suggerirlo: vi occupate anche di altro o intendete farlo in futuro?

No, il nostro movimento tratta solamente le tematiche legate all’immigrazione massiva, l’Islam in Europa e la “Grande Sostituzione”. Noi non siamo un partito politico, non abbiamo bisogno di un manifesto elettorale perché non correremo mai alle elezioni. A noi piace definire Generazione Identitaria come una “ong” patriottica.
Crediamo che affrontare tematiche riguardanti l’immigrazione massiva oggi sia una priorità, che supera per importanza qualsiasi altro argomento. Fra qualche decina d’anni potremmo ritrovarci in città dal volto completamente cambiato, senza Europei da difendere: tutto dipende da noi. Dunque, prima di difendere concetti come la Sovranità, le tasse e molto altro, è necessario garantire l’esistenza degli Europei stessi, in un futuro molto prossimo.
Essendo per noi questa tematica di “vitale importanza” troviamo divisivo tutto ciò che può aumentare il diverbio interno oppure distrarre dal nostro obiettivo principale.

Sui giornali di sinistra vi definiscono nazisti o fascisti: lo siete?

No, non lo siamo, ed è noioso ed irritante che vengono utilizzate queste etichette contro chiunque non abbracci idee progressiste e volte all’accoglienza. Chi utilizza questi “brand” per screditare gli altri lo fa solamente perché non ha interesse ad entrare in profondità nelle idee del proprio interlocutore.

Sul vostro sito affermate di essere “democratici”: qual è il pensiero politico o l’ideologia in cui vi riconoscete?

Non apparteniamo a nessuna corrente politica storica. Noi siamo identitari e viviamo da identitari. Valorizzare, vivere e difendere la propria identità storica è già di per sè un atto politico.

Per voi esiste una distinzione tra Islam e fanatici? Che rapporti dovrebbe avere l’Europa con i paesi islamici?

L’Islam è una religione vasta, complessa e peraltro estremamente frammentata al suo interno. Inquadrare l’Islam nella sola prospettiva del radicalismo stragista è ovviamente semplicistico e forzato. Quello che noi teniamo a far presente è che l’Islam, di qualsiasi corrente, non fa parte della cultura e delle tradizioni europee. Questa è la prima ragione per non volerlo qui, oltre ad una preoccupazione meramente securitaria. L’Europa dovrebbe collaborare da pari con i paesi islamici nella lotta al terrorismo e al radicalismo, mentre in verità assistiamo spesso, da parte delle nazioni occidentali, a fenomeni di tolleranza, se non di connivenza, con sigle dell’islamismo più radicale che possono, secondo i nostri governanti, tornare utili a disegni geopolitici occidentali.

Il vostro movimento è presente anche in altri Paesi europei, con lo stesso nome e lo stesso progetto, al contrario di altri movimenti – appunto di destra radicale – che hanno un approccio più “nazionale”, pur collaborando con realtà simili all’estero. E’ per via di un approccio diverso all’Europa e al nazionalismo? E, a proposito, quale dovrebbe essere il futuro dell’Ue secondo voi?

Il nostro Movimento è presente in Italia, Francia, Austria, Germania e vi sono dei nuclei in formazione pressoché ovunque in Europa, più o meno in stato di consolidamento. Per noi la dimensione “europea” della lotta è fondamentale, ed anche superare l’idea di nazionalismo. Difatti, credo che davvero pochi tra noi possano dirsi “nazionalisti”, per noi l’identità si sviluppa su tre livelli: quello locale/regionale o cittadino, nazionale ed infine europeo. Le tre identità si compenetrano e si completano, senza cozzare.
Secondo la nostra opinione, l’UE deve trasformarsi radicalmente: da organismo appiattitore delle diffenze dei popoli e accentratore di burocrazia, a confederazione di popoli eguali incarnanti una visione di tipo futurista.

Considerato che molti immigrati sono cristiani, sarebbe opportuno accogliere almeno loro?

Qui stiamo parlando dello spostamento di milioni, o centinaia di migliaia di persone, da Africa, Medio Oriente, Sud America, Asia verso un solo continente, l’Europa. Tutto questo comporta degli squilibri sociali enormi per un insieme di fattori, tra cui la cultura, la gestione del fenomeno, i numeri stessi. La religione non è l’unico parametro da prendere in considerazione.

Escludete categoricamente di far trovare il vostro simbolo su una scheda elettorale un giorno?

Si, non è quello che ci siamo prefissati di fare. Noi crediamo che il cambiamento non si fermi alla scheda elettorale, ma che esso avvenga anche quando vi sono forze e gruppi di opposizione fuori dal Parlamento, che promuovono idee ed attività che ispirino ed aiutino a costruire suggestioni ed immaginari alternativi da quelli proposti dallo status quo. Servono sicuramente anche giornalisti, opinionisti, quadri istituzionali ed importanti figure culturali. Il cambiamento non arriverà mai eleggendo questo o quel partito, non ora, la nostra società ha bisogno di un “contro-68”, e noi stiamo facendo la nostra parte, senza strafare od uscire dai ranghi.

Da quali esperienze politiche provengono i vostri militanti? Tu, prima di Generazione Identitaria, eri vicino ad altri movimenti o partiti?

Io non provengo da nessuna esperienza politica precedente, come la gran parte dei nostri militanti. Noi vogliamo difatti costruire qualcosa di nuovo anche grazie ad un metodo nuovo ed innovativo di fare attivismo, discostandoci dalle solite attività, le solite letture ed il classico percorso formativo che un attivista affronta durante la sua attività politica.

Chi voteresti alle prossime politiche?

Noi non facciamo endorsment. Sicuramente non voterò per coloro che propongono politiche di accoglienza.

Tornando a quest’estate e alle accuse che vi sono state rivolte: molti hanno criticato l’equipaggio composto da immigrati e alcuni giornali – soprattutto “Famiglia Cristiana” – hanno messo in dubbio la trasparenza della vostra missione e fatto insinuazioni sui collegamenti, non solo con gli ambienti neonazisti tedeschi e austriaci, ma anche col mondo dei “mercenari armati” e le ditte di sicurezza privata, facendo riferimento anche ad un rapporto dell’House of Commons inglese che citava la C-Star in un elenco di vascelli utilizzati come deposito di armi e supporto logistico ai contractors nelle operazioni antipirateria. Come rispondete a queste “accuse”?

Sì, siamo stati accusati in diverse maniere, sin dall’inizio della nostra missione in mare. Ogni volta però le notizie diffuse volutamente per screditarci si sono rivelate false, come durante l’attraversamento del canale di Suez e la permanenza a Cipro. Il chiaro riferimento a presunti contatti con ambienti di mercenari è stato smentito pubblicamente dalle stesse agenzie di contractors, come la IMI Security Service, che ha affermato di non avere contatti con noi e di non conoscerci nemmeno. Per quanto riguarda invece i mozzi dello Sri Lanka presenti sulla C-Star, la risposta è quanto mai scontata: noi non possediamo la nave, che invece abbiamo preso in affitto solo per alcune settimane, non avevamo alcun diritto a scegliere l’equipaggio che è rimasto interesse dell’armatore. Non capisco oltretutto il perché di queste critiche: non dovrebbero essere sollevati coloro che ci accusano di razzismo?
Il passato della C-Star è lungo, visto che è una nave con circa quarant’anni di presenza nei mari. Prima di essere chiamata C-Star la nave possedeva un altro nome: “Suunta”, e batteva bandiera finlandese. Per quanto non reputiamo attività di anti-pirateria degli atti deplorevoli ci teniamo a ribadire che in passato, sotto altro nome, la C-Star aveva anche un altro armatore e che ciò che è successo prima e dopo del nostro contratto non ci riguarda.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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2 risposte a "Generazione Identitaria: ecco la nostra “dichiarazione di guerra” all’immigrazione di massa"

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