Sovranità è “totalitarismo”: la bugia degli anti-sovranisti

Come accennato nel primo post introduttivo sulla “sovranità“, benché il contrario sia stato teorizzato e messo in pratica, un altro obiettivo di questo “lavoro” di approfondimento, è mostrare come il concetto di sovranità non sia di per sé in contrasto con il concetto di libertà individuale, ma che anzi la libertà possa trovare e abbia trovato proprio in quello Stato – che in nome dell’anti-sovranismo si vuole abbattere – le necessarie garanzie e tutele.

In questo caso, basterà osservare (evitando di cadere in un banale “progressismo” storico-filosofico) l’evoluzione e analisi del concetto anche – ma non solo – in relazione all’evoluzione dello Stato moderno. Scopriremo (e spiegheremo) così come, superata la visione privatistica e poi assolutistica della sovranità, messe da parte le più o meno numerose “deroghe” in materia da parte dei totalitarismi di ogni colore, rimanga un’idea di sovranità come sovranità dello Stato (e quindi del Diritto) che, nelle diverse accezioni di sovranità della Nazione o sovranità del Popolo, sottintendono comunque una sovranità che appartiene ad una comunità, che si esprime nell’ordinamento stesso che la comunità ha “scelto” (vedremo il perché delle virgolette nella definizione stessa del termine che daremo) di darsi e che questo potere, dunque, non è più intrinsecamente “altro” rispetto al singolo individuo.

Si tratta di una sovranità che è, dunque, potenzialmente espressione della comunità di popolo, in cui il principio di libertà non si trova già teoricamente in opposizione rispetto al potere.

Ora, premettendo che il concetto di libertà assoluta si scontra oggettivamente con la dimensione sociale a prescindere dall’esistenza o meno di un ordinamento giuridico (poiché siamo stati, siamo e saremo sempre costretti a valutare ed eventualmente subire le potenziali conseguenze e reazioni delle nostre azioni); considerando che in un ipotetico stato di natura (assenza di ordinamento giuridico) questo scontro è regolato dalla forza e/o dal libero arbitrio dei singoli e/o dei gruppi; con l’introduzione dello Stato di diritto e della sovranità nella sua accezione moderna, le regole sono stabilite appositamente per gestire lo scontro eliminando o quanto meno limitando la soggezione a forza e libero arbitrio. La aspirazione a una libertà legittima trova potenziale tutela esattamente nello Stato.

Dunque, superato il concetto di onnipotenza del potere, superata ogni forma di tirannia, totalitarismo e statolatria, il potere sovrano non può che avere il suo limite nella libertà personale degli individui. Ed è questa una conquista essenziale che la modernità rivendica per sé ma che di questi tempi, all’occasione, i teorici della politica sembrano voler ignorare per spingersi ancora oltre in una paradossale lotta contro il potere sovrano che mette a rischio il diritto, la “democrazia” e l’organizzazione sociale stessa.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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