“Essere comunità”, ma per davvero: una critica al libro di Marco Scatarzi

“Essere comunità”, testo edito nel 2017 da una casa editrice giovane come “Passaggio al Bosco” e scritto da Marco Scatarzi, è un libro che offre spunti contrastanti.
Titolo e copertina fanno ben sperare e, senza dubbio, si tratta di un libro che, con chiarezza, riassume le criticità della modernità ed esprime una visione del mondo condivisibile.
Il punto è che, però, la impostazione fin troppo marcatamente finalizzata alla definizione e comprensione del concetto di comunità militante e del ruolo che il singolo dovrebbe svolgere in essa, finisce per far risultare inappropriati, se non contraddittori, i pur graditi e sperati riferimenti alla comunità in senso generale e “sociologico” (realtà la cui riscoperta, in questo particolare momento della storia europea, risulterebbe senz’altro più centrale rispetto alle solite conventicole ideologiche – o pretese “élite”, che dir si voglia – su cui invece si concentra ancora l’attenzione.
In questione, dunque, non c’è una legittima scelta tematica in merito alla quale ci sarebbe poco da criticare, ma l’impressione che (a destra) si sfugga e si continui ancora a sfuggire colpevolmente alla questione stessa posta dal titolo: essere comunità.

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Poste, al via (a rilento) le assunzioni ma il precariato resta la regola

In Poste Italiane, dagli inizio Novanta, sono andati in pensione circa 90mila lavoratori. Ma, a fine anni Novanta, la politica aziendale di quello che era ancora l’ennesimo ente pubblico inefficiente utilizzato dalla politica per smistare favori vide, insieme alla privatizzazione, una obbligatoria svolta e, così, anche il taglio di circa 20mila posti in quattro anni. Per rimpiazzare almeno parzialmente il personale carente si cominciò così ad assumere decine di migliaia di giovani precari con contratti a tempo determinato. A parte la cosiddetta sanatoria del 2006, a cui si arrivò per siglare la pace con i numerosissimi “ricorsisti” e che portò ad un accordo per l’assunzione di 13mila persone e la creazione di una graduatoria per altre 17mila persone nel settore del recapito, le assunzioni divennero un miraggio.

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“Rosso Istria”, il film sulle foibe e sulla sinistra auto-razzista

Quando esci dalla sala, i mal di pancia per la riuscita cinematografica del film passano istintivamente in secondo piano dopo le toccanti scene che chiudono il film, tra commozione e rabbia. Al di là di tutto, infatti, “Red Land – Rosso Istria”, opera prima da regista dell’attore italo-argentino Maximiliano Hernando Bruno, merita supporto e certamente merita di essere visto, perché racconta una pagina di storia politicamente scomoda, perché racconta di ingiustizie taciute, perché lo fa in maniera obiettiva e perché, tutto sommato, la resa scenica è accettabile.

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La carovana di migranti che sfida la sovranità degli stati: migliaia in marcia per attraversare il confine Usa

Le prime centosessanta persone sarebbe partite il 12 ottobre scorso da San Pedro Sula, in Honduras, una delle città con il tasso di omicidi più alto al mondo, ed in pochi giorni avrebbero raggiunto il Guatemala per poi arrivare, in poco meno di due settimane, a Ciudad Hidalgo, in Messico.

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E’ ora che la destra radicale decida che vuol fare da grande

Risultati immagini per marcia su romaTra quattro anni sarà il centenario della Marcia su Roma, di cui ieri ricorreva il 96esimo anniversario. Ma, a quasi un secolo dalla presa del potere del fascismo e dalla sua fondazione, con gli eredi che non superano l’1% alle elezioni politiche e i tempi del Msi (che mai aveva comunque superato il 10%) finiti da un pezzo, Anpi, centri sociali e sinistra nostrana e internazionale, rilanciano quotidianamente il pericolo fascista e sembrano vederlo un po’ ovunque. Perché?

Esiste chiaramente un problema di obiettività storica, filosofica e politica da parte degli avversari del fascismo, attribuibile agli avvenimenti cruenti connessi alla Seconda Guerra Mondiale e all’antisemitismo che il regime nazista “esportò” in un’Italia allora alleata. E c’è sicuramente un racconto distorto degli anni Settanta che risente di quegli avvenimenti precedenti.
E’ chiaro che, in nome di un approccio storico-politico serio, quel sensazionalismo andrebbe superato e che, invece, nessun cambio di rotta si intravede all’orizzonte ma, anzi, il politicamente corretto sembra esasperare questo scontro, con una definizione di fascismo sempre più estesa e sempre più astratta affibbiata a chiunque non sia “progressista”/”globalista”.
Ma un’analisi seria dei fatti, della storia e delle idee non dovrebbe permettere che la discussione ufficiale sul tema rimanga ferma al concetto di “male assoluto”; al contrario, un quadro più realistico e meno negativo potrebbe tranquillamente coesistere con un giudizio negativo del fascismo e il rigetto di aspetti ritenuti impresentabili.

Detto questo, sarebbe anche ora che la destra radicale che si richiama al fascismo facesse un po’ di autocritica. Continua a leggere