La “crisi di successione” che ci lascia indifferenti

Renzi e Conte protagonisti della crisi di governo

ABITUATI AD UN REGIME AUTOREFERENZIALE, LA “CRISI DI SUCCESSIONE” CI LASCIA DEL TUTTO INDIFFERENTI

“Nessun post sulla crisi di governo?”

No, perché Rivoluzione Romantica si occupa di politica, di cultura, di società, non di deprimenti giochi di palazzo, voltafaccia e marionette.

L’unica cosa “interessante” da osservare è che questa crisi passa sopra le teste della gente lasciandola del tutto indifferente.
Come popolo, siamo ormai abituati ad un regime di governo simile a quelle forme dittatoriali o monarchiche che risolvono da sé i loro problemi di successione.
La cosa non ci riguarda neanche.

Quello che sta accadendo non è coinvolgente, non è appassionante, non ci chiama in causa: la de-democratizzazione del potere politico ha raggiunto il suo scopo.
Ci ha fatto capire che il nostro voto, il nostro parere, è inutile.

Ci hanno fatto capire che tanto le decisioni che prendono, i governi che formano, non dipendono da noi e, per le faccende più rilevanti, non dipendono neanche da loro ma da anonimi organismi sovranazionali non rappresentativi o addirittura semi-privati.

MISSIONE COMPIUTA: LE NUOVE GENERAZIONI SONO INDIFFERENTI ALLA POLITICA

Le nuove generazioni, non a caso, non sono interessate alla politica. Quella che fino agli anni Novanta era la cultura della partecipazione è morta. Parlare di politica è fuori moda, anche perché le nuove generazioni sono le meno ribelli di sempre. Non hanno interesse a cambiare le cose, abbracciano il politicamente corretto delle multinazionali e non a caso le reti sociali più usate sono Instagram e Tik Tok. Facebook è già troppo per chi non ha niente da dire, niente da pensare, niente da osservare.

Insomma, la missione è compiuta.
Non c’è nessuno che sia più facile da governare di qualcuno che non è interessato a chi lo governa ed a come lo fa, educato alla “resilienza”, ovvero a fare o non fare quello che gli dicono senza obiettare, col sorriso.
Snowflakes in balia dell’informazione ufficiale, ovvero di quello che dicono dall’alto. Educati a non dubitare del governo e dei giornali.

Una generazione così controllata e controllabile da rendere impossibile ogni vera protesta, così indifferente al tema della libertà e del controllo da essere totalmente e inconscientemente nelle mani del regime politico-economico attuale.

Che analisi dovremmo fare di una crisi politica così autoreferenziale?
Più che una analisi su quello che accade, ecco l’unico aspetto degno di nota.

Emmanuel Raffaele Maraziti

Sindrome del traditore, conformismo e convenienza: il problema sono le dinamiche delle organizzazioni e del potere

Quanto accade al M5S è quanto, di norma, accade sempre nelle organizzazioni: si aderisce per una causa e raggiungere uno scopo e poi si rimane impigliati nella logica del branco.

Subentrano la “sindrome del traditore”, il conformismo o la semplice convenienza, che ti impediscono di protestare o di andare via: è uno schema che funziona oseremmo dire sempre.

Perfino gente come Alessandro Di Battista, che pure ha lasciato la poltrona, ora invita a “stare uniti” e a salvare Conte, a costo di fare alleanze con chiunque.
Fare alleanze con chiunque, peraltro, non sarebbe neanche un peccato mortale, se riesci a farle a vantaggio delle tue idee.
Se, però, devi dare in cambio qualcosa che, altrimenti, non daresti o che non dovresti dare, allora hai già tradito.
Se le alleanze non servono più la tua causa, hai già tradito.

Il Movimento ha rotto con il passato progressivamente, ma l’alleanza con il Pd è stata decisiva.
Non solo perché avevano promesso di non farci mai un’alleanza, ma perché quell’alleanza lo ha trasformato in un’altra cosa.
Su Rivoluzione Romantica avevamo sottolineato il linguaggio accentuatamente moderato del discorso di Conte per la fiducia al suo secondo governo.
Quel discorso era un voltafaccia inquietante a tutta la storia del Movimento. Il preludio a tanti altri tradimenti, come il limite dei mandati, la trasparenza dimenticata, la democrazia messa da parte, Gentiloni in Europa, i verbali secretati e tantissimo altro.

Eppure, il movimento è là, rimane in piedi e c’è chi lo sostiene ancora. Perché?
Per le ragioni esposte poc’anzi, che dipendono molto dai comportamenti tipici dell’uomo e dei gruppi, più che dalla politica in sé: “sindrome del traditore”, conformismo e convenienza.

Sono questi fattori che mantengono in piedi regimi totalitari, abusi di potere, partiti corrotti ma anche organizzazioni mafiose e realtà omertose. E non sono elementi tipici solo dei grandi partiti, anzi: si esprimono in altro modo ma sono presenti anche nei movimenti cosiddetti radicali, di destra e sinistra.

Se vai via sei un infame, se non accetti tutte le direttive sei un traditore, se critichi sei un rompipalle a prescindere.
Il conformismo, ovvero la paura di trovarsi solo contro il gregge, insieme alla convenienza fanno il resto.
E’ così, nel bel mezzo di un malinteso senso della disciplina, muoiono libertà e giustizia.

ECCO PERCHE’ RIVOLUZIONE ROMANTICA E’ INDIPENDENTE

Rivoluzione Romantica non sostiene alcun partito o movimento, quindi, non solo perché non si ritiene rappresentata da nessuno di questi, ma anche perché non accetta questa logica e ritiene impossibile rimanere imparziali ed obiettivi essendo vincolati dall’appartenenza.

POPOLO CONTRO POTERE: SIAMO SOLI

Quanto alla politica istituzionale: il vertice di ogni struttura di potere finisce inevitabilmente per essere manovrato, utilizzato o corrotto. L’unica arma nelle mani del popolo è l’auto-rappresentazione e, collateralmente, l’utilizzo di movimenti e partiti per portare avanti le proprie istanze.
Insomma, rovesciare il tavolo e tenere sempre presente la dialettica insormontabile Popolo vs Potere, in cui il popolo è naturalmente in una situazione di debolezza contrattuale.
Se non altro finché non acquista coscienza di sé e capacità di auto-organizzarsi, non per fare tutto da solo, ma per fare pressione su chi comanda.

Spagna: le scuole smetteranno di “parlare” spagnolo?

La nueva Ley Celaá explicada en 30 claves

Domenica scorsa, in tutta la Spagna, la piattaforma “Mas Plurales” ha organizzato con grande successo una serie di manifestazioni contro l’approvazione della cosiddetta legge Celaá da parte del Congresso. Ma, ieri, nonostante tutto, la legge è stata approvata ieri in via definitiva grazie all’ok del Senato.

Di cosa si tratta?
Secondo la destra di una legge ideologica, che vuole indottrinare gli studenti con teorie “gender free“, cancellare la religione e che, per restituire ad autonomisti ed indipendentisti il favore dell’appoggio al governo, abolisce il castigliano (ovvero lo spagnolo) come lingua veicolare nelle scuole.

Tra poco vi spiegheremo tutto nel dettaglio e vi diremo cosa c’è di vero.
Prima, però, faremo un piccolo passo indietro necessario a capire la questione linguistica aperta in Spagna ed il suo significato politico-sociale.

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Negazionisti? Tutt’altro! Ecco cosa avremmo fatto al posto di Conte

Qualcuno, commentando sulle nostre reti sociali o contattandoci in privato, ha mosso una critica al nostro articolo sulla letalità del covid-19 (“Covid: i dati non giustificano la dittatura Conte) che merita di ricevere una risposta.
Dopo tutto, le critiche costruttive (al contrario degli insulti o delle critiche prive di argomentazioni) servono a perfezionare il proprio punto di vista o quello altrui, ecco perché le accogliamo con favore.

Sullo sfondo di un approfondimento che è stato molto letto e apprezzato, la critica era ampiamente attesa e si può riassumere così:

1) il tasso di letalità del covid è basso ma è comunque molto più alto di quello dell’influenza e, senza misure adeguate, provocherebbe una mortalità senza paragoni;

2) il discorso sulla letalità conta relativamente, perché il problema vero, a cui si vuole rispondere con lockdown e restrizioni, è il sovraccarico insostenibile del sistema sanitario.

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Covid: il negazionismo inventato per zittire le critiche

Qualche giorno fa, FanPage titolava: “vescovo negazionista muore di covid“. Poi, aprendo l’articolo, si scopriva che, in realtà, il vescovo non negava l’esistenza del covid. Il titolo, insomma, era una fake news.

Come questo, negli ultimi mesi, si sono visti centinaia di altri casi in cui intere piazze sono state etichettate come negazioniste, seppur quelle piazze non fossero lì per negare l’esistenza di un virus, ma solo per opporsi alle scelte del governo. In realtà, nessun movimento politico, seppur radicale, e nessun gruppo con una purché minima rilevanza sostengono che il covid non esiste.

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