La rivoluzione impossibile

Per anni, decenni, secoli la rivoluzione è stata il sogno dei giovani più entusiasti, un sogno dipinto generalmente considerato “di sinistra”.
Ma quindi solo la “sinistra” è rivoluzionaria?
Ed i giovani sono ancora quegli entusiasti sognatori della rivoluzione come nel passato passato o la cultura della “resilienza” ha tolto loro il fascino della ribellione?
Cosa c’è all’origine di una rivoluzione?
E, per finire, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, è ancora possibile fare “la rivoluzione”?

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Soberanía, antes de la derecha y de la izquierda

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En el debate político se habla mucho de la soberanía: esto es porque son necesarias algunas puntualizaciones, considerando que sobre el tema hay mucha confusión, incluso en el mismo frente soberanista.

¿QUE ES EL SOBERANISMO?

Para entenderlo, serian necesarios algunos pasajes:

  • comprender cuales son, que piensan y cómo se diferencian entre ellos los partidos y los movimientos que simpatizan o se identifican con esta definición;
  • entender qué características definen un partido de movimiento soberanista según sus detractores;
  • por último, entender si la referencia al término “soberanía” resulta adecuado o si (y en qué medida) se trata de una mistificación o de una derivación ideologizada de la palabra, redefiniendo así más correctamente el concepto del “soberanismo”, depurandolo de las contingencias.

Todo esto permitirá también explicar porqué el “soberanismo” da miedo y si este miedo es justificado o no. De momento, pero, nos limitaremos a explicar basicamente de que estamos hablando.

En primer lugar, hay que subrayar que todo este nuevo debate nace de la suma de la dialéctica derecha/izquierda tradicionalmente dominante a una creciente contraposición entre soberanistas y anti soberanistas/globalistas, que se acentuó progresivamente junto a una visibilidad aumentada (a partir de la Segunda Guerra Mundial) del poder de los organismos de gobierno supranacionales a nivel mundial.

Estos organismos, en el ámbito de la Unión Europea, se añaden a los continentales, uniendo la cuestión globalista al debate sobre el futuro y la naturaleza de lo que nació como Comunidad Europea.

SOBERANISMO NO ES POPULISMO

Esto ya es suficiente para darse cuenta de la diferencia entre soberanismo y populismo, el cual se funda específicamente sobre la oposición pueblo-élite.
De hecho, no parece necesario que el soberanismo reclame esta contraposición, considerando que la soberanía no es de derecha ni de izquierda y las precede. Sin embargo, ambos términos han terminado uniéndose ya que las élites parecen estar completamente alineadas con el frente globalista.

SOBERANISMO NO ES DERECHA

Por la misma razón, no se da por hecho que el soberanismo sea de derecha (y por ello existe un soberanismo de izquierda), aunque en el frente soberanista se encuentra sobretodo la derecha.
El resultado es la paradoja por la que la misma izquierda institucional se haya encontrado junto a las élites en el frente globalista, abandonando así su papel (hipotético) de defensor del pueblo y, específicamente de las clases obreras.

SOBERANISMO NO ES RACISMO, NO ES AISLACIONISMO, NO ES CLERICALISMO: ES INDEPENDENTISMO

Esto explica porque la defensa de la soberanía pueda y tenga que preceder, en lugar de sustituir, las ideologías políticas de derecha y de izquierda, considerando que por soberanismo se entiende la oposición al plan de englobamiento de las comunidades nacionales al interior de un orden unificado (a nivel mundial en su máxima expansión).
De hecho el soberanismo no es fanatismo nacionalista, no es aislacionismo, no es racismo, no es clericalismo ni obligatoriamente populismo. El soberanismo no es otra cosa que la determinación de conservar la independencia de los pueblos (y de los estados nacionales que se consideran expresion de dichos pueblos). Dicho esto, el debate ideológico permanece totalmente abierto.

Emmanuel Raffaele Maraziti

Sovrainformazione e precariato hanno ucciso il giornalismo

Nel 2011, con un contratto di collaborazione a progetto, venivo “retribuito” (dall’allora editore Citrigno di “Calabria Ora”) 0,04 euro a riga, senza peraltro l’impegno ad una “fornitura” minima. Il secondo contratto che ho avuto era un contratto simile ma con retribuzione “fissa” di appena 100 euro mensili. Fatto sta che in due anni, con oltre 300 articoli pubblicati, non raggiungevo il minimo retributivo richiesto per ottenere il tesserino di “pubblicista”. Nonostante questo, l’Ordine dei giornalisti della Calabria mi permetteva di accedere e superare regolarmente la prova d’esame, senza chiarire se, dopo aver pagato quanto dovuto, la richiesta sarebbe stata comunque respinta per mancanza dei requisiti retributivi. Così ho lasciato perdere.
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Ho continuato a collaborare con altri quotidiani locali e periodici, con retribuzioni occasionali e minime o, in molti casi, gratuitamente. La storia era sempre la stessa: “in cambio ti aiuteremo ad avere le carte in regola per ottenere il tesserino”. Tradotto: “emetteremo fatture false e, in cambio della tua collaborazione gratuita, sarai giornalista” (se manterranno la promessa – quindi, non nel mio caso – o non spunterà qualche altro ostacolo burocratico).
Mi sono guardato intorno: la situazione era simile per tutti: è così che ho iniziato a capire che qualcosa nel giornalismo non funzionava e ho fatto per conto mio.
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Perché lo racconto?
Perché è  un problema sistemico e porta dritto, non solo alla scomparsa di una professione essenziale, ma al disastro attuale dell’informazione e, quindi, ad una forte distorsione della democrazia.
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IL GIORNALISMO MUORE DI PRECARIATO

sovrainformazione Archivi | La Voce dell'IsolaSecondo uno studio dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, a fine 2016, l’Ordine dei Giornalisti contava 112.397 persone: tra questi, meno di 30mila erano i giornalisti professionisti (29.229), mentre nella maggior parte dei casi si trattava di giornalisti pubblicisti (75.459), una categoria in crescita da anni rispetto ai professionisti. Singolarmente, i praticanti risultavano peraltro soltanto 974, il che difficilmente corrisponde a quanti scrivono per qualche testata senza essere ancora giornalisti (io stesso, non sono mai stato registrato come praticante e, tra i tanti collaboratori conosciuti, pochissimi lo erano).
Nel ’75 gli iscritti all’ordine erano il 304% in meno (13.237 professionisti e 6.694 pubblicisti) e i pubblicisti erano molti meno (il 48% contro il 67% di oggi).
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Cosa vuol dire? Che il settore si sta precarizzando sempre di più.

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Uno “Stato del Lavoro” a difesa di lavoratori e imprese: l’ultima “lotta di classe” è contro il capitale finanziario

La “lotta di classe” tra lavoratori e imprese è un fatto: è la naturale e giusta contesa per i diritti, l’organizzazione del lavoro, i rapporti di proprietà e di distribuzione.
Ma è stata la deviazione ideologica marxista ad imporre l’idea che la lotta di classe dovesse portare per forza alla “dittatura dei lavoratori” e/o alla scomparsa dello Stato, del mercato e all’azzeramento di ogni differenza sociale.
E’ quindi necessario ripartire da lì, depurando però ogni analisi da pregiudizi ideologici.
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Ma, in una prospettiva banalmente bidimensionale, per cui stai con i lavoratori o stai con i “padroni”, è normale che nessuno schieramento abbia dato peso ad un’altra “lotta di classe” che la globalizzazione ha acutizzato: quella tra le (piccole e medie) imprese e le imprese multinazionali, tra capitale produttivo e capitale finanziario.

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Piccole imprese: “il coronavirus ha solo aperto il vaso di Pandora”

Per affrontare l’ermegenza Covid-19, il governo Conte ha messo al momento a disposizione 25 miliardi, con un effetto “leva” – secondo il ministro dell’Economia Roberto Gulatieri – di 350 miliardi. Lo stesso Conte ha ammesso che non saranno sufficienti e, ad aprile, sono attese ulteriori misure. Il crollo annunciato del Pil, del resto, sarà di portata storica, con effetti disastrosi sul presente ma, soprattutto, sul futuro.
Tra le misure a sostegno delle imprese, ha fatto però discutere soprattutto il bonus di 600 euro, quello che, inizialmente, sembrava dovesse essere un “premio” una tantum per pochi “fortunati”, assegnato in una sorta di “click day”, e che, in seguito alle proteste, dovrebbe invece essere confermato anche ad aprile per tutti gli autonomi.
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Ma cosa pensano i piccoli imprenditori del decreto “Cura Italia”?
Perché questi malumori? Davvero è tutta colpa del coronavirus?
Per avere qualcosa risposta, abbiamo provato a fare queste domande direttamente ad una “partita iva”.
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