Anne Frank, il clamore “partigiano” e quegli adesivi che non fanno ridere. Ma sui social sembra di sentire la Guzzanti: “e allora le foibe?”

Nell’Iliade, quando Achille uccide Ettore, l’elemento che indigna è lo scempio del cadavere, la mancata restituzione del corpo al re Priamo. Ettore era morto in battaglia, era un guerriero, un soldato, averlo ucciso rientrava nelle logiche, ma non rientrava nelle logiche tutto il resto.
Anne Frank non è morta in battaglia, non era un soldato, era un civile, era una bambina, averla uccisa certamente non rientrava nelle logiche, tanto più non rientra nelle logiche lo scempio del suo cadavere o della sua immagine. E, trascorsi circa un paio di millenni dai tempi di Omero, forse dovremmo aver recepito il messaggio (che pure, allora, non valeva per tutti, se è vero che le brutalità sui civili nelle guerre antiche erano all’ordine del giorno).

Non è una logica che vale solo per le vittime ebree della persecuzione nazista, è una logica che dovrebbe valere per tutti. Anche per bambine come Giuseppina Ghersi naturalmente, uccisa dai partigiani e la cui targa in suo onore è stata osteggiata recentemente proprio dall’Anpi: Giuseppina era fascista, hanno detto. Anne Frank era ebrea, hanno detto. Quel farsi forza nel branco e nell’ideologia del branco, che spesso conduce alle peggiori viltà, ha ucciso sia la Ghersi che la Frank. Non sarebbe mai dovuto accadere. Continua a leggere