INFO

PERCHE’ RIVOLUZIONE ROMANTICA

Lo stalinismo fu una rivoluzione senza romanticismo”. Mi trovai di fronte a questa frase, qualche tempo fa, leggendo un libro di storia dell’Unione Sovietica. Non molto tempo dopo, a proposito delle mie idee, qualcuno mi disse: “tu sei un romantico“.
Lo presi come un complimento e, al di là delle accezioni culturali date, mi innamorai di quel termine, che restituiva alla perfezione la purezza di un idealismo disinteressato, lo feci mio e, nel 2013, registrai questo dominio: Rivoluzione Romantica.
Ecco, dunque, la “linea editoriale” di questo “blog”.

Ogni rivoluzione che non si ferma davanti agli errori, davanti alle ingiustizie, spietata e cieca di fronte alla realtà, burocraticamente violenta contro ogni esitazione, che implacabilmente opera sentendosi presuntuosamente spinta dalla “Storia” e che dimentica l’uomo, non è una rivoluzione di fronte alla quale si può soltanto stare a guardare, qualsiasi colore politico abbia. Questo è il senso di una “Rivoluzione Romantica”, concetto che, dunque, in positivo, non implica la rinuncia all’azione rivoluzionaria né comporta un’opposizione frontale rispetto ad una volontà di cambiamento generale nella quale ci si identifica.
Rivoluzione Romantica, infatti, non è altro che azione costruttiva e pensiero critico anche all’interno di una identità precisa, che si intende anzi difendere da un conformismo che uccide le menti e, così, le idee stesse.

D’altronde, nascondere gli errori impedisce una crescita sana ed un vero miglioramento e, spesso, sottintende un metodo che ignora ideologicamente la realtà dei fatti, sostituendo il mezzo con il fine, l’interesse di “partito” con il risultato. Più di ogni altra cosa, dunque, una Rivoluzione Romantica non accetta dogmi come punto di partenza e, al tempo stesso, rifiuta di focalizzarsi sul fine senza valutare la legittimità dei mezzi.
Infatti, non tutto ciò che è utile è legittimo: se perde da un punto di vista etico, una rivoluzione non ha senso di esistere e, se passa sopra la libertà degli uomini, non ha nulla di rivoluzionario.

Perciò anche in fase propositiva e di “ricostruzione”, Rivoluzione Romantica crede che l’etica degli uomini sia più rilevante dei modelli teorici, che praticamente non contano quasi nulla: nessun modello perfetto regge senza che una corrispondente consapevolezza si sia affermata in maniera generalizzata. La rivoluzione, quindi, parte dall’individuo che agisce in maniera rivoluzionaria in ogni ambito della propria vita: privata, lavorativa o comunitaria. In ogni caso, anzi, proprio per questo non è mai esistito un modello teorico di Stato che non sia destinato a fallire: pace e giustizia sono conquiste per le quali è necessario lottare e non sono mai per sempre. La “politica” è esattamente questa lotta, condotta su vari piani, per influire direttamente o indirettamente sull’organizzazione sociale e su questa consapevolezza generalizzata. E’ lotta e non può che essere tale ma, come abbiamo detto, non per questo la violenza è sempre legittima: la violenza non è mai legittima quando non è immediatamente necessaria a difendersi da chi intende concretamente ledere la nostra persona e/o la nostra libertà.

RIVOLUZIONE ROMANTICA: LE IDEE GUIDA

L’approccio anti-ideologico del blog esclude le ricette aprioristiche, ma non impedisce in alcun modo il maturare di una identità precisa fondata su una serie di principi guida: un laicismo anticlericale in nome della necessaria supremazia dello Stato; la difesa della libertà personale; il sovranismo come diritto e dovere dello Stato di essere altrettanto libero di autodeterminarsi; un patriottismo identitario che è amore per la propria terra del tutto coerente con la tutela delle specificità nazionali e, quindi, delle diversità tra i popoli; una dimensione spirituale come orizzonte sia individuale che comunitario; la conseguente promozione di un’etica “aristocratica” in tal senso; uno Stato sociale che testimoni in fase organizzativa il legame comunitario ed una legislazione quanto più vicina possibile alle esigenze ed alla tutela dei lavoratori; un certo scetticismo rispetto alla capacità del mercato di auto-regolarsi, nella convinzione che a regolarlo debba essere lo Stato, ad esempio tutelando la libertà di iniziativa privata contro le grandi concentrazioni di potere e riservandosi la possibilità di intervenire direttamente laddove sono in gioco interessi pubblici e strategici.

In maniera conforme ai principi appena esposti e nel rispetto delle sensibilità religiose altrui, sarà inoltre possibile individuare una personale ispirazione – che non si traduce, quindi, in adesione “dogmatica” – nella figura rivoluzionaria di Cristo e nel Cristianesimo. Proprio in virtù di quanto è stato detto, non solo è riposto il massimo rispetto in ogni altra manifestazione autentica dello spirito e del sacro, ma non saranno mai sminuite, anzi, saranno sempre tenute in grande considerazione le radici culturali e religiose pre-cristiane e romane dell’Europa, con buona pace dei fanatici di ogni schieramento.

E’ importante inoltre ribadire che Rivoluzione Romantica mette al primo posto l’indipendenza nazionale ma non disprezza gli altri popoli e, soprattutto, auspica una vicinanza concreta tra i popoli europei, fratelli di sangue e di spirito, perché Rivoluzione Romantica rifiuta con sdegno il razzismo (alla pari di ogni prepotenza verbale o fisica) e pure non teme di essere identitaria.

IN CONCLUSIONE: LIBERTA’ E DOVERE

Rivoluzione Romantica, dunque, perché non c’è verità spirituale o politica che possa essere imposta con la forza a dispetto della libertà personale: impedire agli individui il pensiero vuol dire ingabbiarli, creare un popolo di schiavi, ucciderne la vitalità, l’impulso e l’ingegno. Non insegnare il rispetto del prossimo ed il valore del confronto è il peggiore degli insegnamenti. In ogni caso, però, non è il “diritto soggettivo” a dettare la linea politica e lo Stato – sacralizzato nella sua funzione, in quanto espressione unitaria di un popolo nei suoi elementi essenziali da un punto di vista etnico-culturale – ha una sua propria libertà e identità da difendere. Peraltro, se pur la dimensione spirituale è senz’altro individuale, è ovvio che le tradizioni religiose della popolazione, insieme agli altri elementi di natura culturale, storica e consuetudinaria, costituiscono lo scheletro della morale e del diritto di uno Stato. Perciò anche difendere, entro i limiti dati, questa identità è facoltà di uno Stato laico, libero e sovrano.

Quanto ai principi specifici di cui Rivoluzione Romantica si fa portatrice, è chiaro che questo non implica la rinuncia a mettere sempre in guardia dall’altra faccia della medaglia.
Ad esempio, promuoviamo il rispetto delle gerarchie ma non il gerarchismo, la libertà ma non il soggettivismo, la disciplina ma non il conformismo, la giustizia ma non il giustizialismo, il garantismo ma non il buonismo, un atteggiamento pacifico ma non il pacifismo, la tolleranza ma non l’immigrazionismo e, infine, il rispetto per l’autorità ma non il legalitarismo, alla luce di una concezione laica e perfettibile del diritto.
L’idea di “Legge” e “Diritto” è un principio d’ordine che è alla base della civiltà ma non coincide ovviamente e semplicisticamente con le “leggi” in vigore.
Quanto al concetto di “Diritto”, inoltre, è indubbio che rappresenti un argine contro l’arbitrio e il caos ed ecco perché deve sempre legittimare l’azione dell’autorità anche nell’uso della forza. Ma, pur non essendo tutto ciò in cui si esaurisce l’autorità, la forza è a sua volta causa originaria oltre che strumento dell’autorità stessa, a seconda delle circostanze di tempo: ecco il “mistero” della sovranità statale.

Alla luce di queste considerazioni, è certo che obbedire in vista di un bene comune è cosa nobile: del resto, la disciplina è effettivamente anche produttiva ed efficace. Ma, al tempo stesso, una disobbedienza proporzionata, in quanto esercizio critico o in quanto protesta, non è per forza in contrasto con il rispetto del concetto stesso di “Autorità”: ecco perché necessita di adeguate “valvole di sfogo”, che consentano la non-cristallizzazione dei meccanismi gerarchici ed un’efficienza giusta.
In questo senso, la disobbedienza non è sempre un atto individualista.

Rivoluzione Romantica, quindi, è determinata a scivolare con coerenza in mezzo a queste logiche binarie ingannevoli, che danno solo la cifra di una politica pensata attraverso il filtro opprimente dell’ideologia e delle soluzioni preconfezionate.
La banalità è il peggiore dei mali. Libertà e dovere possono coesistere solo nell’anima di un popolo che non lo è.

CHI SCRIVE LE NOTIZIE?

Rivoluzione Romantica è un blog creato e curato da Emmanuel Raffaele Maraziti, al quale vanno anche riferiti tutti i contenuti non esplicitamente attribuiti ad altri autori. I contenuti del sito sono inediti quando non diversamente indicato; sono invece da intendersi come precedentemente pubblicati su altre testate, non solo quelli in cui viene esplicitamente citata la fonte, ma anche i post contrassegnati dalla firma in fondo alla pagina e, generalmente, dalla data di pubblicazione originale.

Annunci