Body positive, figuraccia del governo spagnolo: protesi cancellate e modelle non pagate

La campagna di body positive del governo spagnolo si è rivelata un boomerang: a una modella hanno perfino cancellato una protesi e tutte le foto sono state usate senza permesso.

E’ arrivata anche sui giornali italiani la campagna del governo spagnolo all’insegna del “body positive”.
Ed è stata accolta, ovviamente, dagli applausi della sinistra nostrana che poi, però, si è lasciata sfuggire lo scandalo che ha seguito l’iniziativa.

Ecco perché e di cosa si tratta.

A fine luglio, l’Istituto delle Donne, dipartimento del Ministero dell’Uguaglianza spagnolo, lanciava la campagna: “La playa tambien es nuestra” (“Anche la spiaggia è nostra”).
Punto “forte” della campagna una grafica (peraltro non esattamente ben fatta) in cui apparivano, accanto allo slogan poc’anzi enunciato, cinque donne considerate “fuori dagli standard estetici socialmente accettati”.
Una donna in carne, una coi peli sotto le ascelle, una con la cellulite, una priva di seno causa operazione e una coi capelli colorati.

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“Licenziato perché gay” ma poi ritratta: “era l’unico modo di far pubblicare la notizia”

In foto, Davide Sgrò

In un colpo solo, ci siamo trovati di fronte ad una dimostrazione del pessimo stato del giornalismo oggi e della strumentalizzazione delle tematiche lgbt.

Due giorni fa, svariate testate (regionali e non solo), titolavano all’unisono: “Licenziato perché gay: la battaglia di Davide Sgrò a Catanzaro”.
Oggi la smentita: lui o l’Agi (delle due l’una) si erano inventati tutto.

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“Don’t Look Up”: ecco perché guardare l’ultimo film con Leonardo Di Caprio

Cinematograficamente si sta parlando molto di “Don’t Look Up“, film con Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence uscito lo scorso dicembre, disponibile su Netflix, scritto e diretto da Adam McKay.

Lo abbiamo visto e, come facciamo nel caso di contenuti culturalmente interessanti, ne offriamo una breve analisi in prospettiva socio-politica.
Gli spunti al riguardo, in effetti, non mancano.

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“La Casa Gucci” sembra una soap opera

Puede ser una imagen de 5 personas y personas de pie

L’altro giorno ho visto “House of Gucci”.

Sono sempre curioso di vedere come vengono rappresentati gli italiani da parte del cinema straniero. Quasi sempre, infatti, il risultato è un’accozzaglia di stereotipi.

E, anche se non ho nulla contro gli stereotipi, è importante saper contestualizzare, usare il giusto registro e sapere di cosa si parla quando si tratta del caso concreto.
Se parli di Gucci, soldi, potere e di un delitto, ad esempio, non mi aspetto una rappresentazione macchiettistica.

Nel nuovo film di Ridley Scott, che si concentra sull’avvento di Patrizia Reggiani nella casa di moda Gucci, tutti i personaggi sembrano un po’ una macchietta, cinematograficamente parlando.
Ora, non so se questo ha qualcosa a che fare con la rappresentazione e la concezione dell’italianità negli Usa, ma resta il fatto che diversi elementi rendono artificiali recitazione e plot, facendo sembrare il film più una soap opera che un capolavoro del cinema.

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Ad Alicante il presepe più grande del mondo

Alicante ospita il presepe più grande del mondo

Istallato nella piazza centrale di Alicante già da martedì scorso, il presepe – che risulta al momento essere il più alto del mondo – sarà ufficialmente visitabile a partire da oggi e fino al prossimo 6 gennaio.

Con i suoi 18 metri, la scultura che rappresenta San Giuseppe raggiunge praticamente l’altezza di un edificio di quattro piani, fronteggiando maestosa la sede del Comune di Alicante, a due passi dalla vicina spiaggia del “Postiguet”.
Anche la Vergine Maria però non scherza: con i suoi 10,5 metri, infatti, raggiunge comunque una dimensione doppia rispetto al presepe messicano che attualmente detiene il record ufficiale (poco più di cinque metri per i genitori del Messia dei cristiani).
Poco più di tre metri, invece, per rappresentare Gesù appena nato.

L’opera, che pesa una tonnellata, è stata realizzata – dopo aver vinto un concorso pubblico – dall’artista alicantino José Manuel García Esquiva detto “Pachi”, che ha spiegato di essersi ispirato al modernismo alicantino di inizio XX secolo.

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