Del Solsticio a “Les Fogueres”: Alicante nos recuerda quiénes somos

[QUI LA VERSIONE IN ITALIANO]

Habría sido la edición número 92 de “Les Fogueres de Sant Joan“, pero las medidas de distanciamiento social nos las han robado.
Así que, ayer a medianoche, la tradicional “Palmera” cerró las celebraciones del día de San Juan Bautista y los fuegos artificiales iluminaron, una vez más, el cielo sobre el Castillo de Santa Bárbara de Alicante; pero, para asistir a la mágica “Nit de la Cremà“, deberemos esperar el 2021 – y ya ha empezado la cuenta atrás!

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Ya intenté explicaros el espíritu alicantino (“Alicante, la primera vez que te vi”), pero todo lo que escribí podéis entenderlo solo visitando la ciudad española durante las famosas “Hogueras de San Juan”.

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Dal Solstizio alle “Fogueres de Sant Joan”: Alicante ci ricorda chi siamo

La Palmera 2020 in una foto pubblicata dall’ayuntamiento di Alicante: ieri gli occhi della città puntati sul monte Benacantil ed il suggestivo Castello di Santa Barbara.

[AQUÍ LA VERSION EN CASTELLANO]

Sarebbe stata la 92esima edizione delle “Fogueres de Sant Joan”, ma le regole sul distanziamento sociale ce le hanno rubate.

E così ieri, a mezzanotte, la tradizionale “Palmera” ha chiuso le celebrazioni per il giorno di San Giovanni Battista: i fuochi d’artificio hanno ancora una volta illuminato il cielo sul suggestivo castello di Santa Barbara di Alicante ma, per assistere all’evento ed alla magica “Nit de la cremà“, toccherà aspettare il 2021 – ed è già partito il conto alla rovescia!
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Si, perché a spiegarvi lo spirito alicantino ci ho già provato (“Alicante, la primera vez que te vi”), ma tutto quello che ho scritto potete capirlo davvero soltanto visitando la città spagnola durante le famose “Hogueras de San Juan” (corrispondente in castigliano al valenziano “Fogueres”).

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Friends? “Nella serie troppi bianchi”: parola di “Ross”

Marta Kauffman, co-creatrice della celebre serie tv americana “Friends“, in onda per la prima volta dal 1994 al 2004 per ben dieci stagioni, ha dichiarato di sentirsi in colpa per “non aver fatto abbastanza” per promuovere la diversità nel suo show.
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“Vorrei solo aver saputo quello che so ora, avrei preso decisioni molto diverse”, riporta la Bbc.
Le sue parole seguono quelle di Lisa Kudrow, la “Phoebe” della serie, che al “Sunday Times”, nel maggio scorso, aveva spiegato: “sicuramente non non ci sarebbe stato un cast completamente bianco”.

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Sovrainformazione e precariato hanno ucciso il giornalismo

Nel 2011, con un contratto di collaborazione a progetto, venivo “retribuito” (dall’allora editore Citrigno di “Calabria Ora”) 0,04 euro a riga, senza peraltro l’impegno ad una “fornitura” minima. Il secondo contratto che ho avuto era un contratto simile ma con retribuzione “fissa” di appena 100 euro mensili. Fatto sta che in due anni, con oltre 300 articoli pubblicati, non raggiungevo il minimo retributivo richiesto per ottenere il tesserino di “pubblicista”. Nonostante questo, l’Ordine dei giornalisti della Calabria mi permetteva di accedere e superare regolarmente la prova d’esame, senza chiarire se, dopo aver pagato quanto dovuto, la richiesta sarebbe stata comunque respinta per mancanza dei requisiti retributivi. Così ho lasciato perdere.
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Ho continuato a collaborare con altri quotidiani locali e periodici, con retribuzioni occasionali e minime o, in molti casi, gratuitamente. La storia era sempre la stessa: “in cambio ti aiuteremo ad avere le carte in regola per ottenere il tesserino”. Tradotto: “emetteremo fatture false e, in cambio della tua collaborazione gratuita, sarai giornalista” (se manterranno la promessa – quindi, non nel mio caso – o non spunterà qualche altro ostacolo burocratico).
Mi sono guardato intorno: la situazione era simile per tutti: è così che ho iniziato a capire che qualcosa nel giornalismo non funzionava e ho fatto per conto mio.
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Perché lo racconto?
Perché è  un problema sistemico e porta dritto, non solo alla scomparsa di una professione essenziale, ma al disastro attuale dell’informazione e, quindi, ad una forte distorsione della democrazia.
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IL GIORNALISMO MUORE DI PRECARIATO

sovrainformazione Archivi | La Voce dell'IsolaSecondo uno studio dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, a fine 2016, l’Ordine dei Giornalisti contava 112.397 persone: tra questi, meno di 30mila erano i giornalisti professionisti (29.229), mentre nella maggior parte dei casi si trattava di giornalisti pubblicisti (75.459), una categoria in crescita da anni rispetto ai professionisti. Singolarmente, i praticanti risultavano peraltro soltanto 974, il che difficilmente corrisponde a quanti scrivono per qualche testata senza essere ancora giornalisti (io stesso, non sono mai stato registrato come praticante e, tra i tanti collaboratori conosciuti, pochissimi lo erano).
Nel ’75 gli iscritti all’ordine erano il 304% in meno (13.237 professionisti e 6.694 pubblicisti) e i pubblicisti erano molti meno (il 48% contro il 67% di oggi).
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Cosa vuol dire? Che il settore si sta precarizzando sempre di più.

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Reconciliar laicismo y cultura cristiana en la lucha contra el opresión

La Pascua que acaba de pasar, encerrados en casa, nos dio – quizás más que otras – la oportunidad de reflexionar sobre el significado de las cosas.
La cultura cristiana, nos guste o no, es una parte integral y fundadora de nuestra cultura. Pero es un hecho que, legítimamente, muchos no son creyentes.
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¿Es posible, por lo tanto, atribuir un sentido secular a una celebración similar y, más en general, a la cultura cristiana, reconciliando así el espíritu comunitario con nuestra herencia cultural?
Creo que sí. Continua a leggere