Il Terzo Paesaggio, anarchico e ribelle

Qual è il contrario del disegno e della progettazione di cui ci occupiamo su questo blog?
Verrebbe da dire, l’assenza di progettazione e di disegno, il caos, la terra incolta e il disordine.
La risposta è vera solo in senso antropocentrico.

[L’articolo è stato scritto, in spagnolo e inglese, per un blog di interior design disponibile cliccando QUI]

In assenza di progettazione umana, infatti, gli spazi vengono comunque occupati da altre specie che, a loro modo, conferiscono una funzione agli spazi e, in tal modo, intervengono su di essi, seppur in forma meno evidente rispetto alla specie umana.

Quasi vent’anni fa, l’agronomo e paesaggista francese Gilles Clément, proprio sulla base dell’osservazione di questi spazi, diede vita al Manifesto del Terzo Paesaggio.

Considerata la definizione stessa di Terzo Paesaggio (anche se forse non tutti ne colsero il senso), il manifesto nasceva con l’idea di puntare lo sguardo su questi spazi ma non affinché si intervenisse su di essi. Il manifesto, anzi, era piuttosto l’invito a non far nulla rispetto ad essi e, più in generale, a fare il meno possibile.

Il Terzo Paesaggio, costituito dal complesso degli spazi abbandonati, dagli spazi residuali, da quelli mai toccati dall’uomo e dalle riserve, è infatti, secondo Clément, “uno spazio che non esprime né potere né la sottomissione al potere”.
In quanto spazio che sfugge all’antropizzazione, il Terzo Paesaggio è in un certo senso anarchico ed è, probabilmente, proprio l’esaltazione di questo suo aspetto “romantico” il fine ultimo del manifesto di Clément, che non a caso introduce il concetto facendo riferimento a quello ben più politico di Terzo Stato.

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La tetta “femminista” di Victoria

Chiariamo prima di tutto una cosa: se una donna vuole mostrare le mammelle, credo che debba poterlo fare in tutta libertà.
Anzi, ben venga perché, da non-asessuati, le mammelle ci piacciono. Anche quelle piccole di Victoria.

Ma è il caso di sottolineare che la polemica che riproponeva ieri la stampa, sull’onda del movimento “Free the nipple” (“Libera il capezzolo”) e dopo la “censura” del capezzolo di Victoria dei Maneskin in concerto, è quanto meno carente e contraddittoria dal punto di vista teorico.

L’accusa che la polemica porta con sé è la solita: “la società patriarcale censura il corpo femminile perché la vuole chiusa in casa, sottomessa e non uguale all’uomo”.

Ma l’accusa, appunto, fa acqua da tutte le parti.

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Sia benedetta la Festa! [FOTOS]

[AQUÍ PUEDES LEER ESTE ARTÍCULO EN ESPAÑOL]

Vi abbiamo già spiegato cosa sono le Hogueras di Alicante ma, dopo quelle appena concluse, ci siamo resi conto che è tutto inutile.

Perché le Hogueras sono l’euforia invade la città, il tempo che si ferma, la magia che esplode durante la Notte di San Giovanni.
Le Hogueras sono, prima di tutto, un rito comunitario, popolare, autentico.
Sono emozione pura e, per essere comprese, vanno vissute.

Le Dame del Fuoco in lacrime dopo il gesto ancestrale di accendere il fuoco, il bagno d’acqua durante la Notte dei Fuochi, la commozione per la Mascletà, il rumore dei petardi, l’odore della polvere da sparo, gli amici, le “barracche”, le sfilate in costume, gli spettacolari e coloratissimi “Ninot”, musica e balli in ogni strada, la festa giorno e notte, ad ogni età.
Sono tutte le manifestazioni di un sentimento che va oltre le parole.

Del resto, vi abbiamo raccontato il simbolismo della festa ma, come per ogni simbolo, le spiegazioni razionali sono superflue.
Contano solo percezioni e istinto.
L’incanto del fuoco, il culto dell’acqua, l’incontro di arte e distruzione, di morte e rinascita, sono gli elementi fondamentali di un momento di vera catarsi collettiva.

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¡Bendita sea la Fiesta! [FOTOS]

[QUI PUOI LEGGERE QUESTO ARTICOLO IN ITALIANO]

Ya os hemos explicado qué son las Hogueras de Alicante.
Tras las recién concluidas, nos hemos dado cuenta que no sirve de nada.

Porque las Hogueras son la euforia que invade la ciudad, el tiempo que se detiene, la magia que estalla durante la Noche de San Juan.
Las Hogueras son, ante todo, un rito comunitario, popular, auténtico.
Son pura emoción y, para comprenderlas, hay que vivirlas.

Las Damas del Fuego que lloran tras el gesto ancestral de encender el fuego, el baño de agua durante la Nit de la Cremà, la emoción por la Mascletá, el constante ruido de los petardos, el olor a pólvora, los amigos, las “barracas“, los desfiles, los espectaculares “Ninots“, la música y el baile por todas las calles, la fiesta día y noche, a todas las edades.
Son manifestaciones de un sentimiento que va más allá de las palabras.

Después de todo, os hemos hablado del simbolismo de la fiesta pero, como con cualquier símbolo, las explicaciones racionales sobran.
Sólo importan las percepciones y los instintos.
El encanto del fuego, el culto del agua, el encuentro del arte y la destrucción, de la muerte y el renacimiento, son los elementos fundamentales de un momento de verdadera catarsis colectiva.

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Amazon en lugar del Estado

[VERSIÓN ITALIANA EN “LA FIONDA” Y “RIVOLUZIONE ROMANTICA“]

Acostumbrados a una lógica sindical basada en la mera relación entre tiempo y costos laborales, la cuestión del “bienestar psicofísico” en el lugar de trabajo ahora parece importar poco a lo que queda de la izquierda.

Después de todo, habiendo obtenido del capital la elevación generalizada del nivel de vida del trabajador (aunque en detrimento de la igualdad), la izquierda se ha lanzado a otros temas, dejando a los trabajadores a su suerte. Y, abrazando el liberalismo, también ha olvidado la alienación del trabajador, que va más allá de la cuestion de la retribución del trabajo, es inherente a la producción capitalista y tiene una correlación directa con el bienestar psicofísico antes mencionado.

Pero se equivocaría y jugaría el juego del “enemigo”, quien enfocase el tema de Amazon en la intensidad robótica del trabajo, la hipercompetitividad y el método opresivo en la gestión de personal del que muchos culpan a Amazon.

El fanatismo de la productividad, al fin y al cabo, es solo un viejo vicio del capitalismo, que resurge cada vez que las máquinas nos permiten superar nuevos límites y poner a la humanidad a prueba aún más.

Y es siempre y solo la complicidad del Estado lo que lo hace posible. Por ejemplo, con un modelo contractual que no protege al trabajador y promueve la inestabilidad y, por tanto, el chantaje.

Pero las protestas en este sentido se concilian fácilmente: pequeñas concesiones a cambio de grandes ganancias, como siempre ha sido el caso. Con la habitual ilusión de haber solucionado el problema.

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