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250 milioni di dollari di budget, oltre 100 milioni spesi per girare con cineprese IMAX, un cast stellare ed un risultato tecnicamente brillante ma sostanzialmente deludente.
Le critiche mosse all’Odyssey di Nolan per le scelte “poco fedeli” al testo omerico ed alla realtà storica, per quanto valide, non sono il vero problema. O almeno, non sempre.
Il film non è dei più corti: 1 ora e 52 minuti che, soprattutto all’inizio, scorrono pesanti. Eppure, paradossalmente, sembra comunque concludersi troppo in fretta, perché la storia non entra mai nel vivo e non riesce mai a coinvolgere fino in fondo.
Ma, all’origine di questa apparente apatia del racconto, non c’è solo una trama povera e poco complessa. “The Immortal Man“, che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Peaky Blinders e chiuderne il cerchio, si è rivelato un flop narrativo soprattutto a causa della persistente sensazione di trovarsi davanti a un’opera che non comprende davvero ciò che sta continuando.
La serie, infatti, aveva costruito, stagione dopo stagione, un universo coerente, stratificato, profondamente radicato nei suoi personaggi. Il film, al contrario, sembra muoversi su una superficie liscia, dove peraltro le conseguenze non esistono e la memoria narrativa è quasi del tutto azzerata.
Sono certo che il sequel del leggendario Gladiatore piacerà e riscuoterà un grande successo nei cinema, perché Ridley Scott non ha avuto lo stesso coraggio di Todd Philips con il Joker. Nell’altro grande sequel dell’anno, il regista ha infatti elaborato una continuazione autentica della storia e, pur rimandendo fedele al personaggio, ne ha offerto una prospettiva differente e psicologicamente approfondita. Al contrario, il nuovo film con Paul Mescal è – ahimé – solo un remake travestito da sequel.
Nel cuore della Cantabria, la Grotta di Altamira ci offre un affascinante sguardo sul profondo legame tra l’uomo e la decorazione degli spazi. A partire da questo straordinario esempio di arte rupestre, si riflette su come l’esigenza di abbellire i luoghi vada ben oltre il semplice gusto estetico, affondando le radici in bisogni umani ancestrali. Cosa può spingerci a cercare il bello, anche in un mondo senza comfort? Ma la scoperta dei dipinti di Altamira di per sé nasconde una storia affascinante, curiosa e in parte tragica.
Il sequel di Joker non è piaciuto perché non è quello che ci si aspettava. Ma questo, più che parlarci male del film, ci dice che Todd Philips è un genio. Senza volerlo, ha infatti dimostrato che il messaggio del film è quanto mai azzeccato (e che in troppi non avevano capito nulla del suo primo Joker). Ecco perché…
Qual è il contrario del disegno e della progettazione? Verrebbe da dire, l’assenza di progettazione e di disegno, il caos, la terra incolta e il disordine. La risposta è vera solo in senso antropocentrico.
Cinematograficamente si sta parlando molto di “Don’t Look Up“, film con Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence uscito lo scorso dicembre, disponibile su Netflix, scritto e diretto da Adam McKay.
Lo abbiamo visto e, come facciamo nel caso di contenuti culturalmente interessanti, ne offriamo una breve analisi in prospettiva socio-politica. Gli spunti al riguardo, in effetti, non mancano.
Sono sempre curioso di vedere come vengono rappresentati gli italiani da parte del cinema straniero. Quasi sempre, infatti, il risultato è un’accozzaglia di stereotipi.
E, anche se non ho nulla contro gli stereotipi, è importante saper contestualizzare, usare il giusto registro e sapere di cosa si parla quando si tratta del caso concreto. Se parli di Gucci, soldi, potere e di un delitto, ad esempio, non mi aspetto una rappresentazione macchiettistica.
Nel nuovo film di Ridley Scott, che si concentra sull’avvento di Patrizia Reggiani nella casa di moda Gucci, tutti i personaggi sembrano un po’ una macchietta, cinematograficamente parlando. Ora, non so se questo ha qualcosa a che fare con la rappresentazione e la concezione dell’italianità negli Usa, ma resta il fatto che diversi elementi rendono artificiali recitazione e plot, facendo sembrare il film più una soap opera che un capolavoro del cinema.
“Per farci sentire al sicuro ci hanno strappato ciò che avevamo di più importante: la libertà!”
Così, nella serie spagnola “La Barriera“, Emilia parla alla piccola Marta, a cui tocca spiegare la situazione della Spagna (e in generale dell’Occidente) a causa di guerre, virus e scarsità d’acqua potabile. E si comprende così immediatamente, già dal primo episodio, quale sarà il tema affrontato nel corso delle successive tredici puntate.
Not everyone knows the “shocking” episode in the Gospel of Matthew [15, 21-28], which we are referring to by our provocative title.
“At that time”, says the evangelist, “Jesus moved to the area of Tire and Sidon. And a Canaanite woman, who came from that region, began to cry out: «Have mercy on me, Lord, son of David! My daughter is very tormented by a devil»”.
Do you know what Jesus answered to her? At first, nothing at all. “He didn’t even say a word to her”, explains Matteo. But that’s not all.
At that point, the disciples, a little annoyed by the screaming woman, try to convince Jesus to listen. And that’s when Jesus rattles off a couple of answers that would stagger Pope Bergoglio.
“I was sent to the lost sheep of the house of Israel only“, he replies dryly. And, after the woman continue to insist, he adds: “It is not good to take the children’s bread and throw it to the dogs“.
At this point something happens which, again according to Christian interpretations, marks a turning point. The woman, in fact, accepts the humiliation and replies: “It’s true, Lord, yet the little dogs eat the crumbs that fall from their masters’ table“.
It is only at that point that Jesus is convinced (“Woman, great is your faith”) to help her and heals his daughter.
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