“La Barriera”: nella serie un inquietante futuro distopico

“Per farci sentire al sicuro ci hanno strappato ciò che avevamo di più importante: la libertà!”

Così, nella serie spagnola “La Barriera“, Emilia parla alla piccola Marta, a cui tocca spiegare la situazione della Spagna (e in generale dell’Occidente) a causa di guerre, virus e scarsità d’acqua potabile.
E si comprende così immediatamente, già dal primo episodio, quale sarà il tema affrontato nel corso delle successive tredici puntate.

La serie, prodotta nel 2019, racconta infatti un mondo distopico futuro, con un un occhio rivolto al presente: in nome della sicurezza, infatti, vengono adottate misure contenitive oramai a noi familiari.
Coprifuoco, distanziamento sociale, informatori di quartiere, censura, vita sociale annullata, militari nelle strade, violenza contro gli oppositori e diffidenti, diffidenza dell’altro, frazionamento in settori, zone e città e spostamenti consentiti solo con apposite certificazioni sono la quotidianità.
Tutto questo per fermare l’avanzata di questo virus apparentemente incurabile o almeno non farlo arrivare nel settore 1 di Madrid dove risiedono il governo e i ricchi.
Il virus, insomma, viene utilizzato come metodo di governo.

Similitudini e, ovviamente, fantasia, che sembrano però volerci mettere in guardia da inganno cognitivo reale: la mente umana è capace di credere a qualsiasi cosa e di conformarsi alle peggiori verità imposte dalla propaganda e dalla logica del gregge.
Nella serie, ad esempio, dopo anni di studi, la virologa moglie del ministro della Salute, comprende che il vaccino sarebbe potuto esser prodotto dal sangue di alcuni soggetti in via di sviluppo. Ed ecco che, per procurarsi i bambini, da lei definiti “angeli”, su cui effettuare i test, compie ogni azione possiile, strappandoli ai genitori senza consenso, spesso facendo credere agli stessi che i propri figli fossero morti. E senza scrupolo per il fatto che molti bambini non sopravvivessero agli esperimenti.

Quando poi il virus scavalca la “barriera” – da qui il titolo – e contagia lo stesso Presidente della Nuova Spagna, è lo stesso Presidente a spingere per il sequestro di tutti i bambini al di sotto dei 15 anni. E, per convincere le famiglie a lasciar partire i propri figli, “per il bene della nazione”, viene chiesto al ministro della Salute di fare un discorso a reti unificate sulla tv spagnola.
Ma lui contrariato, tenuto all’oscuro fino al quel momento degli esperimenti e resosi conto della situazione insostenibile che da troppo ormai va avanti, in diretta tv tradisce la fiducia e spinge la popolazione alla ribellione.
E’ lui a riaccendere la scintilla che riavvia il fuoco: gruppi di militari e polizia si uniscono così alla protesta, che diventa inarrestabile. Viene assaltato il palazzo del governo, costringendo alla fuga il presidente e alla resa gli ultimi fedeli al regime.

Il popolo si risveglia e, di fronte a tutto questo, nessuno può opporre resistenza: la libertà, quando c’è di di più caro, viene infine riconquistata! Un lieto fine, dunque, e probabilmente un atto di fiducia verso il popolo, di cui certamente abbiamo bisogno per sperare che cambiare le cose è possibile.

Mattia Ruscio

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