La civiltà è fondata sulla “Fides”

Il rispetto della parola data, la lealtà, era un culto nell’antica Roma: senza fides il mondo è un posto terribile.

Nell’antica Roma la “Fides“, a cui era dedicato anche un culto e un tempio sul Campidoglio, era “la personificazione della buona fede che deve presiedere alle convenzioni pubbliche dei popoli e alle transazioni private tra i cittadini” (Enc. Treccani).

La parola latina “fides”, del resto, si può tradurre come fiducia, onestà e buona fede appunto, da cui l’estensione del suo significato alla fede religiosa, intesa come fiducia nella divinità.

La fides è, in buona sostanza, la lealtà e il rispetto della parola data. Implica la onestà, lo stare ai patti ed il rispetto degli accordi.
Era considerata una virtù fondamentale nell’antica Roma ed è, tutt’oggi, una dote morale di rilevanza anche giuridica, dal momento che la buona fede è tenuta in considerazione nel giudizio sul rispetto degli accordi tra privati.

Ma perché, a fine 2022, tiriamo fuori addirittura una parola latina?
Che importanza può avere?

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Il Terzo Paesaggio, anarchico e ribelle

Qual è il contrario del disegno e della progettazione di cui ci occupiamo su questo blog?
Verrebbe da dire, l’assenza di progettazione e di disegno, il caos, la terra incolta e il disordine.
La risposta è vera solo in senso antropocentrico.

[L’articolo è stato scritto, in spagnolo e inglese, per un blog di interior design disponibile cliccando QUI]

In assenza di progettazione umana, infatti, gli spazi vengono comunque occupati da altre specie che, a loro modo, conferiscono una funzione agli spazi e, in tal modo, intervengono su di essi, seppur in forma meno evidente rispetto alla specie umana.

Quasi vent’anni fa, l’agronomo e paesaggista francese Gilles Clément, proprio sulla base dell’osservazione di questi spazi, diede vita al Manifesto del Terzo Paesaggio.

Considerata la definizione stessa di Terzo Paesaggio (anche se forse non tutti ne colsero il senso), il manifesto nasceva con l’idea di puntare lo sguardo su questi spazi ma non affinché si intervenisse su di essi. Il manifesto, anzi, era piuttosto l’invito a non far nulla rispetto ad essi e, più in generale, a fare il meno possibile.

Il Terzo Paesaggio, costituito dal complesso degli spazi abbandonati, dagli spazi residuali, da quelli mai toccati dall’uomo e dalle riserve, è infatti, secondo Clément, “uno spazio che non esprime né potere né la sottomissione al potere”.
In quanto spazio che sfugge all’antropizzazione, il Terzo Paesaggio è in un certo senso anarchico ed è, probabilmente, proprio l’esaltazione di questo suo aspetto “romantico” il fine ultimo del manifesto di Clément, che non a caso introduce il concetto facendo riferimento a quello ben più politico di Terzo Stato.

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Contro chi opprime, dalla parte di chi si ribella

Solidarietà ai 54 indagati nel processo politico montato dalla Questura di Catanzaro: protestare contro ogni deriva autoritaria è un merito, non una colpa.

Le accuse, come riportato da Ansa e dai vari giornali locali, si riferiscono ad una serie di manifestazioni, a dire il vero molto partecipate, organizzate nel capoluogo di regione calabrese contro le restrizioni imposte per via del Covid.

Ridenominazione Aeroporto di Lamezia Terme: che figuraccia opporsi all’aggiunta di “Catanzaro”!

La proposta del neo-sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita ha scandalizzato i politici lametini.

Proprio non si rendono conto, evidentemente, della brutta figura che stanno facendo esprimendo una visione così ristretta della politica.

E, soprattutto, di quanto sia ovvio che l’aeroporto di Lamezia Terme – provincia di quello che è anche il capoluogo di regione calabrese, infrastruttura su cui convergono investimenti e interessi da tutta la provincia e regione, avendo chiaramente una dimensione extra-municipale – debba portare anche il nome della città di Catanzaro.

Emmanuel Raffaele Maraziti

La tetta “femminista” di Victoria

Chiariamo prima di tutto una cosa: se una donna vuole mostrare le mammelle, credo che debba poterlo fare in tutta libertà.
Anzi, ben venga perché, da non-asessuati, le mammelle ci piacciono. Anche quelle piccole di Victoria.

Ma è il caso di sottolineare che la polemica che riproponeva ieri la stampa, sull’onda del movimento “Free the nipple” (“Libera il capezzolo”) e dopo la “censura” del capezzolo di Victoria dei Maneskin in concerto, è quanto meno carente e contraddittoria dal punto di vista teorico.

L’accusa che la polemica porta con sé è la solita: “la società patriarcale censura il corpo femminile perché la vuole chiusa in casa, sottomessa e non uguale all’uomo”.

Ma l’accusa, appunto, fa acqua da tutte le parti.

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