Covid: la gestione dittatoriale deve finire

Secondo le ricerche più prudenti dell’Oms, la letalità del Covid-19 si attesterebbe allo 0,6%, altre fonti autorevoli (lo statunitense “Centers for Disease Control and Prevention”) ritengono plausibile uno scenario in cui la letalità possa arrivare, nel migliore dei casi, allo 0,26% ma sembra comunque ormai comprovata una letalità pari allo 0% al di sotto dei 50 anni, sensibilmente più elevata al di sopra dei 70 anni.

Per passare dalle stime a dati più vicini alla realtà, del resto, sarà necessario attendere la fine dell’epidemia, ma gli scienziati sanno bene che la letalità apparente è sovrastimata ed inaffidabile.

Il covid-19 sembrerebbe dunque un virus più aggressivo nei confronti delle persone vulnerabili rispetto all’influenza: un eventuale 0,6%, infatti, rappresenterebbe in ogni caso un tasso pari a circa sei volte quello dell’influenza (dato che, però, potrebbe essere sottostimato e dipende comunque dal ceppo virale stagionale), capace di provocare un eccesso di mortalità sostanziale. Ma, senza dubbio, non si tratta certo di un virus che giustifica il panico, la sospensione della Costituzione e l’imposizione di uno stile di vita da psicopatici ipocondriaci chiamato “nuova normalità”.

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Ecco il tributo di Trump per Floyd censurato da Twitter [VIDEO]

A local resident stands in front of a makeshift memorial honoring George Floyd, at the spot where he was taken into custody, in Minneapolis, Minnesota, U.S., June 1, 2020.  REUTERS/Carlos BarriaCapisco il dolore che le persone stanno provando: la morte di George Floyd a Minneapolis è stata una grave targedia, non sarebbe dovuto accadere e ha riempito tutti gli americani di orrore, rabbia e dolore. Noi supportiamo il diritto dei manifestanti pacifici e ascoltiamo il loro appello“.
“Noi stiamo con la famiglia di George Floyd e con i manifestanti pacifici e con i cittadini che vogliono decenza, civiltà e sicurezza”.
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Quello che è successo non ha niente a che vedere con la giustizia o la pace, la memoria di George Floyd è stata disonorata da rivoltosi saccheggiatori e anarchici, dalla violenza portata avanti da ‘antifa’ e altri gruppi radicali che stanno terrorizzando innocenti e devastando il lavoro di una vita di tante brave persone”.

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Giustizia per George Floyd, basta vandali, ipocriti e “antifa”

Secondo Statista Media Platform“, nel 2017, la polizia statunitense ha ucciso 457 bianchi e 223 neri; nel 2018 il rapporto è di 399 bianchi e 209 neri; infine, nel 2019 abbiamo 370 bianchi uccisi dalla polizia e 235 neri. Guardando al totale degli ultimi cinque anni, da gennaio 2015 sono morti per mano della polizia 2385 bianchi, 1252 neri e 877 ispanici (214 di altre etnie).
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In termini assoluti, quindi, la polizia americana uccide più bianchi che neri.
Ma, se guardiamo ai numeri in termini relativi, ovvero in proporzione al numero totale degli abitanti, scopriamo che, essendo la comunità nera ancora una minoranza negli Usa, dal 2015 abbiamo 30 morti per milione di abitanti tra gli afro-americani, 22 tra gli ispanici e 12 tra i bianchi (4 di altre etnie).
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Le cifre, così ponderate, rendono quindi un po’ meglio l’idea del perché la morte del 46enne George Floyd, lo scorso 25 maggio a Minneapolis, abbia scatenato le proteste e le accuse di razzismo alla polizia, ma anche la ragione per cui le manifestazioni proseguano nonostante l’arresto dell’agente di polizia responsabile dei fatti, Derek Chauvin.

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Trump blocca (giustamente) i fondi all’Oms: ecco perché… [VIDEO]

Incredibilmente isolato e criticato sullo scenario internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di sospendere temporaneamente il finanziamento all’Organizzazione Mondiale della Sanità, in attesa di sottoporre ad indagine eventuali responsabilità nella diffusione del Covid-19.

Secondo Trump, l’Oms, del quale aveva già criticato l’operato nei giorni scorsi, ha fallito in quello che è il suo compito principale: la tutela della salute a livello globale.

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Che succede tra Siria e Turchia? E che combina Trump? Ecco le risposte che cercavi

Nato a Milano nel 1978, appassionato di scherma e geologia, Paolo Mauri concentra ormai da tempo i suoi interessi su temi di geopolitica e armamenti e proprio questa sua passione lo ha portato negli anni a collaborare con il “Il Giornale”, “Il Primato Nazionale”, “Tradizione Militare” e, soprattutto, con “Inside Over”.
Scaturito nel 2014 da un progetto de “Il Giornale” inizialmente battezzato “Gli Occhi della Guerra”, “Inside Over” produce reportage e approfondimenti in italiano e in inglese attraverso centinaia di giornalisti e freelance in tutto il mondo.
Paolo Mauri, attento studioso e lucido analista dello scacchiere internazionale, è uno di loro e oggi, grazie alle risposte che ci ha gentilmente concesso, proveremo a capire cosa sta accadendo tra la Turchia, la Siria, gli Stati Uniti e i curdi, con uno sguardo alla strategia trumpiana e ai grandi competitor Cina e Russia. Continua a leggere