Halloween: “è razzista vestire tua figlia come Moana”. Colpevole anche Elsa di Frozen: “simbolo del potere bianco”

La pagina Facebook del blog supera i 18mila like, quelli che la seguono sono quasi 19mila ed il suo fine dichiarato sarebbe quello di “aiutare genitori ed insegnanti che provano a parlare di razza ai più piccoli”, al fine di prepararli a lavorare per la “giustizia razziale”. Così, a poche ore da Halloween, un post di raceconscious.org, pubblicato lo scorso 5 settembre, è stato ampiamente ripreso da numerosi giornali online anglofoni, come il Daily Mail, il Sun e il Mirror, anche a seguito di alcune precisazioni giunte in seguito. Secondo questo post, infatti, in occasione della festa delle “streghe”, in cui ormai si è soliti (anche in Italia) vestire i bambini con ogni sorta di travestimento, dovreste fare molta attenzione a vestire le vostre figlie di razza caucasica come la polinesiana principessa disenyana Moana: probabilmente è segno che siete razzisti. Un’assurdità forse incomprensibile in Italia che, però, è necessario contestualizzare all’interno di una paranoia razziale che oltre-oceano è ormai all’ordine del giorno (l’intera serie Netflix “Dear White People” era basata su una festa universitaria considerata razzista perché il tema era black-face). Continua a leggere

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Anne Frank, il clamore “partigiano” e quegli adesivi che non fanno ridere. Ma sui social sembra di sentire la Guzzanti: “e allora le foibe?”

Nell’Iliade, quando Achille uccide Ettore, l’elemento che indigna è lo scempio del cadavere, la mancata restituzione del corpo al re Priamo. Ettore era morto in battaglia, era un guerriero, un soldato, averlo ucciso rientrava nelle logiche, ma non rientrava nelle logiche tutto il resto.
Anne Frank non è morta in battaglia, non era un soldato, era un civile, era una bambina, averla uccisa certamente non rientrava nelle logiche, tanto più non rientra nelle logiche lo scempio del suo cadavere o della sua immagine. E, trascorsi circa un paio di millenni dai tempi di Omero, forse dovremmo aver recepito il messaggio (che pure, allora, non valeva per tutti, se è vero che le brutalità sui civili nelle guerre antiche erano all’ordine del giorno).

Non è una logica che vale solo per le vittime ebree della persecuzione nazista, è una logica che dovrebbe valere per tutti. Anche per bambine come Giuseppina Ghersi naturalmente, uccisa dai partigiani e la cui targa in suo onore è stata osteggiata recentemente proprio dall’Anpi: Giuseppina era fascista, hanno detto. Anne Frank era ebrea, hanno detto. Quel farsi forza nel branco e nell’ideologia del branco, che spesso conduce alle peggiori viltà, ha ucciso sia la Ghersi che la Frank. Non sarebbe mai dovuto accadere. Continua a leggere

Tutti contro Cristoforo Colombo: ecco la prova che il nemico è l’uomo bianco

La questione relativa al genocidio della popolazione nativa americana all’arrivo dei colonizzatori europei è variamente dibattuta ed è centrale nella storia americana. Innanzitutto perché si includono nella definizione, non solo gli indiani uccisi per ragioni di mera conquista, ma anche i morti causati da fattori indiretti (come le malattie assenti in America e giunte dall’Europa). In secondo luogo perché dibattuta è la stessa presenza indigena in America in termini numerici. Dai trenta milioni di Bacci ai quasi 150 di Stannar, c’è una differenza consistente ma non si può dimenticare un elemento importante: le dimensioni del continente americano fanno si che, ancora oggi, con un miliardo di persone circa, la densità abitativa si attesti a poco più di 21 persone per chilometro quadrato, mentre in Europa il valore si attesta intorno ai settanta e in Asia è superiore ai novanta. Il punto, ovviamente, non è la legittimazione di un genocidio – ci mancherebbe altro! – ma la contestualizzazione di una “invasione” europea che, di fatto, avvenne in un continente scarsamente abitato, con ampi spazi disponibili e, quindi, non fu in realtà una invasione: constatazione necessaria a far partire un dibattito oggettivo. Continua a leggere

Trump: oggi il generale Lee, domani abbatteremo le statue di Washington? L’estrema sinistra è violenta e ha le sue colpe [VIDEO]

Alla fine è intervenuto, in stile Donald Trump, senza peli sulla lingua, politicamente scorretto ma senza lasciare nulla al caso e, in risposta ad una giornalista che gli chiedeva un commento sui fatti di Charlottesville, ha risposto: “C’erano persone che protestavano molto tranquillamente contro la rimozione della statua di Robert E. Lee e lo facevano in maniera assolutamente legale perché – non so se lo sapete – ma loro avevano un permesso, l’altro gruppo non ce l’aveva”. E l’altro gruppo, ovviamente, è quello che il presidente degli Stati Uniti definisce – per richiamare la definizione di alt-righ data agli estremisti di destra- “alt-left”, la sinistra alla quale Trump attribuisce, a parte l’illegalità della protesta, buona parte delle colpe per gli scontri e le violenze.

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North Carolina, attivista 22enne arrestata per l’abbattimento della statua in onore dei confederati a Durham [VIDEO E FOTO]

A Durham, nel North Carolina, una studentessa di 22 anni, membro del Partito Mondiale dei Lavoratori, è stata arrestata martedì a seguito della protesta in cui è stata buttata giù una statua che onorava la “memoria dei ragazzi che indossavano la divisa grigia”. Questa la frase in in rilievo sul basamento della statua, eretta nel 1924 per ricordare i soldati dell’esercito confederale morti durante la guerra civile americana e tirata giù lunedì da Takya Fatima Thompson, attivista di colore che, aiutata da una scala, ha legato una corda intorno al collo del soldato, utilizzata poi dal resto del gruppo per trascinarla giù.

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