“Essere comunità”, ma per davvero: una critica al libro di Marco Scatarzi

“Essere comunità”, testo edito nel 2017 da una casa editrice giovane come “Passaggio al Bosco” e scritto da Marco Scatarzi, è un libro che offre spunti contrastanti.
Titolo e copertina fanno ben sperare e, senza dubbio, si tratta di un libro che, con chiarezza, riassume le criticità della modernità ed esprime una visione del mondo condivisibile.
Il punto è che, però, la impostazione fin troppo marcatamente finalizzata alla definizione e comprensione del concetto di comunità militante e del ruolo che il singolo dovrebbe svolgere in essa, finisce per far risultare inappropriati, se non contraddittori, i pur graditi e sperati riferimenti alla comunità in senso generale e “sociologico” (realtà la cui riscoperta, in questo particolare momento della storia europea, risulterebbe senz’altro più centrale rispetto alle solite conventicole ideologiche – o pretese “élite”, che dir si voglia – su cui invece si concentra ancora l’attenzione.
In questione, dunque, non c’è una legittima scelta tematica in merito alla quale ci sarebbe poco da criticare, ma l’impressione che (a destra) si sfugga e si continui ancora a sfuggire colpevolmente alla questione stessa posta dal titolo: essere comunità.

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E’ ora che la destra radicale decida che vuol fare da grande

Risultati immagini per marcia su romaTra quattro anni sarà il centenario della Marcia su Roma, di cui ieri ricorreva il 96esimo anniversario. Ma, a quasi un secolo dalla presa del potere del fascismo e dalla sua fondazione, con gli eredi che non superano l’1% alle elezioni politiche e i tempi del Msi (che mai aveva comunque superato il 10%) finiti da un pezzo, Anpi, centri sociali e sinistra nostrana e internazionale, rilanciano quotidianamente il pericolo fascista e sembrano vederlo un po’ ovunque. Perché?

Esiste chiaramente un problema di obiettività storica, filosofica e politica da parte degli avversari del fascismo, attribuibile agli avvenimenti cruenti connessi alla Seconda Guerra Mondiale e all’antisemitismo che il regime nazista “esportò” in un’Italia allora alleata. E c’è sicuramente un racconto distorto degli anni Settanta che risente di quegli avvenimenti precedenti.
E’ chiaro che, in nome di un approccio storico-politico serio, quel sensazionalismo andrebbe superato e che, invece, nessun cambio di rotta si intravede all’orizzonte ma, anzi, il politicamente corretto sembra esasperare questo scontro, con una definizione di fascismo sempre più estesa e sempre più astratta affibbiata a chiunque non sia “progressista”/”globalista”.
Ma un’analisi seria dei fatti, della storia e delle idee non dovrebbe permettere che la discussione ufficiale sul tema rimanga ferma al concetto di “male assoluto”; al contrario, un quadro più realistico e meno negativo potrebbe tranquillamente coesistere con un giudizio negativo del fascismo e il rigetto di aspetti ritenuti impresentabili.

Detto questo, sarebbe anche ora che la destra radicale che si richiama al fascismo facesse un po’ di autocritica. Continua a leggere