“Rosso Istria”, il film sulle foibe e sulla sinistra auto-razzista

Quando esci dalla sala, i mal di pancia per la riuscita cinematografica del film passano istintivamente in secondo piano dopo le toccanti scene che chiudono il film, tra commozione e rabbia. Al di là di tutto, infatti, “Red Land – Rosso Istria”, opera prima da regista dell’attore italo-argentino Maximiliano Hernando Bruno, merita supporto e certamente merita di essere visto, perché racconta una pagina di storia politicamente scomoda, perché racconta di ingiustizie taciute, perché lo fa in maniera obiettiva e perché, tutto sommato, la resa scenica è accettabile.

Continua a leggere

Annunci

Ecco perché Achille e Zeus sono neri nella nuova serie Netflix

Achille e Patroclo amoreggiano sulla spiaggia di Troia nella nuova serie Netflix

Il prodotto in sé, in realtà, non è niente male, anche se l’accoglienza della critica è stata piuttosto tiepida. Ma “Troy: Fall of a city“, la nuova serie Netflix-BBC sulla guerra di Troia e la distruzione della città da parte dei Greci, è riuscita a far discutere di sé soprattutto per un piccolo “dettaglio”: il biondo Achille è interpretato da un attore di colore.

A vestire i panni dell’eroe omerico, mitologicamente noto appunto per la “bionda chioma”, è infatti David Gyasi, attore inglese di origini ghanesi. E non è l’unico caso che balza all’occhio. Accanto a lui, fedele amico e amante, troviamo infatti l’attore nero sudafricano Lemogang Tsipa nel ruolo di Patroclo. E poi ancora – quasi un sacrilegio per i puristi – è interpretato da un attore di colore anche Zeus, il padre degli dei, nonché il leggendario pro-genitore dei Romani, Enea: a vestire i loro panni, infatti, sono rispettivamente l’anglo-nigeriano Hakeem Kae-Kazim e Alfred Enoch, anglo-caraibico. Continua a leggere

Londra, attori bianchi sostituiti con attori neri sulle pensiline di Brixton

Risultati immagini per Young activists cover London bus stops with mock-up film posters replacing white actors with black peopleVia gli attori bianchi, al loro posto attori neri. La “sostituzione etnica” virtuale è andata in scena pochi giorni fa nel quartiere di Brixton, a Londra, laddove gli spazi sulle fermate degli autobus dedicati a posters e pubblicità sono stati coperti con le locandine “ritoccate” di diversi film molto noti al grande pubblico. Titanic, Harry Potter a molte altre pellicole di fama internazionale, ma con una “piccola” modifica: gli attori non erano quelli originali, ma attori di colore. Continua a leggere

La fiamma del Caravaggio: la vita burrascosa del pittore a teatro e presto al cinema

Una scenografia dalla suggestiva semplicità, una recitazione vibrante, una sceneggiatura profonda e mai banale, che penetra l’anima dell’artista e dello spettatore. Ed è buio, tanto buio. Ed è luce, poca luce, e taglia il viso in due. Dà forma ai corpi. Definisce i contorni. E lascia scorgere il sublime del vero. Di carne. Passione. Sangue. Anima. Corpo. Pugni, schiaffi, pianti e rimorsi. Sofferenza e orgoglio. Vita.

E’ uno straordinario monologo di Matteo Bonanni, in uno spettacolo riproposto lo scorso 23 gennaio al Teatro Rosetum di Milano, a raccontarci le inquietudini di Michelangelo Merisi, l’uomo che si nasconde dietro l’appellativo con il quale è passato alla storia il pittore Caravaggio. Continua a leggere

A rappresentare l’Italia agli Oscar i rom di Gioia Tauro: fa già discutere la candidatura di “A Ciambra”

‘A Ciambra’ va agli Oscar. Razzisti scatenati contro il film sui rom: «Buffonata»”. Il titolo dell’Espresso lancia l’allarme. Ma è quanto meno preventivo e poi la si dovrebbe smettere di trattare come fossero notizie vere i commenti degli utenti alle notizie. Detto questo, è proprio così: “A Ciambra”, la pellicola del trentatreenne italo-americano (nato a New York da padre italiano e madre afroamericana) Jonas Carpignano, è stata scelta dalla commissione dell’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali per correre in rappresentanza dell’Italia agli Academy Awards 2018.

Il film di Carpignano, che vanta Martin Scorsese come produttore esecutivo, prende il nome dal quartiere di Gioia Tauro (Calabria) dove è stato girato, all’interno della comunità rom che forma anche il “cast” e ci regala un’opera “verista” come poche, in cui i rom recitano se stessi. Continua a leggere