“Il Re Leone” è un film fascista: l’ennesimo delirio radical chic

Risultati immagini per il re leone film“Il Re Leone è un racconto fascista. Nessun remake può cambiarlo”. Così Dan Hassler-Forest, lo scorso 10 luglio, sul “Washington Post“.

E quasi verrebbe voglia di prenderlo sul serio. Quasi verrebbe voglia di dire che, effettivamente, non se ne può più di una narrativa classista e discriminatoria, a uso e consumo dei potenti e del potere.

Ma la realtà è che il buon Hassler-Forest non ci ha capito nulla. Infatti, per quanto sia affascinante la rilettura proposta del classico Disney, per quanto abili siano i suoi sofismi nel tentativo di sovvertire il più comune buon senso (e per quanto sia pregnante di significato l’uso del termine “fascista”), le critiche espresse sono un po’ campate in aria. Semplificazioni tendenziose, quanto meno. E qui vi spieghiamo perché.

Il Re Leone – sostiene il docente della Utrecht University – “ci introduce a una società dove i deboli hanno imparato a baciare i piedi dei più forti“, “una seduttiva visione del mondo in cui il potere assoluto è indiscusso e i deboli e i vulnerabili sono fondamentalmente inferiori“, “in cui il potere deriva dalla superiorità biologica dei governanti”, mentre chi “critica o si ribella è geneticamente inferiore, un essere maligno che deve imparare a stare al suo posto nella società”.

SOVRANITA’: L’AUTORITA’ IN FUNZIONE DELLA GIUSTIZIA
In realtà, il Re Leone ci introduce, semmai, al delicato concetto di “sovranità”, fondato sul dato oggettivo della forza ma, soprattutto, su quello “invisibile” dell’autorità. Autorità e gerarchia che, ad esempio con Platone, derivano dalle qualità dello spirito e che incutono rispetto non in funzione della paura ma della giustizia.

Risultati immagini per il re leone film scar ieneE’ infatti Scar, il fratello “cattivo” del re Mufasa, che rappresenta il tentativo di farsi re in funzione della forza bruta; è lui a rappresentare il despotismo, l’assolutismo, il dominio militare spietato (lui che instaura il terrore, che con la sua cerchia impoverisce il regno facendo razzia di prede e che più volte fa riferimento appunto al suo “esercito” di iene) che non cerca la giustizia ma il sopruso.

Ciò che stupendamente fa il Re Leone è, invece, raccontare in modo semplice che l’autorità è rispettata se è giusta e che la legittimazione del potere (necessaria ad una obbedienza leale e duratura) non è connessa solo alle capacità militari (necessarie a difendere lo Stato), ma è fondata sulla giustizia, sulla moderazione e sull’attenzione nell’equilibrare le necessità di tutti.

Risultati immagini per il re leone film rafikiNon è casuale, del resto, che la benedizione di Rafiki, il mandrillo che fa da guida spirituale, lo sciamano, cada su di lui e non su Scar. Messe da parte le velleitarie derive intellettualistiche che si impuntano a precisare i termini del rapporto tra potere spirituale e temporale, l’essenza è una ovvietà: Mufasa è forte e giusto, Scar è forte e ingiusto e ciò è riconosciuto sia dal suo popolo, che dal suo seguito, sia dai sapienti. Potremmo dire che mette d’accordo popolo, aristocrazia e autorità spirituale. Ma non lo diremo per non cadere nelle stesse costruzioni tipologiche e ideologiche di diverso tipo che impediscono la lettura semplice delle cose.

A dimostrazione di quanto detto, notiamo che la comparazione e la sfida centrale nella storia non è fra un potere popolare e un’autocrazia. Tutte le ragioni della ribellione sono un pretesto per ottenere il potere. Ciò che succede a Mufasa è una dittatura liberticida, che prima non c’era. E la concezione del potere come cosa propria dei governanti è presente in Scar e non nel regno di Mufasa che molto opportunamente insegna a Simba: le terre del regno non sono di loro proprietà, ma è loro il dovere di proteggerle, ovvero di garantire la giustizia. Il privilegio del comando è innanzitutto il dovere e la responsabilità di servire, di guidare e di proteggere. Quando non si tratta, appunto, di un potere corrotto.

Ridotto alla sua essenza, ciò che viene accusato di “fascismo”, insomma, è essenzialmente il potere sovrano in sé, la natura con le sue differenze e le sue spontanee gerarchie date dai meriti e dalle capacità e, in breve, la realtà stessa. Una realtà che non coincide con i sogni un po’ hippie e adolescenziali della sinistra.

Peraltro, uscito negli Usa lo scorso 19 luglio (nel 25º anniversario dell’uscita del cartone animato del 1994) e pronto a sbarcare in Italia il prossimo 21 agosto, il film diretto da Jon Favreau vede nel ruolo di doppiatori Donald Glover (Simba), James Earl Jones (Mufasa), Chiwetel Ejiofor (Scar) e niente meno che Beyoncé per la colonna sonora e la voce di Nala. Tutti neri, insomma, a parte Billy Eichner (Timon) e Seth Rogen (Pumba). Niente male per un film che Hassler-Forest accusa molto duramente anche di razzismo, affermando che le iene, poveri cristi esclusi dalla società (ci erano sfuggiti la loro nobiltà d’animo e i loro meriti), avrebbero una forte connotazione etnica (anche in funzione del loro modo di parlare e del loro vivere nel “ghetto”).

Per la cronaca, “nel mondo rigidamente eterosessuale della Disney”, anche la gestualità femminile e il disinteresse di Scar ad accoppiarsi e riprodursi costituirebbe un malefico e sottile accostamento della sua figura con la realtà omosessuale. Ma qui siamo nel piano della pura fantasia, e non quella degli sceneggiatori.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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