Portare il barcone dei migranti a Milano ci costa mezzo milione: il sindaco vuole farne un “museo dei diritti umani”

La notizia non giunge per nulla inaspettata. Se ne discuteva da oltre un anno e, proprio a pochi giorni dalla fine del 2016, ve ne avevo parlato (“Un barcone affondato in piazza Duomo: l’ultima sceneggiata immigrazionista“) raccontandovi gli ultimi sviluppi: la storia del relitto, le spese già sostenute, il coinvolgimento del regista Iñárritu, le pressioni e il sostegno della Chiesa, quello della Fondazione Prada e, ovviamente, dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Tanti sostenitori ma, alla fine, ovviamente, i soldi sono i nostri. E si tratta di ben mezzo milione di euro, soldi stanziati dal governo con l’approvazione, prima dello scioglimento delle Camere, della legge di Bilancio e, in particolare, dell’emendamento presentato dalla deputata Pd Lia Quartapelle. Poche parole per sfilarci dalle tasche 500mila euro, come se niente fosse, per un atto di ipocrisia estrema: “E’ autorizzata, in favore del ministero della Difesa, la spesa di 500mila euro per l’anno 2018 per le operazioni di messa in sicurezza, trasporto e installazione presso l’Università degli studi di Milano del relitto del naufragio avvenuto il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia”. Continua a leggere

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Milano, violenza di regime contro Forza Nuova: antifascisti assaltano gazebo autorizzato, nessuno si indigna

E’ violenza di Stato con la complicità dei media. Come sempre. Come al solito. Come in passato e, ieri, ancora una volta, a Milano.

Una trentina di antifascisti, nel quartiere Stadera, tra via Meda e via Spaventa, hanno tentato ieri di impedire lo svolgimento di un regolare banchetto di Forza Nuova per promuovere l’iniziativa “Tempo di Casa, preferenza nazionale agli italiani nell’assegnazione delle case popolari a Milano e in Lombardia“.
A quanto pare, una idea poco gradita agli estremisti di sinistra che hanno così pensato bene di aggredire i militanti di destra, dando vita ad un vero e proprio scontro intorno alle 15 che, nonostante l’evidente inferiorità numerica (poco più di una decina quelli di Fn), ha causato solo un paio di contusi tra gli attivisti di Fn, anche grazie all’intervento della polizia in assetto anti-sommossa che ha diviso le fazioni. Sarebbe dunque potuta andare molto peggio, soprattutto tenendo conto che, dopo gli incidenti, sul posto sono arrivati altri esponenti dei centri sociali, facendo arrivare almeno ad una cinquantina gli antifascisti sul posto, che dopo hanno comodamente sfilato in corteo, senza che nessuno obiettasse nulla (le regole non valgono per tutti). Continua a leggere

Milano, Pattini: “gli italiani non hanno voglia di lavorare”. Dopo due giorni ne assume quattro su sei

Poco meno di una settimana fa, sul sito www.l’inkiesta.it, il direttore Francesco Cancellato si chiedeva indignato: “A questo annuncio non risponde nessuno: dove sono finiti tutti i disoccupati?“. L’annuncio in questione riguardava la piccola catena di negozi di panetteria Pattini a Milano che, nonostante l’affissione nei cinque punti vendita distribuiti in città (dei quali uno sul centralissimo corso Garibaldi), secondo il titolare Angelo Pattini, non riusciva a coprire i cinque posti in ciascuno dei suoi esercizi commerciali. Nessuno, a quanto pare, era disposto a fare il barista, la cassiera, la commessa, il panettiere, il pasticcere o l’addetto alle pulizie.

Strano, vero? Dal momento che le candidature in genere fioccano rispetto ai posti effettivamente disponibili ogni qualvolta si presenta una possibilità e gli stessi giornali non fanno altro che evidenziare come a candidarsi per posizioni poco qualificate siano in molti casi anche giovani laureati, si, molto molto strano. Eppure, il direttore del giornale online non ci pensava due volte a dar credito alle parole del titolare che accusava: “i curriculum arrivano ma i problemi iniziano al colloquio. Cerchiamo una cuoca che affianchi la nostra, per darle una mano, ma nessuna vuole farlo. Avevamo preso un barista, ma ha rifiutato un contratto perché altrimenti perdeva i 700 euro di disoccupazione. […] Un’altra ha rifiutato il lavoro perché mi ha detto che da piazzale Loreto a qua ci metteva troppo tempo ad arrivare”. E non solo Cancellato dava credito assoluto all’imprenditore quanto, sprezzante, rincarava ancora di più la dose nelle conclusioni: “Forse è vero che gli immigrati vengono a fare cose che noi non vogliamo più fare. Ad esempio, lavorare“. Continua a leggere

Che Guevara, a Milano una mostra senza precedenti racconterà la sua vita

“Nel labirinto più profondo della conchiglia taciturna si incontrano e respingono i poli del mio spirito: tu e tutti. I tutti che pretendono l’estremo sacrificio che la mia sola ombra oscuri il cammino! Ma, senza violar le norme dell’amore sublimato ti porto nascosta nel mio zaino da viaggio”. Sono le parole di questa poesia, scritta da Ernesto Guevara per la moglie Aleida nell’ottobre del 1966, a dare il titolo alla mostra che aprirà a Milano il prossimo 6 dicembre: Che Guevara: tu y todos“. Una esposizione, quella per i cinquant’anni dalla sua morte (che ricorre esattamente oggi), che è nata da un progetto iniziato due anni fa e da uno studio di oltre cento pubblicazioni, degli archivi del Corriere della Sera, dell’Istituo Luce e delle Teche Rai, portato avanti da un gruppo di lavoro composto da una decina di persone che, per tre mesi, ha anche lavorato a stretto contatto con il Centro Studi Guevara di Cuba dove si è recato per visionare migliaia di fotografie, lettere, cartoline, video e scritti. Continua a leggere

Valentijn, modella trans: tutta la sua vita in un documentario. Ieri a Milano in un incontro su “gender” e diritti

Valentijn de Hingh. La sua storia è un caso paradigmatico nella trattazione della transessualità. Non fosse altro che la modella amante della scrittura e poi anche dj olandese, nata in un corpo maschile il 5 maggio del 1990, dall’età di otto anni fino ai diciassette è stata protagonista di un documentario che ci permette di osservare in presa diretta alcuni momenti cruciali della sua vita e, così, probabilmente, della vita di molte altre persone che soffrono di disforia di genere. Il documentario – che il regista Hetty Nietsch ha iniziato quasi “casualmente”, occupandosi delle riprese per un programma che intendeva affrontare il tema dei problemi di identità sessuale precoci – parte quando Valentijn è appena un bambino e si conclude quando, ormai una “lei”, è lì lì per decidere se affrontare l’operazione per cambiare definitivamente sesso. Ed è proprio da questa proiezione, promossa dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica che, ieri, presso la “Casa dei Diritti” di Milano, si è partiti per una discussione sul tema del “genere” sessuale, con Antonio Prunas (Professore Associato di Psicologia Clinica, UNIMIB), Roberta Dameno (ricercatrice di Sociologia del Diritto, UNIMIB) e Stefania Bonadonna (Medico, specialista in endocrinologia). Rivoluzione Romantica, che spesso si è occupata del tema (affrontato nel libro di Adriano Scianca Contro l’eroticamente corretto“), era là. Continua a leggere