Poste, al via (a rilento) le assunzioni ma il precariato resta la regola

In Poste Italiane, dagli inizio Novanta, sono andati in pensione circa 90mila lavoratori. Ma, a fine anni Novanta, la politica aziendale di quello che era ancora l’ennesimo ente pubblico inefficiente utilizzato dalla politica per smistare favori vide, insieme alla privatizzazione, una obbligatoria svolta e, così, anche il taglio di circa 20mila posti in quattro anni. Per rimpiazzare almeno parzialmente il personale carente si cominciò così ad assumere decine di migliaia di giovani precari con contratti a tempo determinato. A parte la cosiddetta sanatoria del 2006, a cui si arrivò per siglare la pace con i numerosissimi “ricorsisti” e che portò ad un accordo per l’assunzione di 13mila persone e la creazione di una graduatoria per altre 17mila persone nel settore del recapito, le assunzioni divennero un miraggio.

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Esselunga: altro che “top employer”, ecco il loro metodo di “annientamento” [#generazioneprecaria]

Risultati immagini per esselunga fotoFirmata da A. G., ecco un’altra testimonianza per la rubrica #generazioneprecaria, dopo quella proposta in merito alle nuove “assunzioni” in Poste Italiane.

Premiata Esselunga: è tra le migliori società in Italia dove lavorare“. La notizia è apparsa sui quotidiani poco più di un mese fa. Secondo quanto comunicato alla stampa, l’azienda fondata da Bernardo Caprotti ha ottenuto infatti la certificazione “Top Employer Italia 2018” per le “eccellenti condizioni di lavoro garantite ai propri dipendenti, identificazione e sviluppo dei migliori talenti a tutti i livelli aziendali, costante ricerca di miglioramento dei propri processi organizzativi”. Ente certificatore olandese, che ha valutato i dati relativi ad un totale di novanta società italiane, si occupa solo di realtà dotate di strutture di risorse umane particolarmente avanzate. E, soprattutto, opera le sue scelte attraverso un questionario destinato unicamente alle aziende e che non prevede domande dirette ai dipendenti. Insomma, un “premio”, o meglio una certificazione, da prendere con le molle, nonostante i titoloni: a fornire gli elementi necessari, infatti, è l’azienda stessa. Continua a leggere

La flessibilità in Poste Italiane: una testimonianza dall’interno [#generazioneprecaria]

Il 20 dicembre scorso sono stato “assunto” da Poste Italiane. Due mesi di contratto o poco più: il prossimo 28 febbraio potrei essere già fuori. Stessa sorte toccata agli altri della mia stessa “infornata”. Eppure, Poste Italiane continua a reclutare, ininterrottamente, migliaia di postini. Ho inviato la mia candidatura ad agosto, in seguito all’apertura di posizioni come portalettere in tutta Italia. Ma campagne simili, in seguito, si sono ripetute praticamente a scadenza mensile e, da almeno tre anni, del resto, non sono più appunto una novità.

La precarizzazione del lavoro parte dall’alto, è sistematica. Entri già col punto interrogativo. Col fiato sospeso ogni due mesi. Sempre sotto esame. Sempre costretto a dire si a tutto. Pronto alla porta in faccia quando non servi più. Una vita col fiato corto. Perché, dopo tutto, se il settore recapito è inefficiente (e arretrato) e non crea profitti, è chiaro che, in attesa di disfarsene o di modificarlo radicalmente (almeno si spera), tocca assumere gente utile a tappare i buchi. Tanto la manodopera, con la disoccupazione che c’è, si trova. E le Poste, oramai una spa (seppur coi soldi per la maggior parte nostri), sono liberissime di tuffarsi nel bel mondo della flessibilità. “Gli inserimenti attualmente previsti nella misura di circa 1.500 unità”, recitava una nota di Poste Italiane nel 2014, “avvengono nell’ambito delle strutture territoriali del gruppo, al fine di gestire picchi di attività o situazioni di indisponibilità temporanea del personale stabile, in modo da garantire il mantenimento dei livelli di servizio attesi”. La musica è cambiata poco. Solo se sei fortunato e nel frattempo si è liberato un posto, dopo qualche anno di scadenze e rinnovi, ti fanno un contratto vero ed entri a far parte anche tu dei privilegiati. Continua a leggere