Bannon: “L’Europa è un protettorato americano, neanche ci prova a difendersi da sola” [VIDEO]

Quando intorno a metà agosto aveva lasciato la Casa Bianca ed il suo incarico di consigliere ufficiale del presidente Donald Trump, il discusso Steve Bannon aveva fatto una promessa: “tornerò, da fuori posso combattere meglio“. E così ha fatto, tanto che, dopo aver ripreso il ruolo di direttore di Breitbart, nelle scorse ore Bannon ha tenuto un lungo discorso nel corso di una convention repubblicana in California, difendendo Trump a spada tratta. Un discorso utile a capire il rapporto di Trump con Bannon e con l’ “estrema destra” americana senza altri filtri che quello del realismo politico.

E’ un discorso che trasuda realismo politico, in effetti, quello di Bannon il quale, nonostante la “separazione”, rivendica ancora la sua fedeltà al presidente: “sono orgoglioso di essere la sua spalla qua fuori”. La Corea del Nord, negli oltre quaranta minuti del suo intervento, non viene mai nominata. La questione che secondo molti aveva condotto alla rottura (Trump aperto ad una soluzione militare, Bannon a dir poco critico) viene esplicitamente evitata. E’ senz’altro un tasto dolente ed ecco perché viene liquidata come una delle tante cose sulle quali sarebbe normale essere in disaccordo nell’ambito di una coalizione. Bannon, infatti, punta tutto su una priorità, il nazionalismo economico, e su un metodo, una coalizione stabile tra conservatori, populisti e nazionalisti. Continua a leggere

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“Dunkirk” finalmente al cinema e ne parlano tutti (anche troppo) bene, ecco perché…

Con oggi, siamo al terzo giorno di proiezioni in Italia (a parte qualche anteprima il 30 agosto). Negli Usa, invece, è uscito già il 21 luglio scorso. E, chi si è cimentato nelle critiche, difficilmente ha risparmiato elogi. “Dunkirk“, film insolitamente realistico di Cristopher Nolan, che racconta un episodio cinematograficamente “inedito” della Seconda Guerra Mondiale, scritto e co-prodotto dallo stesso Nolan, girato a partire dal maggio 2016 quasi interamente nei luoghi dei quali racconta, con i suoi 106 minuti di pellicola, è praticamente già candidato a fare incetta di Oscar.

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Reuters, sondaggio choc: solo il 27% degli americani vuole la rimozione delle “statue confederate”. E su Charlottesville stanno con Trump

I giornali di tutto il mondo li hanno additati come monumenti simbolo del razzismo e Trump è stato ovviamente bersagliato per la sua analisi “non in linea” dei fatti di Charlottesville, seguiti proprio ad una manifestazione contro la rimozione della statua del generale Lee. A Boston, decine di migliaia di persone sono scese in strada per silenziare una manifestazione di poche decine di persone. Ma, a parte le urla delle piazze e gli estremismi mediatici, la maggioranza degli statunitensi vuole che i tributi ai soldati confederati sudisti rimangano al loro posto. A riportare la notizia è l’agenzia stampa internazionale Reuters, che cita un sondaggio Reuters/Ipsos.

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Usa, follia all’università: “I bianchi portino una spilla simbolo del loro privilegio”

Nel nome del politicamente corretto e della paranoia antirazzista dilagante di cui ci siamo spesso occupati, ecco che, dagli Stati Uniti, arriva la notizia di un’altra iniziativa di dubbia utilità e a dir poco ridondante. Gli studenti di fede democratica dell’Elizabethtown College della Pennsylvania, infatti, hanno lanciato da pochi giorni una campagna, che invita gli studenti di razza bianca ad indossare una spilla con la forma della tessera di un puzzle di colore bianco. La spilla, spiega il gruppo “Democrats” del college americano, servirà ad avviare una discussione intorno alla questione razziale, nonché a ciascuno per riflettere sul “privilegio di essere bianco e l’impatto che il privilegio di essere bianco ha sulle persone di colore”. Secondo Aileen Ida, giovanissima presidente della compagine promotrice dell’iniziativa, la tolleranza dei bianchi “non impedisce loro di essere parte di un sistema basato su secoli di disuguaglianza”. La campagna, della quale si è occupata una tv locale in una intervista (Local 21 CBS News), è stata presentata sabato scorso e, seppur non si sappia molto in merito al successo riscosso dall’evento, dall’account Facebook i promotori hanno affermato che, finora, avrebbero aderito all’iniziativa almeno cinquanta persone, tra alunni e membri della comunità del college.

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Trump: “divieto d’ingresso ai musulmani è una fake news. Ho fatto come Obama nel 2011”

donald-trump-25-janProcuratori contro, bando all’Islam incostituzionale“. La fake news è stato nella giornata di ieri niente meno che il titolo di apertura dell’Ansa. Ma non c’è da meravigliarsi: è stato probabilmente simile il titolo di apertura sulla gran parte dei principali giornali su scala mondiale. La mossa con la quale il presidente americano Donald Trump ha bloccato per tre mesi gli ingressi negli Usa da sette paesi mediorientali a rischio terrorismo (con l’assenza di alcuni paesi che, per carità, potrebbe stupire), ha scatenato la stampa e gli intellettuali progressisti di tutto il globo, che hanno così dato il via all’isteria (ed alla bugia) collettiva.

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