Reuters, sondaggio choc: solo il 27% degli americani vuole la rimozione delle “statue confederate”. E su Charlottesville stanno con Trump

I giornali di tutto il mondo li hanno additati come monumenti simbolo del razzismo e Trump è stato ovviamente bersagliato per la sua analisi “non in linea” dei fatti di Charlottesville, seguiti proprio ad una manifestazione contro la rimozione della statua del generale Lee. A Boston, decine di migliaia di persone sono scese in strada per silenziare una manifestazione di poche decine di persone. Ma, a parte le urla delle piazze e gli estremismi mediatici, la maggioranza degli statunitensi vuole che i tributi ai soldati confederati sudisti rimangano al loro posto. A riportare la notizia è l’agenzia stampa internazionale Reuters, che cita un sondaggio Reuters/Ipsos.

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Usa, bugie su Trump ed un profilo Twitter per identificare i “suprematisti” e farli licenziare

La Silicon Valley è oggi il punto di riferimento del progressismo più spinto“, ha recentemente scritto Adriano Scianca su “Il Primato Nazionale”: “Prassi strettamente capitalista al servizio di idee trotzkiste. È il comunismo del terzo millennio, baby“.

Pochi giorni dopo i fatti di Charlottesville, puntualmente, Pater Tiel, co-fondatore di Pay Pal, ha preso le distanze da Trump. Contro di lui da tempo anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon ed editore di Washington Post, per non parlare del creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che molti vedono come futuro candidato democratico. Rainews, riprendendo i grandi giornali statunitensi, scrive: “Trump sempre più isolato: dopo Charlottesville lo scaricano i comitati dei più grandi CEO d’America (qui una lunga lista risalente a qualche giorno fa). Il presidente, in effetti, è stato costretto a sciogliere i due forum economici creati per collaborare con l’amministrazione nella creazione di posti di lavoro e nella riscrittura di una nuova strategia volta a favorire la produzione. L’ideologia, evidentemente, ha prevalso.

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