Bannon: “L’Europa è un protettorato americano, neanche ci prova a difendersi da sola” [VIDEO]

Quando intorno a metà agosto aveva lasciato la Casa Bianca ed il suo incarico di consigliere ufficiale del presidente Donald Trump, il discusso Steve Bannon aveva fatto una promessa: “tornerò, da fuori posso combattere meglio“. E così ha fatto, tanto che, dopo aver ripreso il ruolo di direttore di Breitbart, nelle scorse ore Bannon ha tenuto un lungo discorso nel corso di una convention repubblicana in California, difendendo Trump a spada tratta. Un discorso utile a capire il rapporto di Trump con Bannon e con l’ “estrema destra” americana senza altri filtri che quello del realismo politico.

E’ un discorso che trasuda realismo politico, in effetti, quello di Bannon il quale, nonostante la “separazione”, rivendica ancora la sua fedeltà al presidente: “sono orgoglioso di essere la sua spalla qua fuori”. La Corea del Nord, negli oltre quaranta minuti del suo intervento, non viene mai nominata. La questione che secondo molti aveva condotto alla rottura (Trump aperto ad una soluzione militare, Bannon a dir poco critico) viene esplicitamente evitata. E’ senz’altro un tasto dolente ed ecco perché viene liquidata come una delle tante cose sulle quali sarebbe normale essere in disaccordo nell’ambito di una coalizione. Bannon, infatti, punta tutto su una priorità, il nazionalismo economico, e su un metodo, una coalizione stabile tra conservatori, populisti e nazionalisti. Continua a leggere

Casa Bianca, Bannon è fuori e punta il dito contro l’establishment repubblicano: “non sono nazionalisti”

Con Trump dal 2016, responsabile della sua campagna elettorale prima, consigliere ufficiale e responsabile della strategia dopo l’avvenuta elezione, già rimosso in aprile dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Steve Bannon è ora fuori dalla Casa Bianca. Secondo le fonti ufficiali, sarebbe stato lo stesso Bannon a decidere di lasciare il suo incarico, trovando d’accordo sia il presidente degli Stati Uniti che il capo dello staff John Kelly, che d’altro canto non avrebbero digerito l’esclusione di una opzione militare contro la Corea del Nord riferita da Bannon in una intervista, nonostante una linea ufficiale tenda invece a non escludere nulla.

La decisione, divenuta effettiva a partire dallo scorso 18 agosto, risalirebbe al 7 agosto e sarebbe quindi precedente ai fatti di Charlottesville ma, di sicuro, a pesare su Bannon è esattamente il suo ruolo di collegamento tra Donald Trump e l’alt-right che, grazie alla presenza del direttore di Breitbart News, aveva ufficialmente messo piede a Washington. Ma l’esplicita condanna di Trump all’estrema destra si concretizza ora nella volontà di tagliare i rapporti con un mondo che lo ha appoggiato senza se e senza ma. Tradimento? Continua a leggere