Friends? “Nella serie troppi bianchi”: parola di “Ross”

Marta Kauffman, co-creatrice della celebre serie tv americana “Friends“, in onda per la prima volta dal 1994 al 2004 per ben dieci stagioni, ha dichiarato di sentirsi in colpa per “non aver fatto abbastanza” per promuovere la diversità nel suo show.
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“Vorrei solo aver saputo quello che so ora, avrei preso decisioni molto diverse”, riporta la Bbc.
Le sue parole seguono quelle di Lisa Kudrow, la “Phoebe” della serie, che al “Sunday Times”, nel maggio scorso, aveva spiegato: “sicuramente non non ci sarebbe stato un cast completamente bianco”.

Sulla stessa linea anche David Schwimmer, ovvero “Ross“, che in una intervista sull’inglese “The Guardian”, a gennaio, sottolineava: “Sono perfettamente cosciente del mio privilegio da maschio bianco eterosessuale, con due genitori in grado di pagarmi una istruzione privata ed ho sempre sentito un senso di responsabilità nel dare indietro qualcosa e denunciare ogni abuso di potere che notavo”. “Forse”, aggiunge “Ross”, “dovrebbe esserci un ‘Friends’ dal cast completamente nero o asiatico”. Anche se osserva: “Sono il primo a dire che forse c’era qualcosa di inappropriato o insensibile, ma la mia percezione era abbastanza buona a suo tempo. Ed ero già attento alle questioni sociali ed egualitarie. Ero cosciente della mancanza di diversit nel cast e per anni ho insistito perché “Ross” uscisse con ragazze di colore. Una delle prime ragazze che ho avuto nello show aveva origini asiatiche, dopo di che sono uscito con una donna afro-americana. C’era una spinta cosciente da parte mia”.
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Nell’articolo si faceva riferimento, tra l’altro, alla diversa percezione della questione diversità al tempo in cui venne mandata in onda, con passaggi oggi impensabili costantemente presenti nella sceneggiatura: battute sul peso eccessivo di “Monica” da ragazzina, la frustrazione di “Chandler” per il suo essere scambiato per gay ed avere un padre transgender, le preoccupazioni di “Ross” nelll’assumere un baby-sitter uomo sospettando la sua omosessualità, le prese in giro sulla sua ex moglie lesbica.
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Curiosamente, però, sembra sfuggire a tutti ancora oggi lo stereotipo sul quale è costruito il personaggio di “Joey”, don giovanni italo-americano dal cuore d’oro ma totalmente ignorante, capace solo di pensare al sesso e al cibo: “non saremo grandi pensatori, ma noi Tribbiani di certo sappiamo mangiare”. Costantemente tentato da pizze (“il cibo dei miei antenati”) e sandwich, “Joey” sembra riprodurre alla perfezione lo stereotipo dell’italo-americano ignorante, buono solo a cucinare e a mangiare.
Ma, evidentemente, offendere gli italiani non smuove le coscienze radical chic.
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Emmanuel Raffaele Maraziti

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