Dal Solstizio alle “Fogueres de Sant Joan”: Alicante ci ricorda chi siamo

La Palmera 2020 in una foto pubblicata dall’ayuntamiento di Alicante: ieri gli occhi della città puntati sul monte Benacantil ed il suggestivo Castello di Santa Barbara.

[AQUÍ LA VERSION EN CASTELLANO]

Sarebbe stata la 92esima edizione delle “Fogueres de Sant Joan”, ma le regole sul distanziamento sociale ce le hanno rubate.

E così ieri, a mezzanotte, la tradizionale “Palmera” ha chiuso le celebrazioni per il giorno di San Giovanni Battista: i fuochi d’artificio hanno ancora una volta illuminato il cielo sul suggestivo castello di Santa Barbara di Alicante ma, per assistere all’evento ed alla magica “Nit de la cremà“, toccherà aspettare il 2021 – ed è già partito il conto alla rovescia!
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Si, perché a spiegarvi lo spirito alicantino ci ho già provato (“Alicante, la primera vez que te vi”), ma tutto quello che ho scritto potete capirlo davvero soltanto visitando la città spagnola durante le famose “Hogueras de San Juan” (corrispondente in castigliano al valenziano “Fogueres”).

LO SPIRITO DI “HOGUERAS”

Carolina Marchante Rodriguez, Belleza de la Hoguera de Altozano

Le Hogueras non sono una semplice festa: sono letteralmente parte dell’identità di Alicante.

Vanno oltre il folklore e qualsiasi tradizionalismo nostalgico, semplicemente perché non sono il passato: sono vive, sono il presente, sono carne, sangue, acqua, fuoco, preghiera, sudore, eccessi e santità.
Occupano il calendario alicantino praticamente per tutto l’anno, come una vera e propria istituzione e, durante la settimana clou, il tempo sembra fermarsi e la notte conclusiva ha il sapore di un antico rito pagano: i fuochi accesi per salutare il Solstizio d’Estate, che si celebra proprio durante le Hogueras, qualche giorno prima della celebrazione cristiana di San Giovanni.

COSA SONO LE “HOGUERAS DI SAN JUAN”: TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE

Ufficialmente le Hogueras si festeggiano dal 20 al 24 giugno, ma già a fine aprile partono gli eventi correlati: così, dopo l’elezione della “Bellea del Foc” (“Bellezza del Fuoco” in valenziano) tra le “Bellezas de las Hogueras“, le celebrazioni iniziano con la “Exposición del Ninot” (una riproduzione in scala della hoguera, per scegliere quella che si salverà dalle fiamme), l’omaggio ai “Foguerers” e ai “Barraquers” scomparsi di fronte al monumento al Foguerer in Plaza de España ed il “Desfile del Pregón“, che dà inizio ai festeggiamenti ed alle altre sfilate (il “Desfile del Ninot“, a cui ciascun barrio partecipa con costumi che richiamano il tema della propria hoguera; la “Entrada de Bandas” e la “Ofrenda de Flores“).
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A partire poi dal 13, a mezzanotte, per quattro giorni di seguito, in diversi punti della città, i fuochi artificiali ricordano a tutti che le Hogueras si avvicinano.
Poi, dal 18 al 24 giugno, alle due del pomeriggio, come un rituale, è ora delle “Mascletàs“: ogni giorno, alla stessa ora, la città si riunisce in “Plaza de los Luceros” e, nel silenzio improvviso, esplodono senza sosta i giochi pirotecnici, che si concludono con un corale ed emozionato applauso.
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Infine, a mezzanotte del 24, inizia la “Cremà” e in ogni “barrio” di Alicante è una vera e propria festa del fuoco.
La “Bellea del Foc”, novella vestale, dà inizio alla magia: tocca proprio lei, infatti, incendiare la hoguera principale, quella in “Plaza del Ayuntamiento”, che può arrivare fino a venti metri di altezza.
A seguire, le fiamme divampano in ogni barrio della città per tutta la notte, avvolgendo in un enorme falò le stupende, coloratissime e curatissime sculture costruite con legno, carta, cartone e vernice, grazie ad un lavoro che dura quasi un anno.
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La costruzione di questi monumenti è infatti un lavoro portato avanti con la massima serietà, ma è soprattutto un vero e proprio atto comunitario, in cui tradizioni e legami di quartiere e familiari si intrecciano. L’obiettivo di ciascuno è onorare il proprio barrio, in una competizione che è, in realtà, un omaggio alla città da parte di ogni suo “organo vitale”.
Non a caso la prima hoguera ad essere incendiata è l’hoguera che rappresenta Alicante e, soltanto dopo, la “Belleza de la Hoguera” vincitrice, accompagnata dalle sue “Damas de Honor“, dà il via al fuoco, seguita da tutte le altre.
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Anche per le “Bellezas” scelte (“senior” e “junior”), del resto, il compito non si esaurisce nell’ancestrale gesto di dare inizio al fuoco: per tutto l’anno, infatti, sono chiamate a rappresentare il barrio e la città, con i propri costumi e tradizioni, in veri e propri eventi ufficiali.
E sono indubbiamente protagoniste delle sfilate che, nella settimana delle Hogueras, colorano spessissimo la città.
Tra queste, la più importante è probabilmente la Ofrenda de Flores, il 21 e 22 giugno, da Plaza de los Luceros alla Concattedrale di San Nicolas – patrono di Alicante da quando il principe Alfonso X “El Sabio”, proprio nel giorno del santo (il 6 dicembre 1244), ricevette in consegna la città dai musulmani che per secoli avevano dominato sulla Spagna. In questa occasione si omaggia peraltro la patrona di Alicante, “Nuestra Señora del Remedio” o “Virgen del Remedio“.
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Dopo la Notte dei Fuochi, la festa continua con i fuochi artificiali, ogni notte a mezzanotte, la cui conclusione il 29 giugno dà praticamente inizio all’estate.

LE ORIGINI IN UN RITO ANCESTRALE CHE RESISTE AL TEMPO

hogueras alicante crema
La Nit de la Cremà parte in Plaza del Ayuntamiento

Le prime “Hogueras di Alicante” ufficiali, organizzate con il permesso dell’ayuntamiento, risalgono al 1928, con l’istituzione sucessiva, nel 1932, della figura della “Bellea del Foc”. Ma la manifestazione ha le sue origini nelle antiche celebrazioni spontanee legate al raccolto e che, già a fine Ottocento, cominciarono ad includere i primi “ninots”, i monumenti dal carattere allegorico e satirico che vengono bruciati durante la notte di San Juan.

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E non è difficile notare l’assonanza dei festeggiamenti con le corrispondenti celebrazioni per il Solstizio d’Estate che affondano le proprie radici ai primordi dell’umanità: il fuoco, chiave della festa, è infatti protagonista da sempre dei festeggiamenti legati ai solstizi.
Corrispondente al giorno più lungo dell’anno, il Solstizio d’Estate in particolare, con un senso inverso e complementare rispetto a quello d’Inverno, annuncia il punto più alto del sole e, al tempo stesso, la sua imminente discesa, che si conclude appunto con il Solstizio d’Inverno, che è invece la notte più lunga dell’anno e annuncia la rinascita del Sole.
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Nei solstizi e nelle celebrazioni che, ancora oggi, dopo l’avvento del Cristianesimo, lo richiamano, si ritrova dunque tutto il senso del mistero della Morte e della Rinascita, della ciclicità legata alla condizione umana e naturale, per cui ogni cosa è destinata a terminare per giungere ad un nuovo inizio, in una continuità che rappresenta l’Eterno.
Non a caso San Giovanni Battista, colui che preannunciò il messaggio di Gesù Cristo, il Sole cristiano, è anche colui che dà inizio al rito cristiano di iniziazione, il battesimo, avendo proprio lui battezzato lo stesso Gesù, il cui Natale è celebrato appunto il 25 dicembre, anche in questo caso tre giorni dopo il solstizio in cui anticamente si festeggiava la rinascita del Sole.
A Roma, ad esempio, in alcuni casi proprio il 25 dicembre, si festeggiava il “Dies Natalis Solsis Invicti” (il Giorno della Nascita del Sole Invincibile), laddove il Sole è simbolo visibile dell’eterno.
I fuochi che si accendevano in corrispondenza dei solstizi, dunque, rappresentavano la testimonianza della luce che resiste ai mesi di “buio” tra i due eventi astronomici.
Un rito che, ancora oggi, è ampiamente diffuso in tutta Europa: basti pensare alla tradizione tirolese che vede, nella notte del Solstizio d’Estate, tantissimi fuochi accendersi sulle montagne dell’arco alpino.
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Immagine correlataProprio l’atto di incendiare i “ninots“, che sono ormai delle vere e proprie opere d’arte, si ritrova del resto il senso dell’effimero. “Magnifiche sculture che hanno richiesto mesi per essere realizzate, concepite per convertirsi attraverso il fuoco in aqua e cenere. Ciò che non è, comunque, motivo di dispiacere, al contrario: il tema della festa è esattamente che il monumento, bello e imponente, figura centrale delle Hogueras, arda e compia alla perfezione la sua funzione“, come spiega bene l’ayuntamiento di Alicante.

TRA SACRO E PROFANO

Una tradizione di famiglia: a destra Cristina Camacho Martin – che ringraziamo per essere stata una preziosa fonte di informazioni – con suo padre e la sorella, del barrio Virgen del Remedio.

Benché, oggi, si tratti di una festività cristiana, l’eco di quei riti pagani si ritrova non solo nei simboli, ma anche nello spirito dei festeggiamenti.

Per tutta la settimana di Hogueras, la città scende in strada ed oltre sessanta “barracas” diventano punto di incontro e di festa tanto per i “foguerers”, che animano la città giorno e notte instancabilmente, quanto per cittadini e visitatori.
Al momento più propriamente religioso, infatti, si accompagna un entusiasmo sfrenato che avvolge la città, dai più giovani agli anziani, con musica in ogni strada, alcol che scorre a fiumi ed eccessi di ogni tipo.
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Proprio durante la Nit de la Cremà, ad esempio, la gente che assiste all’incendio delle hogueras, in una rincorsa per le vie della città da una hoguera all’altra, si lasciano bagnare dai potenti schizzi d’acqua che i “bomberos” (i vigili del fuoco) si divertono a lanciare sulla folla nella tradizionale “banyà”, grazie alla quale Alicante si trasforma quasi in un grandissimo parco giochi. Per poi continuare ballando e bevendo fino all’alba, e ricominciare il giorno dopo.
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Questo stesso spirito, che unisce sacro e profano, del resto, si ritrova anche nelle altre feste alicantine, dal Carnevale alla “Romerìa al Monasterio de la Santa Faz” (un pellegrinaggio fino alla Chiesa nell’omonimo paesino, che custodisce una reliquia che si fa risalire direttamente a Cristo), da “Moros y Cristianos” (che rievoca le battaglie per la riconquista cristiana dei territori sotto il dominio arabo – famosa la manifestazione di Alcoy nella provincia di Alicante) alla “Semana Santa“, (con le processioni a cui partecipano anche gli “incappucciati”) fino alla “Cabalgata de los Reyes Magos” (la parata per l’arrivo dei Re Magi, che corrisponde alla nostra Epifania).

UN PATRIMONIO DA DIFENDERE

In un momento in cui la furia iconoclasta sembra travolgere la nostra storia – pur senza voler smettere di migliorarsi e guardare avanti, pur senza rifugiarsi in nostalgismi – conservare orgogliosamente la continuità delle nostre origini e radici è forse il patrimonio più prezioso che possiamo lasciare ai nostri figli.
A difesa della torre, Visca Alacant!
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Emmanuel Raffaele Maraziti

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