Ieri su El País: “Radiografia di un suicidio politico”

Questa la foto di Matteo Salvini che, ieri, campeggiava a pagina 4 di “El Pais”

Per “El Pais” è tutto molto chiaro: “Dopo le elezioni europee, nelle quali la Lega ha dilagato in Italia, il Governo si è spaccato in tre blocchi: l’esecutivo di Salvini; quello di Luigi Di Maio, e un altro formato dal primo ministro, Giuseppe Conte, il titolare degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, il titolare dell’Economia, Giovanni Tria, e lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Da questo terzo polo, più istituzionale e vicino all’Unione Europea – spiega un deputato del Pd prossimo alle negoziazioni -, si è iniziato a tessere la trama della cosiddetta Operazione Ursula […]. Diffidente per natura, questa volta [Salvini, ndr] ha percepito indizi reali”.

Secondo il quotidiano, che pure attribuisce ai tempi e modi scelti dal leader della Lega la “colpa” del suo “suicidio politico“, è evidente che, all’interno del governo e con appoggi esterni, a partire dalle consultazioni per la formazione del Parlamento Europeo, ci sia stato un “movimento europeo per costruire un cordone e isolarlo“. “L’Operazione Ursula”, prosegue El Pais citando il politologo Giovanni Orsina, “era in marcia e, in questo processo, Conte è stato un elemento fondamentale dentro le istituzioni“.

La stessa faccenda legata ai finanziamenti russi, esplosa dopo le europee, sarebbe servita a far capire a Salvini che “i servizi segreti di alcuni Paesi vicini stavano cercando di sbarrargli la strada”. Un pressing ben riuscito, in cui il demerito di Salvini è stato forse quello di peccare nella comunicazione (o di aver qualcosa da nascondere), laddove tutti si sarebbero mossi congiuntamente per metterlo da parte e, una volta “suicidatosi”, preparare il campo a un’alleanza alternativa fino ad ora impensabile. Ed ecco l’endorsement di Trump su “consiglio” di Macron, le telefonate della Merkel (la stessa a cui Conte chiedeva aiuto in funzione anti-Salvini), l’appoggio della Santa Sede (dove il premier incaricato si è affrettato ad andare a trattative ancora non ultimate), quello di Mattarella e le improvvise interviste concesse ai giornali di mezzo mondo da Matteo Renzi, che ora mette la firma sull’eventuale nascita del nuovo governo.

Ma El Pais racconta anche un altro retroscena, che conferma l’importanza delle “alleanze” internazionali nell’intera vicenda. Del resto, proprio ieri, in una intervista al Corriere, il sindaco di Milano Beppe Sala commentava: “Sull’europeismo non si scherza. Come non si scherza sul fatto che il nostro alleato naturale siano gli Stati Uniti anche se adesso sono governati da un presidente discutibile. Strizzare l’occhio a Putin è la cosa più sbagliata al mondo. Le dichiarazioni dei Cinque Stelle sul posizionamento in Europa sono un segnale positivo. Sono passati dalla foto con i gilet gialli all’apertura di dialogo con En Marche”.

Il quotidiano spagnolo, infatti, ricorda: “Il 17 giugno, Salvini era volato a Washington per un incontro con Mile Pompeo, segretario di Stato Usa”. Un incontro in cui sarebbe stato discusso anche il rapporto dell’Italia con la Russia. Ebbene, secondo El Pais, il confronto avrebbe lasciato molti dubbi negli Usa al riguardo si Salvini. “Se sei l’Italia puoi stare con gli Usa e contro l’Europa; puoi anche stare con l’Europa e contro gli Usa. Però non puoi allearti con la Russia e stare contro tutti. Salvini ha aperto uno scontro con l’Europa senza avere le spalle coperte dagli Usa. E questo significa non comprendere i meccanismi dell’alta politica e creare un problema strutturale”, spiega sempre Giovanni Orsina.

Episodi e parole che spiegano le parole pronunciate da Conte in Senato e che avevamo già sottolineato in un precedente articolo: “Ci siamo relazionati a Cina, India, Vietnam, Russia ma la nostra politica estera deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e dell’Unione europea di cui restiamo paese fondatore”.

Registrato ora il tradimento di Grillo, che da ieri su stampa e via internet, tuona confusamente contro Di Maio e la sua pretesa di non piegarsi, non resta che tifare Rousseau. Il voto online da parte degli iscritti al Movimento che, manco a dirlo, è sgradito ai competenti, è l’ultima speranza di far sentire la voce del popolo contro le élites. Ma il deep state, ancora una volta, ha confermato l’inquietante forza del suo potere.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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