La Royal Academy of Arts celebra Gormley [FOTO]

LONDRA – Inaugurata lo scorso 21 settembre, la spettacolare esibizione del famoso scultore londinese Antony Gormley – la più importante in una galleria pubblica nel Regno Unito da oltre un decennio – si chiuderà il prossimo 3 dicembre. Ospitata dalla Royal Academy of Arts, per celebrare l’opera di uno dei suoi più importanti accademici, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, l’esposizione riporta alle principali tematiche dell’artista: il corpo umano, il tempo e lo spazio, declinati attraverso l’uso di elementi organici e industriali nelle maniere più svariate. Continua a leggere

Catanzaro, processo mediatico per i ‘neofascisti’ e alla fine vengono assolti

Risultati immagini per assoltiSecondo “lanuovacalabria.it“, che pure pubblica la notizia dell’assoluzione degli imputati, l’attivista di sinistra Ruben Munizza sarebbe stato “accoltellato nell’ottobre 2010 da un gruppo di neofascisti della città”. Poco importa, appunto, se titolo, contenuti e sentenza del Tribunale di Catanzaro dicono esattamente il contrario: non furono “i neo fascisti Carmelo La Face, Vincenzo Marino e Carlo Cassala” a sferrare il fendente che ferì il giovane a seguito di una rissa, che indagini e intercettazioni ambientali rivelarono essere tutt’altro che un’aggressione unilaterale da parte degli estremisti di destra.

Ma a queste ‘disattenzioni’ la stampa ci ha abituato. Continua a leggere

Una ciclabile di 17 km a Catanzaro? Ecco dove e perché si può fare

In Europa l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto urbano e turistico dà vita a un fatturato di circa 44 miliardi di euro. In Italia, la cifra arriverebbe appena ai due miliardi. Perciò è potenzialmente una buona notizia la presentazione, lo scorso 10 novembre a Rimini, dell'”Atlante di viaggio lungo le linee ferroviarie dismesse“. La pubblicazione, curata dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, è contestuale all’inserimento, tra gli obiettivi del Piano Industriale 2017-2026, di un “programma di valorizzazione dei binari non più utilizzati, che consentirà di arricchire la rete di mobilità sostenibile italiana e di recuperare i tracciati che percorrono paesaggi ricchi di storia e bellezze naturali”. Intenzioni che, nell’introduzione di Gioia Ghezzi (presidente Fsi) e Claudia Cattani (presidente Rfi), sono mirate anche a preservare la “memoria storica” dei luoghi.

Tratto dal numero di gennaio di “Catanzaro City Magazine”

Cavalcare, pedalare e camminare” quali strumenti per “viaggiare nel tempo“, spiegano le due donne al vertice. Con innegabili vantaggi economici per il gruppo, che risparmierebbe sulla gestione, ma anche per il territorio. Da un punto di vista pratico, infatti, una rete di percorsi di mobilità “dolce”, ciclabili o comunque ciclopedonali, non solo contribuirebbero a “migliorare l’efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo, valorizzare il territorio e i beni culturali, accrescere e sviluppare l’attività turistica” – come viene fatto notare nel volume – ma sarebbero, prima di tutto, un passo importante nell’ottica del “recupero” paesaggistico. Un ottimo esempio di filosofia del riutilizzo applicato al campo delle infrastrutture e, dopo tutto, anche all’architettura del paesaggio: lo sviluppo non deve per forza accompagnarsi all’imbruttimento del territorio con l’abbandono di ciò che è “vecchio”. Continua a leggere

Da Noli a Catanzaro, da Giuseppina Ghersi a Sergio Ramelli: partigiani senza vergogna dalla parte degli assassini

Non c’è pace per i partigiani e, soprattutto, post-partigiani dell’Anpi. E non c’è vergogna. Né onore. Non c’è limite all’odio di chi pure si auto-proclama eroe. E che questa volta si accanisce senza quanto meno pudore contro una bambina, Giuseppina Ghersi, violentata, torturata e uccisa più di settant’anni fa. Era il 1945, aveva appena 13 anni, ma ai partigiani non parse abbastanza per assolverla: secondo loro era una “spia dei fascisti”.

A far tornare il caso sui giornali nazionali è stata, questa volta, la proposta di un consigliere di centro-destra del comune ligure di Noli, Enrico Pollero, volta a dedicare una targa alla vittima innocente di questa barbarie. Ed è così che, con il sindaco a favore, si è deciso che la targa venisse inaugurata il prossimo 30 settembre, alla presenza del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Angelo Vaccarezza, ma non del sindaco di Savona (paese natio della ragazza) Ilaria Caprioglio. Ma, di fronte a questa decisione, è accaduto l’impensabile. L’Anpi si è opposta con parole che non avremmo mai pensato e voluto ascoltare: “Giuseppina Ghersi al di là dell’età era una fascista”, ha affermato il presidente della sezione savonese Samuele Rago, “eravamo alla fine della guerra: è ovvio che ci fossero condizioni che oggi ci appaiono incomprensibili. Era una ragazzina ma rappresentava quella parte là. Una iniziativa del genere ha un valore strumentale, protesteremo”. Continua a leggere

CALL CENTER: QUI GIACE IL DIRITTO – Nuovo caso in provincia di Catanzaro

call-centerLo scandalo è che in termini di legge lo scandalo non c’è, poiché si scrive “contratto di collaborazione a progetto”, ma si legge “carta straccia”.

A darne l’ennesimo esempio una società di Catanzaro lido nell’ambito dei call center che, nella primavera scorsa, conclude le selezioni per un piccolo centro a Marcellinara. Gli operatori sono pochi, il numero esiguo, del resto, protegge dallo scalpore. La gravità dei fatti, però, non è una questione di cifre. Poiché i cinque operatori contrattualizzati per un anno e dieci giorni a partire dal 21 maggio 2014 per i servizi di vendita telefonica dopo circa venti giorni di lavoro, vengono mandati ufficiosamente a casa. Temporaneamente, riferiscono dall’azienda ai lavoratori, senza fornire motivazioni ufficiali. Temporaneamente ma senza alcuna notizia ormai da circa tre mesi, con il sospetto più che fondato che la pausa possa diventare definitiva e la consapevolezza che consultare un sindacalista sia una prassi ormai inutile, considerato il tipo di contratto.

Una situazione, insomma, che segna l’inesorabile fallimento del modello di flessibilità che i vari Marchionne ci propinano come nuovo mito del progresso: lavoratori che, sulla carta, per contratto, sono definiti alla stregua di liberi professionisti, che prestano la propria collaborazione “in piena autonomia e senza alcun vincolo di subordinazione”, senza far “parte dell’organico della società” che, per parte sua, non può “esercitare alcun potere disciplinare o direttivo” nei confronti del lavoratore, il quale “non dovrà in alcun modo ricevere disposizioni dal personale della Società”, con una “autonoma gestione delle fasi del programma a lui affidate”, nessun “assoggettamento ad un orario di lavoro” ed il libero utilizzo, negli orari di apertura, delle strutture della società dedicate a Marcellinara. E che, ovviamente, in caso di malattia o infortunio, restano sospesi “senza alcun obbligo di compenso”.

Senonché la realtà, per chiunque conosca direttamente o indirettamente il mondo dei call center, è ben diversa e, a fonte di contratti simili, gli obblighi reali sono tutti per l’operatore ed i vantaggi soltanto per la società, che dispone di un potere ‘contrattuale’ sproporzionatamente maggiore rispetto al lavoratore, il quale nella realtà dei suoi doveri è un dipendente a tutti gli effetti, con tutte le conseguenze del caso, salvo non avere i mezzi per pretendere uguali garanzie.

È questa, dunque, l’ipocrisia di un diritto che, diventato mera burocrazia, ha perso di vista la sostanza, pure ugualmente importante nella sua teoria. Perciò è senz’ altro vero che, se la vittima di questo assurdo gioco è proprio la certezza del diritto (ancor più del concetto di lavoro fisso che, in prospettiva, conta anche meno), imputabile politicamente non è certo chi di questi strumenti legislativi si serve, chi sfrutta a proprio vantaggio le possibilità offerte dalle norme.

Sul banco degli imputati è, invece, il legislatore, i nostri parlamentari, la nostra casta che queste norme e forme contrattuali criminali le crea. E, forse, anche la casta più forte dei magistrati, che evidentemente non preme troppo sull’ uso improprio di contratti simili, che definiscono rapporti di lavoro e di forza del tutto differenti da quelli reali e da quelli normalmente esistenti in alcuni tipi di lavoro. Lavoratori autonomi a cui la società ha, tra i pochi obblighi, pur sempre il dovere di fornire “dati tecnici e commerciali, notizie, informazioni o quanto altro necessario all’ ottimale svolgimento dell’attività”, salvo disporre dello strumento di ricatto più forte, quale la possibilità di concludere unilateralmente il rapporto di lavoro senza dover fornire alcuna causa, “anche qualora il programma non sia stato completato, fornendo apposita disdetta da comunicarsi al collaboratore a mezzo di raccomandata”, con un preavviso di 7 giorni.

E’ qui che giacciono il diritto, il lavoro e la giustizia dei tribunali.

Emmanuel Raffaele, “Il Garantista”, 12 set 2014