Body positive, figuraccia del governo spagnolo: protesi cancellate e modelle non pagate

La campagna di body positive del governo spagnolo si è rivelata un boomerang: a una modella hanno perfino cancellato una protesi e tutte le foto sono state usate senza permesso.

E’ arrivata anche sui giornali italiani la campagna del governo spagnolo all’insegna del “body positive”.
Ed è stata accolta, ovviamente, dagli applausi della sinistra nostrana che poi, però, si è lasciata sfuggire lo scandalo che ha seguito l’iniziativa.

Ecco perché e di cosa si tratta.

A fine luglio, l’Istituto delle Donne, dipartimento del Ministero dell’Uguaglianza spagnolo, lanciava la campagna: “La playa tambien es nuestra” (“Anche la spiaggia è nostra”).
Punto “forte” della campagna una grafica (peraltro non esattamente ben fatta) in cui apparivano, accanto allo slogan poc’anzi enunciato, cinque donne considerate “fuori dagli standard estetici socialmente accettati”.
Una donna in carne, una coi peli sotto le ascelle, una con la cellulite, una priva di seno causa operazione e una coi capelli colorati.

Insomma, la solita esposizione forzata della “diversità” come fenomeno da circo, che non ha altra funzione se non quella di puntare il dito e sottolinearla anziché normalizzarla.
Le donne in carne in spiaggia ci sono sempre state, la cellulite pure e i peli sotto le ascelle sono scomparsi proprio con la emancipazione femminile salvo poi ritornare ora come simbolo della nuova emancipazione (valle a capire).
Nel mondo normale, tra il popolo, fuori dal mondo dei giornali e dalle copertine, fuori dalle spiagge esclusive e dalle paranoie “feminazi”, l’imperfezione è sempre stata la normalità.
Le nostre nonne, mamme, sorelle, amiche, così come i nostri padri, nonni, amici, non erano modelli.

Fin qui polemiche concettuali che lasciano il tempo che trovano.

Ma la figuraccia è arrivata poco dopo il lancio.

LA RIVOLTA DELLE MODELLE: “FOTO RITOCCATE E USATE SENZA PERMESSO”

Una delle foto usate all’insaputa della modella (non retribuita)

Nyome Nicholas-Williams, modella curvy britannica di colore che appariva nell’illustrazione, venuta a conoscenza dell’iniziativa, ha spiegato che la sua immagine era stata presa dal suo profilo Instagram, usata a sua insaputa e senza essere retribuita.

Dopo di che è stato il turno di Sian Green-Lord, modella e anche lei attivista all’insegna del “body positive”.
Nel suo caso la figuraccia è sostanziale, dal momento che Sian ha una protesi alla gamba che, nell’illustrazione governativa, è magicamente sparita.
Al suo posto, però, è apparso un ciuffo di peli sotto le ascelle.
Evidentemente è stato ritenuto esteticamente più accettabile.
Il colmo, non trovate?

La protesi sparita nell’illustrazione governativa

IL CORTOCIRCUITO: CANCELLATA UNA PROTESI, SPARITA UNA MASTECTOMIA, SVANITI I TATUAGGI

Ma anche la influencer brasiliana Raissa Galvão ha dichiarato che la foto usata è stata presa dal suo profilo, ripulita dai tatuaggi e con un bikini meno scandaloso di quello che in realtà indossava in foto.

L’imbarazzante sequel non è purtroppo finito qui.
Un’altra britannica, Juliet FitzPatrick, ha denunciato che, oltre all’uso indebito dell’immagine, nella foto era stata eliminata una delle due mastectomie che ha subito.
Come dire: “accettiamo la diversità ma non troppo”.

Cambio di acconciatura e cancellati alcuni tatuaggi

MISTERO SULLA CIFRA SPESA: C’E’ CHI PARLA DI 84MILA EURO, MA IL GOVERNO NEGA

Senza contare che resta ancora avvolta nel mistero la cifra spesa per la campagna voluta dalla ministra di Podemos Irene Montero.
Gisela Ecat di Arte Mapache, che ha prontamente fatto sparire il suo profilo aziendale dai social e dal web, si è scusata ed ha affermato di aver ricevuto poco meno di cinquemila euro per questo terribile lavoro.

Ma c’è chi sostiene che il denaro esborsato dai contribuenti spagnoli sia molto di più, addirittura 84mila euro.
Questa cifra, infatti, appare in un contratto pubblicato a marzo sul Portale della Trasparenza per una campagna di sensibilizzazione basato proprio sui canoni della bellezza femminile.
Dietro il contratto, la società The Tab Gang, che si dedica proprio alla creazione di contenuti audiovisuali ed ha tra i fondatori Javier Moya, ex giornalista de El Pais, Rafael Benitez, ex direttore di FHM e Javier Diaz de Lezana, anch’egli ex giornalista di FHM.

Al momento, però, fioccano le smentite sulla cifra dal momento che – spiegano – la campagna oggetto di quel contratto non sarebbe stata ancora lanciata.
Difficilmente, del resto, avrebbero ammesso e potuto giustificare di aver incassato quasi centomila euro per poi darne appena 5mila all’illustratrice.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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