Gladiatore II, un remake travestito da sequel

Sono certo che il sequel del leggendario Gladiatore piacerà e riscuoterà un grande successo nei cinema, perché Ridley Scott non ha avuto lo stesso coraggio di Todd Philips con il Joker.
Nell’altro grande sequel dell’anno, il regista ha infatti elaborato una continuazione autentica della storia e, pur rimandendo fedele al personaggio, ne ha offerto una prospettiva differente e psicologicamente approfondita. Al contrario, il nuovo film con Paul Mescal è – ahimé – solo un remake travestito da sequel.

Il film aveva il dovere di rendere omaggio a “Massimo“, il riferimento era atteso e d’obbligo, ma la pellicola non riesce a rendersi indipendente. Non riesce ad andare oltre.
E Russell Crowe, pur essendo presente solo in pochi flash back, continua ad essere il vero protagonista.

Un dato curioso: la storia ha inizio sedici anni dopo la morte di Marco Aurelio, vent’anni dopo la morte di Massimo Decimo Meridio.
E’ uno dei pochi casi in cui l’attesa reale – sono passati addirittura ventiquattro anni dal film originale – supera anche quella scenica.

UNA TRAMA GIA’ VISTA

Ma perché ho parlato di un “remake travestito da sequel”?
Innanzitutto si tratta di un film in cui c’è davvero poco da spoilerare.
La trama un pò banale ed il protagonista è il giovane Lucio Vero, nipote di Marco Aurelio, figlio di Lucilla e – come ampiamente annunciato – dello stesso Massimo.
Se volete essere cauti, risparmiatevi le righe succesive che potrebbero contenere spoiler (non ne sono neanche troppo sicuro) ma – vi assicuro – non scoprirete niente che non saprete o immaginerete già nei primi minuti del film.

La storia, formalmente, nasce in continuita con il film precedente.
Ma la dinamica è costruita a specchio, come fosse un remake appunto.

Un grande condottiero, al quale Roma ha ucciso la moglie, finisce per essere venduto a un organizzatore di incontri per gladiatori (in entrambi i casi, un ex gladiatore) e diventa famoso per le sue abilità.
Anche lui, come Massimo, è inizialmente restìo a rispondere alle domande (lo scambio di battute e gesti in una scena è quasi identico).
Anche di lui, inizialmente, nessuno conosce la vera identità.
Anche lui, come Massimo, sarà protagonista – ancora con Lucilla, ancora con il senatore Gracco e ancora con un generale eroe amante di Lucilla (uno sprecato Pedro Pascal) – di un complotto contro l’imperatore (in questo caso i due imperatori), con le legioni romane in attesa a Ostia pronte a prendere il potere in nome della Repubblica.
Anche qui il complotto viene ordito e scoperto nelle celle del Colosseo.
Al posto di Commodo, a impersonare la decadenza di Roma e la follia del potere, ci sono gli imperatori Geta e Caracalla.
Tutto troppo uguale, ben poco lasciato alla fantasia e, nonostante i tempi del film (148 minuti), la trama sembra sviluppata frettolosamente, dando pochissima profondità ai personaggi e alla evoluzione della storia. Con l’unica consolazione di un finale che sembra mettere un punto alla vicenda.

LA CELEBRAZIONE AD UN FILM LEGGENDARIO

E’ sempre difficile accontentare tutti con un sequel.
Lo è ancora di più quando sono passati ventiquattro anni e, nel frattempo, il film è diventato una leggenda.
In questo senso, il Gladiatore II sembra costruito più per celebrare un monumento del cinema che per essere qualcosa di diverso. Solo per questo, vale comunque il prezzo del biglietto.
Ma si tratta pur sempre di un film che si accontenta di vivere di rendita e si distingue per pochi dettagli, come il fatto di insistere maggiormente sul mito di Roma, che funziona e scenicamente rende moltissimo.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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