Come raccontato dai giornali di tutto il mondo, lo scorso lunedì 28 aprile, intorno alle 12:30, Spagna e Portogallo (ma anche alcune aree della Francia) sono rimaste senza elettricità e, di conseguenza, prive di connessioni telefoniche e internet.
Da Madrid — dove mi trovavo — fino alla Comunità Valenciana, dalla Castiglia-La Mancia fino all’Andalusia, decine di città sono sprofondate nel buio, con interruzioni improvvise anche della rete mobile e dei dati.
Una situazione in seguito alla quale ben otto comunità autonome (non a caso quasi tutte governate dall’opposizione) hanno dichiarato il livello tre d’emergenza (già rientrato), che passa la gestione della crisi al governo centrale.
Semafori spenti, trasporti e attività commerciali bloccati, comunicazioni ridotte alle poche radio in circolazione e cittadini disorientati: lo scenario che si è delineato è stato tanto inaspettato quanto inquietante, soprattutto considerando le possibili cause che, nell’incertezza iniziale, hanno fatto capolino, tra le quali appunto l’attacco informatico.
Oggi, a cinque giorni dal blackout, non esiste ancora una spiegazione ufficiale e l’opposizione al governo del socialista Pedro Sanchez ne sta approfittando abbondantemente per fare propaganda. Un atteggiamento poco istituzionale e responsabile che, del resto, aveva incredibilmente esibito anche in occasione della tragedia causata dall’alluvione a Valencia.
BLACKOUT IN SPAGNA, COSA SAPPIAMO FINORA
Secondo quanto comunicato da Red Eléctrica Española e riferito dal presidente Sanchez in conferenza stampa, alle ore 12.33 del 28 di aprile, nel brevissimo spazio di cinque secondi, si è verificata una perdita improvvisa di 15 gigawatt di energia — l’equivalente di circa un terzo della domanda di un giorno feriale -, in quel momento prodotta per circa il 60% da fonti rinnovabili, senza che presentasse problemi di disponibilità o pianificazione (la energia prodotta era infatti perfettamente in linea con la energia richiesta).
Questa caduta ha provocato una reazione a catena che si è conclusa con la “disconnessione” della rete e il famoso “zero energetico”.
In assenza di spiegazioni tecniche ufficiali, il governo, dopo aver riunito fin dal primo giorno il Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha deciso in sede di Consiglio dei Ministri la creazione di una commissione investigativa apposita per scoprire cosa sia successo in quei cinque secondi ed ha assicurato che le cause del blackout verranno alla luce, con tutte le conseguenze del caso, sia in termini di responsabilità che di eventuali riforme da portare a termine.
Il governo ha quindi chiesto all’Ue una investigazione indipendente ed ha chiesto (ed ottenuto) dalla Red Electrica Española (REE) la “scatola nera” per procedere alle indagini, oltre alla più totale collaborazione ai produttori privati di energia. REE è una società quotata in borsa con una partecipazione statale del 20%, responsabile della gestione della rete elettrica spagnola e della linea di traporto dell’alta tensione. Varie società private sono invece responsabili della produzione di energia e del resto della rete di distribuzione, perciò nei giorni scorsi hanno incontrato il presidente del governo. Nonostante REE, il giorno dopo il blackout (e senza comunicarlo previamente al governo), abbia infatti escluso l’ipotesi circolata inizialmente di un attacco informatico, il governo ha giustamente deciso di fare chiarezza in forma autonoma, non avendo peraltro ricevuto al momento una versione ufficiale e dettagliata dell’accaduto da REE.
In conferenza stampa, in risposta alle accuse dell’opposizione relative all’ampio uso delle energie rinnovabili nel Paese, il presidente Sanchez ha spiegato che solo due delle sette centrali nucleari spagnole fossero operative al momento del blackout, sulla base di una scelta autonoma delle società che le gestiscono che non hanno reputato conveniente operare sul mercato in quel momento. Il premier ha inoltre fatto notare come il recupero della normalità in tempi relativamente rapidi sia stato possibile grazie soprattutto alle centrali idroelettriche e che il ripristino dell’attività delle centrali nucleari non solo non sarebbe stato indispensabile ma avrebbe anche richiesto sforzi maggiori in termini energetici. “Più che una soluzione, hanno rappresentato un ulteriore problema”, ha assicurato Sanchez.
Del resto, lungi dal rappresentare una integrazione alla buona, l’apporto record delle rinnovabili nella produzione di energia spagnola è possibile grazie anche all’esistenza, all’interno del Cecoel (il Centro di Controllo Elettrico) che pianifica e monitora la produzione ed il consumo in tempo reale, del Cecre (Centro di Controllo delle Energie Rinnovabili), il primo centro al mondo di questo genere. Come viene spiegato sul sito di Redeia, il Cecre esiste proprio per gestire e integrare nel sistema una tipologia di produzione che è per definizione fluttuante (non si può produrre energia solare di notte ad esempio) e più complicata da programmare.
LA REAZIONE DEL GOVERNO E L’IRRESPONSABILITA’ DELL’OPPOSIZIONE
Come anticipavo, fin dalle primissime ore del blackout, gli esponenti della destra spagnola — in particolare del PP e di Vox — hanno colto l’occasione per attaccare il governo in maniera scomposta. Invece di contribuire al mantenimento dell’ordine e alla calma, come sarebbe stato doveroso in un momento potenzialmente critico, hanno preferito speculare politicamente sull’accaduto.
Non appena le comunicazioni sono state ripristinate, ad esempio, Santiago Abascal, leader di Vox, in un post su Instagram, ne ha subito approfittato per rilanciare la sua manifestazione già programmata per il 1º maggio: “Il governo ci ha lasciato senza lavoro, senza sicurezza, senza casa… e ora anche senza elettricità”. Un uso strumentale della paura che ha davvero poco di patriottico, nel tentativo senza scrupoli di cavalcare il disagio popolare, senza neanche la minima preoccupazione per il mantenimento dell’ordine e della stabilità democratica in un momento potenzialmente esplosivo dal punto di vista sociale – soprattutto se la crisi si fosse prolungata. Nel suo intervento, l’1 maggio, Abascal ha poi proseguito su questo tono, chiamando “cretino” dal palco il presidente del governo, mentre ribadiva la solita retorica sul Paese in rovina – quando la Spagna è stata negli ultimi anni una locomotrice dell’economia europea, con tassi di crescita del Pil ampliamente superiori alla media europea, nel 2024 vicini al 3%.
In parallelo, esponenti del Partito Popolare hanno replicato le solite accuse al governo, paragonando ancora la Spagna di Sanchez al regime bolivariano del Venezuela. Il leader del PP Feijoo ma anche Isabel Díaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid ed esponente di spicco del PP, hanno parlato di “vergogna internazionale” e di “paese ridicolizzato nel mondo”, che non può accettare “blackout alla venezuelana”. Su internet hanno contribuito alla diffusione di un video in cui Sanchez assicurava che non ci sarebbero stati blackout nel Paese: il video, decontestualizzato, si riferiva però ad eventuali problemi di insufficienza energetica e faceva riferimento alla situazione russo-ucraina, che in effetti non ha causato problemi alla rete di approvvigionamento energetico spagnola.
Del resto, anche in occasione dell’alluvione a Valencia, nonostante le chiare responsabilità della Comunità Valenciana governata dal PP, la destra aveva approfittato di quella tragedia per attaccare il governo e, addirittura, in occasione della visita di Sanchez e del Re nelle zone colpite, aveva organizzato, attraverso associazioni giovanili vicine a Vox, l’aggressione fisica al presidente del governo e tentato di dirigere – senza successo – le proteste contro Sanchez (mentre il presidente della Comunidad Carlos Mazon del PP è ancora sotto inchiesta per la sua sparizione nelle fasi critiche dell’emergenza).
E’ quindi evidente che siamo in presenza di una pericolosa strategia, volta a creare un clima di delegittimazione istituzionale permanente, radicalizzando il dibattito pubblico, allo scopo di insinuare l’idea di uno stato autoritario (quando l’unico autoritarismo reale in Spagna è quello della polizia destrorsa) ma contribuendo solo alla creazione di un clima potenzialmente golpista.
In questo contesto, va quindi riconosciuta la tenuta istituzionale del governo, che si è mantenuto cauto, evitando di trarre conclusioni prive di conferme tecniche.
Conclusioni che, invece, la destra sembra aver già in tasca, avendo da subito colto l’occasione per incriminare la politica “verde” del governo ed il grande apporto delle (poco costose e del tutto autoctone) energie rinnovabili.
Sarebbe questo il patriottismo e sovranismo della destra?
Sarebbe questa la politica che fa l’interesse del Paese?
Dalla Spagna, in breve, la destra sta dando un pessimo esempio di opposizione seria e responsabile.
Quanto al governo, al quale non si può certo rimproverare la lungimirante scelta di integrare le rinnovabili nel proprio sistema di approvvigionamento, aspetteremo i risultati delle indagini sul blackout e le azioni conseguenti per poter giudicare.
Che si sia trattato di un sabotaggio, di un attacco o di una responsabilità gestionale di REE o di errori di indirizzo politico-strategico, solo quando si avranno delle risposte certe potremmo valutare se la risposta promessa sarà quella adeguata. In questo potrà forse aiutare anche l’indagine aperta dalla magistratura per valutare l’eventuale reato di un attacco interno o esterno o di un sabotaggio.
L’impressione, per il momento, è che l’opposizione stia invece strumentalizzando la questione delle rinnovabili, solo per attaccare il governo e per promuovere l’energia nucleare che hanno tanto a cuore, invece di puntare ad un dialogo costruttivo sul tema fondato sui fatti e di collaborare al rafforzamento energetico e politico del Paese.
Emmanuel Raffaele Maraziti
FONTI E APPROFONDIMENTI:







https://elpais.com/economia/2025-04-29/ultima-hora-del-apagon-en-directo.html
https://www.ree.es/es/operacion/integracion-renovables/cecre