Limiti delle intercettazioni come strumento d’indagine

IMG_1959Un approfondimento quanto mai attuale, fornito in maniera per nulla banale, ed a tratti anticonformista, dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati che, presso la Sala delle Culture della Provincia di Catanzaro, nel pomeriggio di ieri ha presentato il convegno “Intercettazioni: tecniche ed inutilizzabilità. Orientamenti giurisprudenziali”, moderata dal presidente dell’AIGA catanzarese, Antonello Talerico. Una panoramica su di uno strumento d’indagine quanto mai discusso, offerta per una volta senza la pressione del pregiudizio politico e da chi il cittadino ha il dovere di difenderlo e non il compito, pur arduo, di giudicarlo.

E troverebbero certamente molto da ridire gli strenui sostenitori delle intercettazioni, garantisti ad intermittenza, nell’ascoltare alcuni dubbi avanzati non tanto sulle intercettazioni in sé, quanto sulle modalità di utilizzo affermatesi. E’ il prof. Luciano Romito, associato di Fonetica generale presso l’Unical, a dare le prime scosse alla platea accorsa e composta soprattutto da giovani avvocati: «la trascrizione non è la realtà ma una sua rappresentazione», affermazione dal tono indubbiamente filosofico ma dalle conseguenze del tutto pratiche. «La Cassazione definisce la trascrizione delle intercettazioni come una riproduzione fedele in segni grafici del loro contenuto, ma la voce è più di una sequenza di suoni riproducibili graficamente. Essa è intrinsecamente complessa ed il suo significato va al di là di quello lessicale», chiarisce Romito.

In sintesi, trascrivere un’intercettazione non è un’operazione meccanica, l’ascoltatore, anzi, «deve percepire, capire, interpretare, dedurre e inventare. Per lo stesso motivo l’ascolto fatto in aula può essere fuorviante, avendo già a disposizione la trascrizione ed una precisa chiave di lettura». Dalle parole ai fatti, perché il professore propone un esperimento d’ascolto, una dimostrazione, in tre fasi. Nel primo ascolto, confuso, dalla platea nessuno coglie nulla; nella seconda, dopo il suggerimento di Romito, tutti colgono la frase proposta come veritiera; nel terzo ascolto, più chiaro, infine, ecco dimostrata l’illusione acustica: la frase reale è in arabo e quella suggerita era stata trasformata automaticamente dal nostro cervello in quella proposta.

Gli interventi si occupano poi del concetto delicato della segretezza e della riservatezza. Protagonisti, in questo caso, sono Salvatore Staiano, avvocato penalista, e Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto a Catanzaro. Accanto a loro Giuseppe Perri e Pietro Scuteri, entrambi giudici presso il Tribunale del Riesame di Catanzaro, che hanno trattato questioni più strettamente normative, relative alla trasmissione degli atti intercettivi.

Emmanuel Raffaele, “Calabria Ora”, maggio 2011

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