La morte di Niccolò? Colpa della mafia cecena: la folle teoria di Saviano su Lloret de Mar

Non ce la fa proprio.

L’autore di Gomorra, il criticatissimo Roberto Saviano, deciso ormai a pontificare su tutto, neanche stavolta è riuscito a spogliare i panni della maestrina e, a circa tre settimane dalla tragica morte di Niccolò Ciatti, ucciso a Lloret de Mar  in Spagna, non ha esitato ad usare la storia del 22enne siciliano nel tentativo – divenuta ormai preoccupazione costante – di accreditarsi come esperto di criminalità organizzata internazionale. E, così, non si è fatto scrupoli ad usare proprio la storia di Niccolò per proporre un collegamento del tutto immaginario tra la rissa in una discoteca della cittadina spagnola e la “mafia russa”.

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Enorme rissa in carcere: dopo il video shock emerge il fallimento del sistema inglese

prison--main_2875190aSoltanto ieri ci eravamo occupati di come l’estremismo islamico in Gran Bretagna trovi nelle prigioni inglesi l’ambiente ideale in cui svilupparsi, un vero e proprio campo di addestramento secondo le rivelazioni di un testimone ex detenuto nella prigione di Belmarsh. Ma ecco che, a poche ore di distanza, un video registrato dalle telecamere di sicurezza del carcere londinese di Wandsworth, diffuso dalla BBC, sconvolge di nuovo il Regno Unito e fornisce la conferma di una enorme falla nel sistema inglese: una questione di sicurezza ma, anche, di civiltà. Il video, infatti, mostra alcuni momenti di una enorme rissa avvenuta circa due settimane fa nel cortile del carcere, ha come protagonisti una gang di albanesi ed una gang locale e si conclude con gli elisoccorsi giunti all’interno della struttura a causa di un detenuto accoltellato ed in stato di incoscienza. “Se lo scopo è quello di sviluppare un ambiente in cui trovino spazio la riabilitazione ed il reinserimento, allora alcune delle nostre prigioni stanno fallendo, non c’è dubbio su questo”, ha dichiarato Peter Clarke, nuovo capo ispettore della prigione, che ha aggiunto: “il livello di violenza nelle nostre prigioni è inaccettabilmente alto“. L’episodio, infatti, non è un caso isolato ed ha fatto si che i principali quotidiani del paese si interrogassero sullo stato delle prigioni britanniche. E le cifre venute fuori sono a dir poco impressionanti. Nel 2015, ad esempio, i servizi di emergenza sono stati chiamati addirittura ogni venti minuti per interventi all’interno strutture penitenziarie di quella che è considerata la culla del capitalismo. Polizia, ambulanza e vigili del fuoco sono stati chiamati in causa ben 26.621 volte, il doppio rispetto a quattro anni fa. Nell’ultimo anno, infatti, ben 20mila sono state le aggressioni registrate e ben 32mila gli episodi di autolesionismo, connessi anche ai problemi di salute mentale che costituiscono secondo le autorità una questione rilevante nelle carceri britanniche. Quanto alla sicurezza delle strutture, rispetto al 201 gli oggetti fatti entrare di nascosto sono più che raddoppiati: se nel 2013 797 erano stati scoperti, nel 2015 si tratta infatti di ben 2.151 casi. L’ultimo, clamoroso, era stato reso noto soltanto pochi giorni fa dai media inglesi attraverso un video che mostrava un drone portare droga e telefono cellulare ad un detenuto in una prigione di Londra. Si ha un bel criticare e ridere del “bel paese” in Europa ma, a quanto pare, quanto a civiltà e sicurezza nessuno ha nulla da insegnarci.

Emmanuel Raffaele, 19 mag 2016