Londra, presentato il Rapporto italiani all’estero 2015: la Chiesa ci vuole meticci

12368975_1704062549812830_4033878582374347866_nConoscere per agire”, questa – spiega il presidente Pietro Molle – la mission di Comites (Comitato degli Italiani all’Estero), che lo scorso 3 dicembre, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra nella centralissima Belgrave Square, ha esordito con “Italici nel mondo: il ruolo delle comunità italiane all’estero”, iniziativa all’interno della quale è stato presentato il “Rapporto Italiani all’Estero 2015” della Fondazione Migrantes ed il libro di Piero Bassetti, “Svegliamoci Italici”.

Numeri e statistiche, dunque, ma anche un’analisi attenta dei concetti di ‘italianità’ ed ‘italicità’ che, secondo l’autore del testo presentato – in passato primo presidente della Regione Lombardia – comprende “grandi sostanziali di italianità variabile”, per il quale vengono in rilievo non tanto fattori come la lingua, la continuità storica o altri elementi considerati singolarmente, né risultano utili cesure nette poiché il concetto intende rappresentare ed accogliere tutto ciò che contiene ‘tracce di italianità’ in misura anche minima. Un richiamo, dunque, che può essere di natura artistico, culinario, nostalgico o semplicemente un legame di sangue seppur quasi del tutto sopito e conservato in un cognome o una città d’origine. Il recupero per intero e senza ‘purismi’ di tutto quanto è afferente all’italianità, insomma, senza timore dei ‘meticciati’: è questo il punto di incontro tra Bassetti, già presidente delle Camere di Commercio nel Mondo, e i rappresentanti di Migrantes, Delfina Licata, curatrice del rapporto, e don Antonio Serra, coordinatore delle Missioni Cattoliche di lingua italiana in Gran Bretagna.

Prima di proporre”, ha spiegato Molle, “è necessario capire e far capire: ecco il senso dell’incontro di oggi, che è soltanto la premessa al nostro impegno futuro”.

L’emigrazione italiana nel mondo, quindi, e i 101.297 italiani (44.542 donne e 56.755 uomini) che da gennaio a dicembre 2014 hanno spostato all’estero la propria residenza, portando a ben 154.532 unità (+3,3%) le iscrizioni totali e portando il valore assoluto degli iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), principale fonte statistica della ricerca, a 4.636.647.

Un dato, conferma il console generale d’Italia a Londra Massimiliano Mazzanti, anch’egli presente all’incontro, che “rappresenta soltanto la punta di un iceberg”. Secondo Mazzanti, infatti, solo una piccola parte degli italiani residenti fuori dai confini rispettando la regola dell’iscrizione entro i 90 giorni, la maggior parte, invece, ‘emergono’ anche dopo molti anni di permanenza e, se la presenza nel Regno Unito risulterebbe pari a 260mila iscritti circa, secondo il console la stima che è possibile azzardare supererebbe abbondantemente il mezzo milione di presenze, sfiorando addirittura le 800mila unità.

Una comunità che sta aumentando a vista d’occhio e che soprattutto nella capitale inglese dà evidente mostra di sé, dal momento che in ogni angolo di strada ed ogni attività commerciale è quasi sempre possibile incontrare un italiano a lavoro o a passeggio.

E trova conferma nei numeri anche la tradizionale emigrazione dal sud Italia, che in assoluto – Sicilia in testa – rappresenta oltre la metà degli italiani all’estero (51,4%), contro il 33,2% dei settentrionali ed il 15,4% che proviene invece dal centro Italia. Quanto alle destinazioni, Europa (53,9%) e America (40,3%) sono i continenti che ospitano il maggior numero di italiani. La Germania, con oltre 14mila trasferimenti, seguita dal Regno Unito (oltre 13mila), dalla Svizzera (11mila) e dalla Francia (9mila), sono state le mete privilegiate quest’anno.

Il nuovo identikit dell’emigrante medio è quella di un uomo, celibe, tra i 18 e i 34 anni, partito dal nord Italia (Milano e Lombardia principalmente), in continuità con il progressivo avvicinamento dei dati tra nord e sud negli ultimi anni. Quanto al genere, soltanto il Friuli registra un maggior numero di partenze femminili.

Considerando l’ultimo decennio, si è passati dai 3 milioni di iscritti all’Aire nel 2006 agli oltre 4 milioni e mezzo di iscritti nel 2015, con una crescita del 49,3%.

Il rapporto, che si serve anche dei dati relativi a laureati e dottori di ricerca, evidenzia la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’, che è sicuramente una realtà ma non è, secondo Delfina Licata, quella più rappresentativa dell’emigrazione italiana, all’interno della quale altri sono i fattori distintivi ed alla quale si sta aggiungendo l’emigrazione di molti pensionati in cerca di un tenore di vita che nel nostro paese non sono in grado di avere.

Una Chiesa che cammina insieme con la comunità tutta, in linea con le direttive del Concilio Vaticano II”: questo secondo Perego il ruolo del Vaticano nel panorama appena descritto, con 366 Missioni Cattoliche di Lingua Italiana (MCI) all’estero, distribuite in 39 nazioni su tutti i continenti.

Il concetto di cittadinanza si perde nell’identità locale che risulta un legame molto più forte per gli italiani all’estero”, spiega Licata, introducendo il concetto di “approccio glocale” ripreso subito da Bassetti. “Ci si sente cittadini del mondo”, spiega l’autore di “Svegliamoci Italici”, un mondo che non è più quello degli Stati nazionali nato da Westfalia, ma quello in cui frontiere e confini tendono a svanire e prevalgono invece le relazioni di rete, come dimostrano le oltre 200 associazioni nel mondo che portano nel proprio nome l’identificazione ad una realtà locale”. Ecco perché, secondo Bassetti, è necessario “rispettare il valore del meticciato e dell’ibridazione, che non postula il tradimento della purezza d’origine”. Diversi gli argomenti a sostegno del ragionamento, non tutti rigorosamente in linea con la tesi iniziale. “Siamo meticci nell’ordinamento militare: non esiste più la sacralità dell’appartenenza nazionale”, dichiara evidenziando il ruolo oggettivamente sempre più ristretto degli Stati all’interno degli organismi e delle alleanze internazionali. “La Chiesa è avvantaggiata dalla mancata definizione territoriale della sua dottrina”, prosegue Bassetti che, in un esempio apparentemente di segno opposto, indica come paradigma anche la comunità ebraica, capace di perdurare nel tempo nonostante la diaspora mantenendo viva la propria identità. “No, dunque, alle vecchie risposte nazionaliste. Si al meticciato”, conclude lo scrittore, che non manca di tessere le lodi dell’impero inglese, capace di “tenere l’India con 100mila uomini, grazie all’infiltrazione delle élite”. Peccato che né un impero né la fortemente identitaria comunità ebraica siano un esempio troppo calzante di meticciato e della necessità di un mondo senza frontiere.

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