Uk, bufera sui labour dopo la frase su Hitler: al via indagine interna

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I telegiornali inglesi in queste ore non parlano d’altro: il Partito Laburista in balìa dell’antisemitismo. Questa, infatti, è l’accusa corale mossa al leader Jeremy Corbyn da oppositori e membri del suo stesso partito dopo l’espulsione di Naz Shah e la sospensione dell’ex sindaco di Londra, Ken Livingstone. E così Corbyn, che pure ha negato la crisi, ieri ha annunciato l’avvio di una indagine interna: “Il Partito Laburista è un partito anti-razzista nella sua essenza ed ha una lunga e fiera storia di lotta contro il razzismo, incluso l’antisemitismo. Mi sono speso per tutta la vita contro il razzismo e la comunità ebraica è stata al centro delle politiche progressiste e del nostro partito per oltre un secolo”, ha dichiarato ai giornali dopo l’annuncio.

A portare avanti l’indagine, ha spiegato, sarà Shamu Chakrabarti, in passato a capo di “Liberty”, organizzazione a difesa dei diritti civili. Il suo compito, nei prossimi due mesi, sarà quello di confrontarsi con la comunità ebraica per poi formulare una proposta risolutiva. Accanto a lei, David Feldman, direttore di un istituto dedito allo studio dell’antisemitismo. Inoltre, una indagine a parte verrà condotta da Janet Royall sull’antisemitismo all’interno dell’Oxford University Labour club.

Dunque, che succede esattamente? L’estrema destra più razzista ha preso in ostaggio le menti dei laburisti? Adolf Hitler redivivo ha ripreso la sua propaganda partendo da Londra? Niente di tutto ciò, anche se di mezzo c’è come sempre lui, l’innominabile Fürer del Reich tedesco. A Ken Livingstone, infatti, è bastato farvi riferimento per essere sospeso nel giro di poche ore, con il candidato sindaco di Londra Sadiq Khan, mussulmano, in prima linea per farlo fuori. La campagna elettorale, si sa, non guarda in faccia nessuno.

«Ricordiamoci che Hitler, dopo aver vinto le elezioni nel 1932, pensava di spostare gli ebrei in Israele. Supportava il sionismo – questo prima di impazzire e finire per uccidere sei milioni di ebrei». Ecco le dichiarazioni incriminate di Livingstone, indubbiamente scomode visto l’accostamento tra sionismo e nazismo, ma non molto diverse da quelle rilasciate pochi giorni fa addirittura dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come ha ricordato lo stesso esponente laburista. Ma la vicenda, come dicevamo, ha origine da un altro episodio: l’espulsione poche ore prima di Naz Shah. E’ in sua difesa che Livingstone aveva affermato: «Non sentito nessuno dire nulla di antisemita, ma c’è stata una campagna molto ben orchestrata dalla lobby israeliana tesa a diffamare chiunque critichi le politiche israeliane tacciandolo di antisemitismo».

L’espulsione della parlamentare Naz, in effetti, dava un po’ l’impressione di una campagna mirata, dal momento che al centro delle accuse contro di lei ci sono sue dichiarazioni risalenti addirittura al 2014, quando proponeva di spostare Israele negli Stati Uniti per risolvere la questione israelo-palestinese.

Livingstone ha quindi ribadito la sua preoccupazione in merito all’evidente e deliberata confusione tra antisemitismo e critiche ad Israele, difendendo il suo commento su Hitler definendolo «un fatto storico».

Ma la storia a volte ignora le regole del politicamente corretto e a volte osa perfino dimenticare chi ha vinto l’ultima guerra mondiale, per cui meglio lasciarla stare, sembra il messaggio sottinteso in tutta questa vicenda.

E così, dopo un confronto interno durato poche ore, i laburisti hanno stabilito che le parole di Livingstone non erano probabilmente antisemite, ma hanno comunque preferito optare per una sospensione che togliesse le castagne dal fuoco di un partito al centro di un dibattito ormai infiammato (chissà da chi?!).

Gli episodi appena raccontati, infatti, sono soltanto gli ultimi di una “lunga” serie, sui quali i giornali, puntualmente, hanno insistito alimentando la questione “antisemitismo” tra i labour.

Lo scorso febbraio, infatti, Alex Chalmers, responsabile del Labour club studentesco della Oxford University, si era dimesso dall’incarico accusando i membri dell’organizzazione di avere «qualche problema con gli ebrei», nonché simpatie per i gruppi terroristi come Hamas.

Il 15 marzo, invece, Vicki Kirby, già sospesa dal partito nel 2014 per i suoi post anti-ebraici, dopo esser stata candidata al parlamento, viene sospesa nuovamente, per gli stessi post incriminati, dopo aver nuovamente ottenuto un incarico all’interno del partito in merito alle politiche del lavoro.

Il giorno dopo, Jeremy Newmark, leader del Movimento Ebrei Labour, accusa Corbyn di essere impotente di fronte all’insorgere dell’antisemitismo nel suo partito. Meno di un mese dopo, il 10 aprile, Aysegul Gorbuz, consigliere e mussulmana, viene sospesa dopo alcuni tweet  pro-Hitler e contro Israele. Pochi giorni dopo, il 27 aprile, come abbiamo visto, tocca alla Shah e poi a Livingstone.

Karen Pollock, direttrice dell’Holocaust Educational Trust, è stata chiara: «l’abuso intenzionale della storia dell’Olocausto è antisemitismo – puro e semplice». Su certi dogmi non si discute: la storia, in certi casi, è storia sacra. Livingstone, che pure non ha mai negato lo sterminio, anzi ne ha ricordato anche le cifre ufficiali nel post in questione, di certe cose semplicemente non deve parlarne, le sue parole rischiano di sporcare il dogma del bene assoluto contro il male assoluto, che non regge se bene e male pensavano a trovare una soluzione di comune accordo.

A ribadirlo con parole più esplicite è il rabbino Danny Rich, responsabile di Liberal Judaism e membro del Partito Laburista: «Sostenere che Hitler era sionista è non solo una enorme alterazione storica, ma equipara direttamente nazismo e sionismo. Suggerisce che essi condividevano obiettivi e valori; è colpa per associazione. E’ difficile pensare ad un collegamento più offensivo». Sionisti in combutta col nemico giurato? Mai accaduto e, se è accaduto in nome della real politik, meglio non dirlo, nella storia sacra stonerebbe un tantino.

«Come posso pentirmi di aver detto la verità?», ha chiesto Livingstone ai giornalisti. Una frase che riassume perfettamente le strategie da psico-polizia orwelliana che la stampa utilizza in nome della nota lobby, censurando di fatto la libertà di pensiero e la storia, in nome della democrazia.

Emmanuel Raffaele, 30 apr 2016

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