Netanyahu non riceve ministro degli Esteri tedesco: “Incontra gente che criminalizza i nostri soldati”

Se sei un diplomatico o un esponente del governo e ti trovi in visita in Israele, ti conviene evitare di programmare incontri con organizzazioni sgradite al governo. Siamo nell’unica democrazia del Medioriente, certo, ma ai suoi democratici governanti non piace troppo avere l’opposizione tra i piedi. E’ questo il motivo per cui il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha annullato all’ultimo minuto l’incontro previsto con il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel. Quest’ultimo, infatti, nel corso della sua missione diplomatica nel Paese iniziata lunedì e volta a promuovere la soluzione dei due stati nell’ambito del conflitto israelo-palestinese, aveva in agenda, tra le altre cose, anche una riunione con gli ex militari di “Breaking the Silence”. Ma la reazione non si è fatta attendere. “La politica di Netanyahu non è quella di incontrare visitatori stranieri che, in viaggio diplomatico in Israele, vedono gruppi che trattano i soldati delle Forze di Difesa Israeliana da criminali di guerra”: queste, infatti, sono state le dichiarazioni contenute in una nota della presidenza e che fanno appunto riferimento a Breaking the Silence, un gruppo di ex soldati israeliani che contesta l’occupazione della Cisgiordania e raccoglie testimonianze sul trattamento dei palestinesi da parte dei militari di Israele. “Gli incontri con i rappresentanti della società civile da parte dei diplomatici – prosegue la nota – sono ben accetti, ma il primo ministro Netanyahu non incontrerà chi dà legittimità ad organizzazione che chiedono la criminalizzazione dei soldati di Israele. Le nostre relazioni con la Germania sono molto importanti e non saranno influenzate da questo episodio”. Il ministro degli Esteri tedesco Gabriel, declinato l’invito/ultimatum a non incontrare i due gruppi in questione, commentando la richiesta sul canale televisivo Zdf, ha replicato: “Immaginate se il primo ministro israeliano fosse venuto in Germania e avesse voluto incontrare persone critiche nei confronti del governo e questo avesse detto che non è possibile. Sarebbe impensabile”.

Anche Issac Herzog, leader dell’Unione Sionista, compagine in opposizione rispetto al governo, pur avendo le medesime posizioni rispetto all’organizzazione pacifista in questione (in altre occasioni Herzog ha dichiarato che l’esercito israeliano ha sempre dimostrato di rispettare i diritti umani), aveva invitato il premier a ripensare la sua decisione e ritirare l’ultimatum: “L’ultimatum al ministro degli Esteri tedesco è un grave colpo ai legami di Israele con un paese che ha la più grande economia in Europa ed è un sincero amico”. Motivazioni che, evidentemente, il premier israeliano ha ritenuto insufficienti, così come insufficiente deve essere sembrata l‘ennesima richiesta di perdono da parte della Germania nei confronti del popolo di Israele per la Shoah. “In questa occasione voglio ribadire senza mezzi termini la responsabilità storica che ha la Germania per l’Olocausto e i crimini della Seconda Guerra Mondiale e che oggi ci guida nel nostro comportamento”, ha affermato Gabriel nel corso della sua visita programmata subito dopo il suo arrivo ad un museo dedicato alle vittime della Germania nazista.

Già a febbraio, del resto, il governo israeliano si era lamentato con l’ambasciatore belga in seguito all’incontro con i due gruppi da parte del primo ministro Charles Michel. Le frizioni con la Germania, però, hanno già inizio con l’incontro previsto a maggio a Gerusalemme proprio con Netanyahu, annullato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel a causa del mancato stop agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi.

Emmanuel Raffaele, 26 apr 2017

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