L’Ue ha portato la pace? “Solo un luogo comune”. Duro affondo sul Telegraph

PORTSMOUTH, UNITED KINGDOM - JUNE 28: Sailors on board the aircraft carrier HMS Illustrious wait on the flight deck to salute during The International Fleet Review on June 28, 2005 in Portsmouth, England. The Review forms part of the Trafalgar 200 celebrations marking the 200th anniversary of the Battle of Trafalgar at which Lord Nelson commanded the Royal Navy in a famous victory over the French. (Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images)
Duro affondo contro l’Europa dalle colonne del “Telegraph”. Il noto quotidiano inglese, infatti, ha pubblicato proprio oggi un intervento [1] firmato da Julian Howard Atherden Thompson, major-general della Marina britannica, in servizio dal ’52 all’86, a capo della “3 Commando Brigade” nel corso della guerra delle Falklands, oggi collaboratore del King’s College di Londra nel dipartimento che si occupa di studi bellici.
Interessante sotto diversi punti di vista, l’attacco dell’alto ufficiale fa a pezzi la credibilità dell’Unione Europea. Oggi, l’adesione all’Unione Europea indebolisce la nostra difesa nazionale in tempi molto pericolosi”, scrive Thompson, che si cimenta poi in una minuziosa esposizione dei quattro “miti” posti a difesa dell’Europa, che impediscono di vedere la realtà di un’organizzazione debole dal punto di vista politico ed in quanto tale dannosa per gli stati membri.

Primo mito: “l’Unione Europea ha mantenuto la pace in Europa dal 1945”. Secondo l’ufficiale inglese, a portare la pace in Europa sarebbe stato invece il Piano Marshall voluto dagli americani, mentre a mantenerla ci avrebbe pensato la Nato e non certo l’Europa. Triste quanto sacrosanta verità. “La Nato ha scoraggiato gli attacchi sovietici e scoraggia quelli di Putin ai giorni nostri”.  Mentre l’Europa, sottolinea, non è mai stata in causa nelle questioni rilevanti, elencate una per una nell’articolo: nessun coinvolgimento nella risoluzione del conflitto basco che ha avuto inizio nel 1959, nessun ruolo nella risoluzione della questione irlandese, niente di niente anche in occasione dell’invasione turca di Cipro del 1974 e, soprattutto, nessuna voce in capitolo durante i conflitti balcanici (la guerra di indipendenza croata, la guerra in Bosnia, le agitazioni in Albania nel ’97 e successivamente, la guerra in Kosovo, le insurrezioni in Macedonia nel 2001 e così via). Un elenco impietoso che mette nero su bianco l’assoluta mancanza di credibilità ed autonomia da parte di un’Europa che – aggiunge Thompson nel tentativo di sfatare anche il mito di un’Europa che ci protegge dal terrorismo islamico – è anche incapace di sorvegliare le sue frontiere, come ha dimostrato nell’emergenza migratoria in corso, con la Germania che ha peraltro appena annunciato di non aver più notizie di ben 130mila profughi. L’Europa meglio aiutarla dall’esterno, piuttosto che da una nave che affonda, è il messaggio dell’ufficiale britannico, il quale si dichiara decisamente contrario ad ogni tentativo di Francia e Germania di rendere autonoma l’Europa da un punto di vista difensivo: “C’è una collaudata catena di comando Nato con sedi e forze adeguate. Non abbiamo bisogno di una copia europea”. Quanto a Putin, l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa non gli darebbe più forza di quanto già non faccia la debolezza delle istituzioni europee  e della sua moneta.

Un assalto in piena regola, insomma, che in una prospettiva certamente anti-europea, racconta molte verità e lo fa fornendo al tempo stesso una fondamentale chiave di lettura di quello che sarebbe il significato di un eventuale “Brexit”: una scelta sovranista solo fino ad un certo punto, dal momento che, nel caso del Regno Unito, a pesare sulle richieste di autonomia dal gigante europeo è soprattutto lo storico rapporto con gli Stati Uniti e non il contrario, come nel caso della maggior parte dei movimenti autenticamente euroscettici, che tendono peraltro a sfiduciare la Nato come punto di riferimento militare, mirando ad un rafforzamento degli stati europei contro il bipolarismo Usa-Russia.

È così che, senza volerlo, l’intervento del “major-general” ci ricorda anche quanto questa Europa sia – anche per volontà inglese – colonia americana fin dalla vittoria nella seconda guerra mondiale, con il mercato europeo utilizzato per smerciare prodotti d’oltreoceano (quello stesso “mercato di 500 milioni di persone” che fa gola alle grandi aziende che nei giorni scorsi hanno invitato i cittadini britannici sul Times a votare per rimanere in Europa al referendum del prossimo 23 giugno) e la difesa totalmente delegata al colosso statunitense. Una situazione che, se sta benissimo al Regno Unito, dovrebbe invece spingere gli stati fondatori di questa unione a creare un’alternativa realmente indipendente, che non si limiti – come invece accade – a siglare accordi segreti come il Ttip per fare sempre di più dei popoli europei consumatori delle multinazionali americane e dei loro prodotti a scapito della nostra economia e delle nostre produzioni e conoscenze.

Varrebbe la pena, però, far notare al noto ufficiale che l’Europa sicuramente non ci protegge dal terrorismo islamico con la sua incapacità di controllare le frontiere; ma il pericolo islamico finora è venuto dall’interno e, non certo per ultimo, dai figli della grande e multietnica isola britannica, mentre ad armare i terroristi sono stati esattamente i cugini d’oltreoceano.

Emmanuel Raffaele, 29 feb 2016

[1] http://www.telegraph.co.uk/news/12176954/I-fought-for-Britain-and-I-know-how-the-EU-weakens-our-defences.html?sf21696164=1

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