Biella, sull’Anpi il boomerang della censura: fermato il cineforum su Israele

“Non si può continuare a confondere ad arte l’antisionismo con l’antisemitismo”: a difendersi dalle accuse di razzismo costate la censura di una proiezione su Israele, questa volta, è niente meno che l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani. Proprio la sezione Anpi “Valle Elvo e Serra” di Biella, in collaborazione con l’associazione “Biellesi per la Palestina”, infatti, aveva organizzato per il prossimo 10 marzo la proiezione del film-documentario “Israele, il cancro“. Una pellicola dell’attivista Samantha Comizzoli, che intende con il suo lavoro raccontare l’oppressione del popolo palestinese o, per dirla con le parole della regista, “l’occupazione nazista israeliana della Palestina”. Ma l’iniziativa non ha esattamente incontrato il gradimento di Naomi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, la quale, venuta a conoscenza dell’evento, ha scritto una lettera al presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia ed a quello della sezione milanese Roberto Cenati chiedendo di impedire quella che, nella lettera, viene definita come una “aberrante iniziativa”.

“Il sostegno dell’Anpi a iniziative come quella che vi segnalo”, scrive Di Segni, “rappresenta quindi un fatto gravissimo e incomprensibile e duole ancor più nella considerazione che tale filmato divenga un’esperienza vissuta nella scuola, luogo nel quale esattamente al contrario, dovremmo coltivare i valori condivisi della tolleranza e del rispetto”. La visione del film “di una nota attivista antisionista e antisemita”, sottolinea ancora Di Segni, deve essere quindi fermata. Parole che risuonano come un ordine perentorio ed alle quali si è volontariamente e prontamente offerto di obbedire il presidente della provincia piemontese di Biella, Emanuele Ramella del Partito Democratico, che ha così immediatamente revocato l’autorizzazione all’utilizzo dell’aula dell’Istituto di Istruzione Superiore “Quintino Sella” in cui si sarebbe dovuta svolgere l’iniziativa. Tant’è che le sigle promotrici, in un comunicato congiunto, hanno commentato: “La lettera di revoca è la probabile conseguenza della pressione intimidatoria di un’organizzazione sionista denominata ‘Unione delle associazioni pro Israele’ “. “Il presidente Ramella”, spiegano Anpi e ‘Biellesi per la Palestina’, “tradisce il principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione che deve solo disciplinare le condizioni di accesso alle proprie strutture senza sindacare sui contenuti degli eventi che devono esprimersi all’interno del dettato costituzionale”.

“Gli istituti scolastici”, afferma però Ramella, “non sono il luogo deputato a ospitare eventi che possano rappresentare un pensiero di parte su argomenti di rilievo politico, che vanno affrontati in altre sedi. Ho dunque ritenuto opportuno, oltreché corretto, revocare la concessione di utilizzo dell’aula scolastica concessa dal responsabile”. Ma sono ancora gli organizzatori a controbattere sul punto: “Il presidente Ramella finge di non sapere che l’evento è previsto per il giorno 10 marzo alle ore 21, è indirizzato alla cittadinanza in un orario in cui non vi è alcuna attività didattica”. “L’Anpi Valle Elvo e Serra ritiene che documentare l’oppressione del popolo palestinese e ricordare il suo diritto all’autodeterminazione”, prosegue la nota, “non sia un pensiero di parte o antisemitismo, ma doverosa necessità che risponde alle 79 Risoluzioni dell’ONU che condannano la condotta dello stato di Israele e che tuttora risultano inapplicate”. Una replica a cui si somma un vario elenco di iniziative simili già autorizzate all’interno dello stesso istituto e l’annuncio relativo allo spostamento obbligato della proiezione presso la sede Arci. “Non si può continuare”, concludono, “a confondere ad arte l’antisionismo con l’antisemitismo. Molti ebrei, e tra essi molti rabbini, sono antisionisti, condannano le politiche repressive israeliane e combattono per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi”. Parole sante.

Peccato che, puntualmente poi, quando si tratta di iniziative degli avversari politici (tutti indistintamente definiti ‘fascisti’), tutte queste distinzioni e questo garantismo, insieme ai propositi di non confondere razzismo ed antisionismo (nei confronti della ‘destra’ l’accusa di razzismo parte automatica già se si propone l’ovvio, ovvero difendere le frontiere) e quello di non dover sindacare i contenuti di iniziative culturali perfettamente legali, vadano a finire nel dimenticatoio. Non si riuscirebbe, del resto, ad elencare in un solo articolo tutte le censure invocate dall’Anpi contro iniziative non gradite di vario genere. Ma per se stessi, come sempre, invocano la piena libertà senza se e senza ma. Corto circuito dopo cortocircuito, del resto, gli stessi vertici dell’Anpi non si sono dimostrati certo cuor di leone e solidali con la propria sezione. La censura, evidentemente, è una tentazione a cui la sinistra non riesce proprio a resistere e crea notevoli problemi con i ‘dissidenti’ di turno: “sono già intervenuto e sto seguendo attentamente la vicenda anche attraverso un dirigente incaricato di andare sul posto. Comunque, una sezione non si identifica con l’Anpi”, ha commentato Smuraglia.

Miserie umane.

Emmanuel Raffaele, 9 mar 2017

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