Spagna, “Podemos” vuole vietare la messa in tv. E si apre il dibattito sulla laicità dello Stato

Podemos“, terzo partito nel paese iberico con ben 69 seggi su 350, ha ufficialmente presentato una proposta di legge per impedire la trasmissione della Santa Messa sulla tv di Stato, TVE. La proposta, che in realtà è stata depositata lo scorso 20 febbraio, ha però iniziato a far discutere soltanto nell’ultima settimana, dopo la sua pubblicazione sul bollettino ufficiale del parlamento spagnolo martedì scorso. E subito è stato scontro tra sinistra e popolari, in un dibattito che ha coinvolto la questione identitaria quanto la laicità dello Stato.

“La società spagnola è del tutto plurale”, scrivono i deputati di Podemos nella presentazione del progetto di legge che – spiegano – nasce “affinché nessuno possa sentirsi discriminato“. “Il comportamento più sensato per una televisione pubblica è la neutralità assoluta in materia di ideologie, religioni e credenze“, proseguono, facendo riferimento all’articolo 16 della Costituzione spagnola, i rappresentanti del partito di sinistra “grillina”, fondato nel 2014 in seguito alle proteste dei cosiddetti “indignados”. “Difendiamo la libertà religiosa, ma in un paese non confessionale e laico, secondo le sentenze della Corte Costituzionale, probabilmente la televisione pubblica non è lo spazio più adatto per trasmettere riti religiosi di qualsiasi tipo”, ha ribadito Pablo Iglesias, leader del partito, che ha difeso strenuamente la proposta, condivisa anche dal leader di “Ciudadanos” Albert Rivera. Non tutti, però, la pensano così, tanto che – oltre alla sollevazione dei popolari – qualche dubbio lo ha espresso persino Miguel Camacho, deputato del Partito Socialista Operaio Spagnolo, il quale ha replicato: “[La messa in tv] non fa male a nessuno: chi non vuole vederla, non la veda e basta”.

Nel frattempo, la trasmissione della funzione religiosa, che avviene ogni domenica alle 10.30 su “La 2” nel corso del programma “Il giorno del Signore“, nonostante una audience medio del 5,4% nel 2016, la scorsa domenica ha fatto registrare addirittura il 19%, triplicando praticamente il suo pubblico e dando così una risposta molto forte all’iniziativa portata avanti da Podemos. Nonostante il processo di laicizzazione abbia influito molto anche in Spagna, infatti, oltre il 70% degli spagnoli continua a definirsi cattolico, il che appare come una ragione sufficiente a che la televisione pubblica fornisca un servizio come questo, considerando esattamente il fatto che laicismo non vuol dire sopprimere la libertà religiosa. Singolare, peraltro, che la proposta di legge non contenga la richiesta di impedire la trasmissione di programmi di informazione religiosa di qualsivoglia fede, ma sia mirata soltanto contro la trasmissione della messa.

“Il giorno del Signore”, infatti, non è certo l’unico programma a sfondo religioso trasmesso dalla tv di Stato, è soltanto quello – per ovvie ragioni – più seguito. Con 74 ore di trasmissione nel 2016 (61 delle quali dedicate alla messa), infatti, il programma vanta una media di 288mila spettatori a puntata, pari a circa il 5,4% (303mila spettatori ed il 6,4% durante la funzione) di audience. Meno della metà degli ascolti fanno invece registrare sia l’ebraico “Shalom”, con 13 ore di trasmissione e 69.999 mila spettatori, che l’evangelista “Buenas Noticias”, con 14 ore di trasmissione e 66mila spettatori di media, ma anche “Islam Hoy”, programma dedicato alla religione musulmana che, con 19 ore di trasmissione collezione 79mila spettatori.

La questione centrale, però, è un’altra: laicismo vuol dire tutelare le libertà delle diverse confessioni religiose oppure cancellare sia le libertà che le identità stesse in nome di una indefinibile neutralità? Qual è, peraltro, il confine tra una società neutrale ed una società asettica, piatta, nella quale soltanto ricordare l’esistenza delle differenze sembra ormai essere offensivo? Ecco perché tocca a chi davvero crede nella libertà dare nuova linfa al laicismo, non opponendosi ad esso in nome di una ideologia di senso opposto, ma restituendogli un significato pieno, proprio nel nome di quelle differenze che un laicismo sincero può e deve difendere sia dal totalitarismo religioso che da quello antireligioso.

Emmanuel Raffaele, 15 mar

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