“Agli Usa serve un presidente che si occupi della lobby ebraica”: principe Carlo accusato di antisemitismo

L’afflusso di ebrei europei in Medio Oriente a metà del secolo scorso, in occasione della nascita di Israele, non avrebbe giovato alle relazioni con gli arabi ed avrebbe “contribuito a causare grossi problemi” nell’area. Parola del principe e futuro re Carlo d’Inghilterra, che si esprimeva proprio in questi termini in una breve lettera datata 24 novembre 1986 e indirizzata all’amico – scrittore ed esploratore sudafricano, scomparso a Londra nel ’96, padrino del principe William – Laurens van der Post.

La lettera, ritrovata in un archivio pubblico e pubblicata pochi giorni fa dal Daily Mail, è immediatamente successiva ad un viaggio che il principe Carlo, allora 38enne, aveva fatto con la moglie Diana Spencer in Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. Contesto che permesso ad un portavoce di provare a ridimensionare l’impatto delle parole del principe, riducendole ad un semplice resoconto dei concetti riferiti dagli arabi. Ma, seppur breve, la missiva rivela in realtà quanto Carlo, non certo sospettabile di antisemitismo, fosse rimasto realmente affascinato dalla realtà islamica – alla quale è infatti ritenuto particolarmente vicino – e avesse fatto propri alcuni degli imput ricevuti. “Questo tour è stato affascinante e ho imparato molto sul Medio Oriente e sul punto di vista arabo”, spiegava infatti il principe, aggiungendo anche di aver letto qualcosa del Corano, di averlo trovato molto utile a capire il modo di operare degli arabi e di ammirare “molto alcuni aspetti dell’Islam”.

Ma, tra le osservazioni che hanno provocato maggiori reazioni c’è, indubbiamente, quella sulla lobby ebraica: “Un presidente americano non dovrebbe trovare il coraggio di alzarsi e occuparsi della lobby ebraica? Devo essere ingenuo, probabilmente!”. Una frase che ha suscitato l’indignazione, tra gli altri, di Stephen Pollard, editore di “The Jewish Chronicle“, che ha etichettato come antisemita l’uso stesso del concetto di lobby ebraica, quasi che la sua esistenza e quella di molte altre lobby sia un segreto e non una pratica regolamentata e comune nella politica americana. Anche su questo tema, del resto, Carlo è esplicito e parla in prima persona: “comincio anche a comprendere il loro punto di vista su Israele. Non mi ero reso conto che lo considerassero come una colonia degli Usa“. Ecco perché, secondo l’opinione di allora del principe, non si potrà mai trovare una soluzione e “mettere fine al terrorismo se le cause non saranno eliminate”.

Emmanuel Raffaele

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