Mattia Santori e le sardine in piazza con la benedizione del gruppo Gedi

Il leader delle “sardine” Mattia Santori ospite di Fabio Fazio

Chi c’è dietro le sardine? E perché all’improvviso sono finiti al centro dell’attenzione mediatica? Sono davvero apartitici?

Secondo una interessante inchiesta di Francesca Totolo, pubblicata sul “Primato Nazionale”, le sardine non sarebbero né apartitiche né un movimento spontaneo. Praticamente tutti i principali esponenti, infatti, sarebbero militanti vicini o addirittura organici al Pd o alla sinistra.

Ha fatto del resto il giro della rete il video in cui il referente delle “Sardine” a Modena, Jamal Hussein, sale sul palco a fare campagna elettorale per Stefano Bonaccini, candidato dal centrosinistra alla guida dell’Emilia Romagna.

Immagine correlataMentre ha fatto scandalo l’inquietante post di Samar Zaoui, 21enne di origini tunisine nonché “braccio destro” di Jamal Hussein, che in un post su Facebook con Salvini a testa in giù, invocava un “giustiziere sociale” per far fuori fisicamente il leader della Lega. Verrebbe da chiedersi: ma le sardine non scendevano in piazza contro l’odio?

Appaiono quindi ipocrite le prese di distanza del Pd e della sinistra ufficiale da episodi tutt’altro che isolati come quello accaduto a Massa pochi giorni fa, dove il sindaco leghista Francesco Persiani è stato circondato, aggredito e sputato ed un consigliere comunale di maggioranza è stato minacciato e vittima di un atto vandalico di natura politica. Prese di distanza ipocrite, dicevamo, da parte di una sinistra che poi benedice un movimento che fieramente, richiamandosi all’esperienza partigiana, ammonisce pericolosamente: “grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare“.

Slogan che chiarisce una volta per tutte perché le sardine, a corto di argomenti e perfettamente allineati allo schema liberista, scendono invece puntualmente in piazza per zittire gli avversari politici, con il vento mediatico a favore e tutti i giornali progressisti pronti a incensare e dare il massimo risalto al nuovo verbo.

Sempre il Primato Nazionale, del resto, fa notare che il leader delle sardine Mattia Santori, non solo sarebbe notoriamente parte del team di una rivista, “Energia“, fondata da Romano Prodi; ma anche che il direttore responsabile e co-fondatore della rivista, Alberto Clò, è anche consigliere d’amministrazione del gruppo Gedi, che controlla testate come Repubblica, La Stampa, Huffington Post, L’Espresso ed emittenti radiofoniche come Radio Deejay e Radio Capital. Tutti impegnatissimi a pompare un movimento nato dal nulla, fondato sull’unico collante dell’antisalvinismo e che appare sempre più tele-guidato.

L’immagine che viene fuori, insomma, è quella di una sinistra radical chic, pericolosamente anti-democratica nei toni, ambigua nei confronti dei violenti, che manifesta per silenziare l’opposizione con la benedizione del governo, dell’establishment e dei grandi giornali.

Decidete pure voi se tutto ciò fa bene alla democrazia e se questa cosa informe ha ancora la dignità necessaria per essere chiamata “sinistra”.

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