Grillo il rinnegato: “bene le sardine contro il linguaggio volgare e incattivito”

Beppe Grillo ha la faccia come il culo.
E la volgarità è d’obbligo se l’urlatore del “Vaffa-day”, l’odiatore della ‘casta’, lo sputacchiatore inferocito, sale oggi sul pulpito e ci fa la morale inneggiando alle ‘sardine’ – così a modo, così educate, che ci liberano da ogni male.

“Le sardine”, osserva, “non reclamano altro che l’igiene della parola. Reclamano una convalescenza vigorosa dalla attuale malattia delle lingue e delle menti che fa sembrare certe espressioni pubbliche un vociare roco di hooligan pronti al balzo, oppure un minacciare gradasso di un capobanda“.

“Anche noi in passato abbiamo un po’ esagerato”, prosegue ‘l’Eletto’ nel suo post odierno, “ma ora non lo facciamo più. E le nostre esuberanze erano un raffreddore rispetto alla peste che osteggiano le sardine“.Un vero e proprio voltafaccia da parte del fondatore del Movimento 5 Stelle che, nella più classica delle traiettorie politiche, passa da incendiario a pompiere con una sfacciataggine che lascia senza parole.

Il Movimento è nato dalla rabbia della gente, incarnata dalle grida semi-isteriche di Grillo.
Le grida non erano contorno, ma sostanza: era stato promesso che quella rabbia avrebbe trovato rappresentanza nei palazzi e certamente non poteva essere rappresentata urlando senza sosta. Però non è sicuramente rappresentata incensando i nuovi moralizzatori e scandalizzandosi per un linguaggio di pancia, autentico, incazzato.

Risultati immagini per santori di martediNon è una questione di forma: un perbenismo simile è un fatto sostanzialmente reazionario. Infatti, più di ogni altra cosa, è surreale il plauso da parte di un movimento con l’unico dogma della democrazia diretta ad un movimento il cui leader, confermandone la natura reazionaria, afferma: “La politica con la P maiuscola significa delegare a qualcuno che è competente”.
La retorica sulla competenza e sui competenti e il vincolo di rappresentanza, d’altronde, sono stati per anni al centro della rabbia grillina e delle accuse alla casta; ebbene, su questo il capo-sardina ha espresso un’idea del tutto opposta.

La svolta reazionaria del M5S, del resto, l’avevamo già annunciata al momento del voto di fiducia al Conte bis. Quando era divenuto finalmente chiaro che il governo col Pd rispondeva ad un piano più ampio del semplice accordo di governo tra due partiti che erano stati acerrimi nemici. E che si sarebbe trattato di un appiattimento politico sulle posizioni del ‘centro-sinistra’, a cui sarebbe seguito un appiattimento nel metodo.

Risultati immagini per conte premierDel resto, nel chiedere la fiducia per il suo secondo mandato, il premier annunciava già il voltafaccia. E lo faceva mettendo una pietra su tutto quello che era stato finora il Movimento 5 Stelle, nella forma e nella sostanza (burocratico-europeista) della nuova stagione.
Proprio lui, che in aula si era in precedenza dichiarato ‘fieramente populista’, si faceva ora alfiere di “equilibrio e misura, sobrietà e rigore”, si dichiarava contro le “dichiarazioni bellicose e roboanti”, impegnava il proprio governo “a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono”, “essere pazienti anche nel linguaggio” e, con un’insistenza e parole che ne rivelano l’importanza, annunciava: “La lingua del governo sarà una lingua mite”.
Annunciava, insomma, la normalizzazione del M5S e lo spostamento politico al centro, moderati tra i moderati. Non proprio una cosa da niente.
Tanto che, ieri, al premier Conte è rimasto poco altro da fare che balbettare una supercazzola a “Di Martedì”, quando Giovanni Floris gli chiedeva spiegazioni in merito a quella sua auto-definizione di ‘populista’.

Ecco perché sentire Grillo paragonare le ‘sardine’ a “tennisti vestiti di bianco che sfidano una squadra di rugbisti fangosi, volgari, incattiviti”, fa un po’ ridere e un po’ girare le scatole. Ma chiarisce anche che giacca e cravatta non sono più soltanto il travestimento dei grillini per fare bella figura in televisione.
I deputati grillini, col complesso di inferiorità del piccolo borghese arrivista e peraltro privi di identità politica, sono stati assorbiti dal palazzo per sudditanza psicologica e ora fanno gli snob per nascondere le proprie origini.
L’unica fedeltà, ora, è fedeltà acritica al partito, anziché alle proprie idee e alla propria coerenza. Anche quando il partito fa inversione di marcia. A Grillo, ora, urlare non serve più. Glielo hanno fatto capire i suoi stessi deputati, del resto, quando hanno cominciato a guardare con imbarazzo ai suoi show arrabbiati.

E ora i grillini puzzano di reazionarismo esattamente come le sardine, lanciate mediaticamente dal gruppo Gedi, pescate un po’ nell’ambiente dell’estremismo di sinistra e un po’ tra i vecchi nostalgici, con un front-man dalla faccia pulita per fare breccia nei salotti buoni.
“Giovani, puliti, entusiasti, grandiosi ma modesti”, li definisce orgasmicamente Grillo, che profeticamente aggiunge: “Le sardine sono solo un commando dell’ufficio d’igiene per ristabilire la salute pubblica“. Prima di concludere con un auspicio: “Sardine, continuate a disinfettare”.

Parole che rimandano alle epurazioni sovietiche più che ai concetti di libertà e partecipazione. Perché disinfettare, in politica, significa una cosa molto semplice: mettere a tacere, censurare, punire. Ed è, effettivamente, uno dei pochi punti chiari delle sardine.

Emmanuel Raffaele Maraziti

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