Silenzi, minacce, omertà: inizia il processo per lo stupro al centro sociale di Parma

E’ prevista per lunedì 19 dicembre la prossima udienza del processo per stupro di gruppo contro alcuni militanti della Rete antifascista di Parma. Un processo che inizia dopo sei anni di omertà, per una storia venuta fuori per caso, con la denuncia partita d’ufficio quando le forze dell’ordine – interrogando diversi frequentatori della sede del Raf in via Testi, in seguito allo scoppio, il 30 agosto 2013, di una bomba carta vicino la sede di CasaPound – trovano, tra il materiale sequestrato, un cellulare con il video di uno stupro. Protagonista una ragazza di Mantova, appena diciottenne, distesa su un tavolo di legno, i vestiti buttati per terra, visibilmente assente, drogata, violentata (anche con la penetrazione di un fumogeno) e poi lasciata lì, praticamente priva di coscienza, da tre suoi “compagni”, che festeggiavano quel giorno, nella ricorrenza del 12 settembre, la cacciata dei fascisti da Parma nel 1922. Ma Francesco Cavalca (25 anni), Francesco Concari (29 anni) e Valerio Pucci (24 anni), per via di questo episodio, finiscono ai domiciliari soltanto nel 2015, mentre il processo contro di loro, come dicevamo, inizia adesso.

Prima, solamente il silenzio. E i “compagni” che, dopo i fari puntati sul suo racconto, cominciano ad isolare la ragazza, frequentatrice dei centri sociali che, interrogata sulla bomba carta a CasaPound, aveva spiegato di essersi allontanata da quell’ambiente dopo “un brutto episodio”. Per tutti loro, dopo la storia venuta fuori, lei diventa l’infame: c’è un movimento da difendere. E così cominciano le minacce e le intimidazioni, gli inviti al silenzio.

A condannare esplicitamente l’episodio e la “macchina spietata” messa in moto contro la ragazza da parte del movimento solo un post apparso in queste ore sul blog femminista “Abbatto i muri”, firmato da “Guerriere Sailor” e “Romantic Punx”. Purtroppo, però, l‘ideologia a volte spegne completamente il pensiero. Non sono stati tre antifascisti a commettere uno stupro: “Uno stupro è sempre un atto fascista”, spiegano nel comunicato. “Lo stupro, in qualsiasi condizione avvenga, è un atto di dominio di un essere vivente sull’altro, che lo riduce a semplice oggetto per trarne profitto; lo stupro per sua natura è un atto fascista”, ribadisce, in un altro intervento condiviso sulla pagina Facebook dello stesso blog, un gruppo che si definisce “antispecista e antifascista”.

Un vero antifascista non sbaglia e se sbaglia non è antifascista, anzi, se sbaglia è per definizione fascista, perché il fascismo è, a quanto pare, il male stesso: questo l’assurdo ragionamento. Nei tre, dunque, avrebbe agito una sorta impulso maschile e fascista latente, che automaticamente li porrebbe fuori dal movimento. Peccato che, nei fatti, non sia stato così e che, così, il ragionamento si scioglie come neve al sole attraverso le loro stesse ammissioni: “Per sei anni della gente sapeva ma nella migliore delle ipotesi non ha parlato, se non addirittura coprendo, mantenendo, minacciando e intimidendo la ragazza per difendere, giustificare e scagionare i carnefici, atteggiamenti che, peraltro, non sono tutt’ora terminati, né da individualità né da spazi”. Ecco, questo è il punto. Ed è questo che non torna nella superficiale correlazione suggerita e nell’illogico circolo vizioso ideologico che mira a perpetuare.

Emmanuel Raffaele, 17 dic 2016

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