Contrordine compagne: a gambe aperte contro il “manspreading”

Manspreading. Ce ne eravamo – ahinoi! – occupati: l’invasione “machista” dello spazio che il maschio praticherebbe quotidianamente in metro e bus sedendo in maniera scomposta a gambe aperte, non tanto e non solo per maleducazione, quanto per l’attitudine naturale ad imporsi prepotentemente, soprattutto sulla donna ovviamente. Una forma di sessismo inaccettabile secondo le femministe di Madrid – che hanno fatto pressioni sull’amministrazione cittadina per risolvere l’annoso problema – e di tutto il mondo, sempre attente ai piccoli e poco visibili (a volte proprio invisibili, se non agli occhi di poche fanatiche) atti di maschilismo quotidiano nel mondo. Sarebbe cosa buona e giusta – ci avevano spiegato, incuranti delle ovvie “discrepanze strutturali” tra i due sessi che fanno poca uguaglianza sostanziale – imporre agli uomini di sedere a gambe chiuse, con umiltà paritaria. E così, in nome dello stop al dominio maschile dell’universo e, a dispetto di un mondo che le stesse femministe pensavamo volessero senza confini e senza le imposizioni della morale sessuale, ci eravamo ritrovati con un movimento disposto a tutto pur di difendere persino l’inviolabilità del proprio piccolo orticello mobile quotidiano, la sacralità dei confini del posto a sedere sui mezzi pubblici e addirittura i principi della cara vecchia morale cattolica sulla base dei quali non sta per niente bene che gli arti di due sconosciuti di sesso opposto (attendiamo ancora l’analisi sul manspreading omosessuale) vadano a toccarsi. Molestia! Vergogna! Disonore! Il “manspreading” era stato paragonato persino allo stupro.

L’abominio della logica e del buon senso che, a parte le contraddizioni ideologiche su cui abbiamo ironizzato, non prendeva per niente in considerazione l’eventualità che, sulla questione, giocassero un ruolo principalmente fattori legati all’educazione, allo stile ed al rispetto del prossimo che poco hanno a che fare col maschilismo. Ma, non contente della banalità delle nuove frontiere della lotta, le eredi povere di spirito delle ultra-abortiste anni Settanta per cui il feto sarebbe proprietà privata della donna, si sono ora messe al contrattacco e, per questioni di marketing ribelle, hanno deciso che alla maleducazione ed al sessismo del “manspreading” è cosa buona e giusta rispondere con la stessa moneta. E allora, ecco il “legspreading”. Ragazze a gambe aperte per rispondere all’imposizione prepotente del maschio, con l’imposizione prepotente della femmina. All’esibizione fallica dell’uomo, risponde la donna con l’esibizione della vagina significativamente e non solo metaforicamente aperta, a voler rappresentare anche figurativamente un rifiuto dei moralismi che avevano sfiorato il movimento d’opposizione al “manspreading”.

Effettivamente perché puntare alla chiusura delle cosce degli uomini (in tram, bus, treni, aerei… – menspreading e dintorni) se possiamo aprire le nostre? #RiprendiamociGliSpazi e impariamo a diseducarci e a liberarci di una cultura che impone alle donne, fin da bambine, a stare composte, a sedersi da signorinelle, a stare a gambe strette. Partecipa con noi e ogni altro essere vivente sulla terra alla campagna sul #LegSpreading o #WomensSpreading Rivendicativo. Invia la tua foto o immagine rappresentativa a abbattoimuri@gmail.com”. Questo il messaggio postato, con tanto di foto, ieri, da “Abbatto i Muri“, pagina Facebook seguita da circa 160mila persone che fa riferimento all’omonimo blog e pubblica puntualmente con lo pseudonimo di Eretica in un apposito spazio su “Il Fatto Quotidiano”.

“Questa pagina”, è spiegato nella sezione informativa, “e’ uno spazio aperto sul femminismo della terza onda. Questa pagina e’ sex-positive, body-positive, intersezionale. Questa pagina e’ trans / queer / asexual & agender inclusive. Questa pagina e’ contro qualsiasi tipo di discriminazione sessuale, etnica, di religione, di genere, di orientamento sessuale. Questa pagina e’ contro qualsiasi forma di shaming, sovradeterminazione dell’altr@, colonialismo e fascismo. Questa pagina e’ ad altissimo contenuto gggiender. Entrate a vostro rischio e pericolo”. Un insieme di luoghi comuni che in passato, per esempio, hanno portato a dire che “uno stupro è sempre un atto fascista”. Anche quando, come nel caso a cui si faceva riferimento, a compierlo sono attivisti antifascisti all’interno di un centro sociale a Parma. E’ con questo obiettivo che – a dir la verità tra le poche nell’ambito della sinistra – il caso è stato preso a cuore da chi gestisce il blog, che infatti ci è tornato anche nelle ultime ore per ribadire il sostegno alla ragazza violentata.

Oltre a questo drammatico caso ed alle considerazioni che abbiamo visto, sulla pagina vengono raccolte e riproposte decine e decine di narrazioni anonime filo-femministe che mirano a “smascherare” il maschilismo nascosto – secondo loro – praticamente ovunque. Dal resort che promuove una stanza d’albergo attraverso il “piccolo, schifoso, subdolo modo di usare le donne per vendere meglio un prodotto” (una scarpa col tacco ai piedi di un letto) allo sputtanamento di amiche colpevoli di non voler andare in vacanza senza la presenza di un uomo per sentirsi più sicure (inaccettabilmente maschiliste certe donne), dal mettere sotto accusa la società per i complessi personali legati al proprio peso corporeo agli articoli che lamentano il razzismo di un paese dove le calze color carne fanno riferimento ancora soltanto alla carnagione bianca (guarda caso prevalente) ed è difficile trovare alternative, dall’insopportabile stereotipo per cui trovare un compagno/una compagna con cui dividere la vita viene considerato cosa positiva al maschilismo assorbito dalle donne che praticano la depilazione per essere più femminili. Assurdità che fanno ridere il più delle volte ma, incredibilmente, sembrano avere un grosso seguito in rete, laddove la realtà virtuale è più distante da quella concreta e tutto un insieme di nerd femministe complessate ha gioco facile ad inventarsi problemi inutili e puntare tutto su una battaglia tra i sessi insensata e probabilmente fuori tempo, in nome della lotta ad una “cultura dello stupro” che è in realtà lotta a tutto ciò che è semplice affermazione delle differenze e della eterosessualità.

Emmanuel Raffaele, 26 giu 2017

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