Immigrazione e narcotraffico: in Italia esplode il fenomeno delle mafie straniere

Confini aperti, meltin pot e bandiere arcobaleno. L’immagine utopistica e pacifista di un mondo senza Stati e bandiere funziona ormai soltanto nella testa di pochi fanatici. Nella realtà, non c’è solo il pericolo terrorismo connesso al radicamento sul nostro territorio di popolazioni di origine straniera e non ci sono soltanto le ovvie problematiche sociali e identitarie a costringerci ad una riflessione sul nostro futuro come popolo e come Stato. Stando ai dati ed al racconto contenuto nella relazione della Direzione Nazionale Antimafia presentata dal procuratore Franco Roberti, infatti, lo scarso controllo di chi e di cosa entra ed esce dal nostro paese, negli ultimi anni, ha portato anche e soprattutto all’esplodere delle mafie di origine estera.

Per avere un’idea delle cifre, basti pensare che, nell’anno di riferimento che va da inizio luglio 2015 a fine giugno 2016, sono stati denunciati per il reato di associazione mafiosa 1.555 italiani, ma sono ben 570 gli stranieri ai quali è stato contestato lo stesso reato, in una proporzione che restituisce immediatamente un tasso di criminalità incredibilmente più alto tra gli immigrati, non certo dovuto a questioni di superiorità o inferiorità razziale, ma alla natura criminogena e socialmente insostenibile del fenomeno migratorio di massa, soprattutto nel contesto di una clandestinità dilagante che lo caratterizza. Impressionanti, più di tutte, però, le cifre relative al traffico di sostanze stupefacenti: per questo reato, infatti, sono stati denunciati 16.170 italiani e, addirittura, 10.184 stranieri.La droga, in pratica, è il bancomat degli immigrati, spesso strumento delle mafie locali ma, in molti casi, ormai anche partner o padroni del gioco. Tanto che 10.740 sono in totale gli stranieri interessati dal rapporto in questione  (circa 17mila gli italiani) e quasi tutti, come abbiamo visto, per reati legati al traffico di droga.

In cima alla lista delle organizzazioni criminali in ascesa, secondo il rapporto, gli albanesi, non a caso presenti da più tempo sul territorio italiano e, quindi, favoriti da un tempo di radicamento maggiore rispetto ad altri gruppi nazionali, “grazie” ad un’ondata di arrivi che risale ormai ad un paio di decenni fa. Proprio gli albanesi, così, starebbero ora tentando di strappare ai calabresi – che lo stesso rapporto descrive come onnipresenti anche all’interno delle strutture di potere – il controllo del traffico internazionale di cocaina. Quanto a russi e cinesi, i loro interessi sarebbero per lo più connessi al movimento di capitali ed al riciclaggio di proventi illeciti, infiltrando ampi settori dell’economia italiana: “L’allargamento dei confini dell’Unione Europea – spiegano gli investigatori – ed il conseguente abbattimento delle barriere doganali hanno contribuito ad accrescere gli appetiti delle organizzazioni criminali sia straniere che italiane per i traffici illeciti lungo gli snodi dell’Europa orientale”. D’altro canto, sono ancora gli albanesi, grazie al controllo della rotta balcanica, a smerciare in Europa armi ed esplosivi.

E se al nord predomina una “mafia” più incentrata sui reati economici, al sud si impongono le mafie africane, nigeriana soprattutto, anche grazie agli interessi legati al traffico di esseri umani, al controllo dell’immigrazione clandestina ed ai patti stretti con le organizzazioni di casa nostra. Si legge infatti nel rapporto: “In modo particolare in Sicilia, Calabria e Puglia, emerge, oramai da diverso tempo, la presenza di nuclei di strutturati sodalizi transnazionali di matrice africana, dediti alla gestione dell’immigrazione irregolare di imponenti flussi migratori che raggiungono l’Italia via mare, anche attraverso l’ausilio di trafficanti di esseri umani operanti in Libia. Il dato più allarmante registrato con riferimento all’immigrazione clandestina è rappresentato, sicuramente, dal fenomeno dello sfruttamento della prostituzione”.

Tornando, infine, al nord della penisola, troviamo invece la microcriminalità fortemente violenta dei sudamericani: ”La presenza di soggetti provenienti dal Sud America è finalizzata principalmente all’approvvigionamento del narcotico, in particolare cocaina, a prezzi maggiormente competitivi, grazie ai contatti diretti con i fornitori nei Paesi d’origine”. Piccoli ma pericolosi delinquenti oggi, probabili potenti narcotrafficanti domani. Tutto questo è meltin pot.

Emmanuel Raffaele, 27 giu 2017

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