Il Guardian si interroga: “Perché il terrorismo non colpisce l’Italia?”

“Perché l’Italia è stata risparmiata dagli attacchi terroristici degli ultimi anni?”. Se lo è chiesto, ieri, “The Guardian” e qualche risposta il quotidiano inglese se l’è anche data. Una su tutte, però, spicca per le sue implicazioni politiche: “La differenza principale è che l’Italia non ha una popolazione ampia di immigrati di seconda generazione radicalizzata o che potrebbe essere radicalizzata“, ha spiegato Francesca Galli, assistente presso l’Università di Maastricht ed esperta di politiche contro il terrorismo. Una frase che è certamente illuminante sulla rilevanza dell’identità allogena originaria di molti terroristi, che può essere nascosta quanto vogliamo da attestati fittizi di cittadinanza ma non cancella la questione nella sua concretezza.

Il punto è che gli immigrati di seconda generazione, nonostante siano magari nati in Italia, come ha dimostrato la cronaca degli ultimi anni, conservano una identità che, pur appartenendogli solo parzialmente, assolutizzano con molto facilità (il richiamo delle origini e/o l’incapacità della nostra identità di essere altrettanto forte ed attrattiva essendo due elementi ugualmente influenti), ponendoli oggettivamente a rischio rispetto al pericolo radicalizzazione. Questo, in soldoni, il concetto alla base delle dichiarazioni dell’esperta raccolte da “The Guardian”, invero lasciate (non a caso) correre come se niente fosse per lo meno nelle loro conseguenze più politiche. Una questione che, come viene giustamente sottolineato, risponde prima di tutto ad un fatto oggettivo e aritmetico: più sono e peggio è, perché sarà anche più difficile controllarli, spiega la Galli ribadendo un concetto che abbiamo già sottolineato in un articolo nel merito e che evidenziava anch’esso il differente livello di pericolo tra i paesi europei dovuto esattamente a questo fattore: “L’antiterrorismo italiano non ha a che fare con un grosso numero di persone a rischio radicalizzazione come Francia, Belgio e Regno Unito”. Ecco perché quanto sottolineato oggi dal giornale inglese è quanto mai attuale nell’ambito della discussione della legge sullo “ius soli”, in fase di approvazione in Italia anche grazie al sostegno del Nuovo Centrodestra, a dimostrazione che la politica non ha per nulla imparato la lezione, impegnandosi al contrario a svuotare sempre più la cittadinanza e l’identità di significato.

Tra le tante esposte, infatti, proprio questa è la motivazione più vicina alla verità per la quale, finora, in Italia il pericolo è stato avvertito di meno rispetto ad altri paesi europei: una immigrazione “giovane”, non troppo radicata ancora sul territorio, che non gode di una vera e propria rete di protezione, la cui appropriazione completa di grosse porzioni di territorio, come avviene in Francia e Belgio, è in fase avanzata ma non ancora stabile e definitiva. Un vantaggio momentaneo, insomma, a cui – secondo “The Guardian” – starebbe dando una grossa mano un’intelligence attenta e probabilmente avvantaggiata dalle modalità di investigazione acquisite nelle inchieste su mafia e terrorismo: una spiegazione probabilmente vera solo in parte, considerando la collusione con i diversi settori dello Stato che ha sempre caratterizzato indagini di questo tipo. La realtà è, appunto, che nel caso del terrorismo islamico non c’è lo stesso radicamento sul territorio e la stessa continguità. La mafia ha interessi e controllo del territorio; i terroristi dell’Isis, almeno per il momento, no. Non c’è corruzione su questo versante che complichi le indagini e le organizzazioni criminali sono semmai interessate alle inchieste sulla tratta di immigrati, che interessano si la questione ma soltanto indirettamente.

In ogni caso, secondo i dati raccolti dal giornale britannico dal ministero dell’Interno italiano, l’anti terrorismo, tra marzo 2016 e marzo 2017, avrebbe fermato e interrogato ben 160.593 persone. Soltanto presso gli aeroporti sarebbero state interrogate circa 34mila persone, arrestati 550 sospetti terroristi, 38 sarebbero stati condannati ed oltre cinquecento siti su mezzo milione monitorati sarebbero stati oscurati. “L’Italia è solo fortunata?”, si chiede dunque “The Guardian”. “Le strategie anti terrorismo del Paese – nate da anni di lavoro di politiche antimafia e lavoro di intelligente ed il decennio di sanguinosa violenza politica degli anni Settanta – hanno dato un vantaggio al tempo dell’Isis?”. Secondo la Galli, come abbiamo visto, sulla questione giocano anche altri fattori, non di meno una certa esperienza di questo tipo sembra aver influenzato positivamente le capacità investigative italiane. “Ogni volta che Youssef Zaghba [uno degli attentatori del London Bridge, ndr] atterrava a Bologna trovava qualcuno ad aspettarlo“, esordisce “The Guardian”. Sotto stretta sorveglianza in Italia, quando invece arrivava a Londra il ragazzo, classe ’95, non trovava mai nessuno a corrergli dietro e farli domande. “Scotland Yard non lo riteneva un soggetto d’interesse”, spiega il capo della Polizia Franco Gabrielli, nel riferire di aver allertato le autorità britanniche. Figlio di Valeria Collina e di un marocchino che l’ha poi ripudiata quando lei ha rifiutato le sue seconde nozze, Zaghba sembra peraltro confermare la “vulnerabilità” degli immigrati di seconda generazione. Di certo, che sia fortuna o competenza, la situazione non sarà sempre così semplice nel caso di confini sempre più aperti.

Emmanuel Raffaele, 25 giu 2017

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