Dall’arresto per droga a “Suburra”, l’ex ultras Dionisi rivela: “Pannella e Almirante darebbero lezioni a tutti”

Nella serie Netflix “Suburra” sulla ‘Roma criminale’ interpreta il capo del clan degli zingari Manfredi Anacleti; nella vita reale, però, ha ‘interpretato’ un ruolo se possibile ancora più complesso.

Adamo Dionisi, classe 1965, nel 2001 è un nome fra tanti nelle cronache romane, che lo vedono agli arresti per una vicenda di droga. E’ il 19 maggio 2001, infatti, quando la “Gazzetta” titola: “Arrestato per droga capoultrà della Lazio“. Ed è proprio lui, Dionisi, allora 36enne, militante degli “Irriducibili”, ad essere rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia in seguito ad una indagine effettuata dalla Digos che interessava anche gli ambienti ultras della capitale. Nell’inchiesta erano coinvolte almeno una ventina di persone, per reati che andavano dall’associazione a delinquere fino allo spaccio e alla detenzione di armi. Un’operazione conclusasi con una irruzione in un’autorimessa del ministero dei Beni culturali nella quale erano stati trovati 5 chili di cocaina, 30 di hashish e tre pistole (una rubata a un poliziotto).

In carcere, però, Dionisi si dedica all’altra sua passione, la recitazione. E una volta fuori, senza dimenticare il suo passato – si dedica infatti al reinserimento dei detenuti anche attraverso il teatro – sceglie di fare l’attore ed esordisce così in un film su Pasolini del regista americano Abel Ferrara, recentemente uscito con un documentario su “Piazza Vittorio”, il quartiere multietnico di Roma. “Sì, sono una persona diversa anche perché ho il terzo occhio, visto che sono stato nell’inferno carcerario. Per questo adesso dedico parte della mia vita ad aiutare gli ultimi, come nella campagna di sensibilizzazione ‘Belli come il Sole’ per i bambini detenuti”, racconta in una lunga intervista a Radio Colonna.

Quando andavo a rapinare le banche nessuno mi diceva bravo ma ora sì e sono contento“, aggiunge l’attore, che rivela anche come la sua passione non sia certo nata dal nulla: “La prima sceneggiatura l’ho scritta a 20 anni e in carcere ho studiato e mi sono occupato di attività culturali”. Un’altra persona anche se – precisa – “la mia indole ribelle non l’ho mai abbandonata e continuo a coltivarla, seppur in forme diverse”. Parlando del film su Stefano Cucchi, morto dopo l’arresto per droga, commenta senza mezzi termini: “vorrei leggere nei titoli di coda ‘non si ringraziano le Forze dell’Ordine’ visto che l’hanno ammazzato“. Del resto, anche le sue preferenze politiche non sembrano esattamente politicamente corrette: “Tra i politici ammiro i grandi oratori, sarebbe stato bello sedersi a un tavolo insieme a Marco Pannella e a Giorgio Almirante. Personalità che sarebbero in grado di dare lezioni a tutti, visto il livello attuale della politica”.

In ogni caso, una storia che fa piacere raccontare. Una storia di forza incredibile e sorrisi impagabili.

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