Trump vicino all’accordo: armi per 100 miliardi all’Arabia Saudita

Sarà Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, la prima tappa del primo viaggio diplomatico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prima di approdare in Israele, a Gerusalemme, e poi anche in Italia, a Taormina, per il G7. Il prossimo 21 maggio, infatti, l’esponente repubblicano parteciperà ad un vertice nel quale saranno presenti, oltre ai rappresentanti del governo saudita, anche quelli di diversi paesi arabo-islamici: i presidenti di Tunisia, Yemen e Sudan (quest’ultimo ricercato per Crimini di guerra dalla Corte penale internazionale), i re di Marocco e Giordania, il primo ministro iracheno ed altri esponenti di primo piano di Algeria, Niger, Turchia, Pakistan. “Crediamo che rafforzerà la cooperazione tra Stati Uniti e Paesi arabi e islamici nella lotta al terrorismo e all’estremismo”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir. Ma, più che di cooperazione, con ogni probabilità Usa ed Arabia Saudita parleranno di affari, nello specifico di armi, tante armi che potrebbero giungere nel golfo persico grazie al neoeletto Trump.

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Assad: ecco perché non ho usato armi chimiche. Europa non indipendente da politiche Usa

maggioni assadQuando il giornalismo fa quel che deve fare, ovvero offrire informazioni e la versione di tutte le parti in causa su una vicenda, ecco che vengono fuori interviste come quelle di Monica Maggioni al presidente siriano Bashard Al-Assad, la prima dopo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulle armi chimiche.

Diversi i passaggi da sottolineare, uno su tutti quello durante il quale Assad asserisce di avere le prove dell’uso di armi chimiche da parte dei cosiddetti ribelli (come già altre fonti istituzionali avevano riferito) e nega che l’esercito siriano, da parte sua, abbia mai usato armi chimiche, tanto meno lo scorso 21 agosto, come denunciato dagli Usa.

MAI USATO ARMI CHIMICHE – «Logisticamente e realisticamente – ha spiegato molto pragmaticamente – quando si avanza non si usano armi chimiche: l’esercito stava avanzando, perché utilizzarle?!».

«Non sono state utilizzate per due anni e mezzo – ha evidenziato – quando c’erano molte situazioni difficili in diverse aree della Siria e un numero alto di terroristi, più che a damasco, perché non le abbiamo utilizzate?! Perché solo in quel posto?!».

Per poi aggiungere un particolare significativo: «abbiamo invitato in Siria la delegazione responsabile dell’indagine sull’uso delle armi chimiche prima di quell’incidente e il giorno in cui sono arrivate, il secondo giorno, l’esercito siriano avrebbe utilizzato armi chimiche: è plausibile?! Non si può credere a questa storia!». D’altra parte, ha concluso, «nessuna unità dell’esercito siriano dispone di armi chimiche, ci sono delle unità speciali che le gestiscono».

SE ARMATI SONO TERRORISTI, NON RIBELLI – Quanto ai ribelli e ad un possibile dialogo, Assad li ha commentato senza mezzi termini : «se sono armati non sono opposizione, ma terroristi», facendo cenno ad una definizione che sembrerebbe peraltro  sarebbe parsa scontata a tutto l’Occidente scontata in altre circostanze. E che pare confermata, d’altronde, dalle recenti prese di distanza di una gran parte dei gruppi armati rispetto alle forze definite “esterofile” da parte dei gruppi fondamentalisti islamici, decisi ad imporre la sharia in luogo del laicismo che caratterizza la Siria.

FUNZIONARI EUROPEI CREDONO A NOI – Dense di significati sul fronte geopolitico anche le considerazioni relative a Qatar ed Arabia Saudita, definiti “stati satellite” degli Usa, ma anche le riflessioni sull’Italia e sull’Europa: «Se vogliamo discutere del ruolo dell’Italia dovremmo vederlo alla luce del ruolo dell’Europa. L’Italia è indipendente dall’Europa? Se non è così, chi porterà avanti il ruolo dell’Europa? Poi, vogliamo discutere del rapporto tra gli europei e gli americani: l’Europa oggi è indipendente dalle politiche americane? Ho sentito da molti funzionari europei che sono convinti di quello che stiamo dicendo ma non possono dirlo apertamente».

NON SI ABBANDONA LA NAVE DURANTE LA TEMPESTA – Quanto alla richiesta di farsi da parte, ha chiarito: «come presidente devo restare al mio posto perché, quando c’è una tempesta, nessuno abbandona il proprio posto, non si abbandono il proprio posto e non si lascia il paese nel bel mezzo della tempesta. La mia missione è riportare il paese nel porto e non abbandonare la nave ed il popolo siriano».

Nel frattempo, è partita la missione tesa a catalogare l’arsenale chimico siriano, per la quale Assad si è detto pienamente disponibile, facendo notare l’ostacolo costituito dalla presenza dei gruppi armati. Entro fine mese la relazione finale.

Fonte: http://www.rainews24.it/it/video.php?id=36229